Pubblichiamo il comunicato delle “donne in rosso del presidio del 6 luglio” contro femminicidi, stupri e contro la condizione generale delle donne fatta di doppia oppressione, doppio sfruttamento, violenze: “non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente”.Complessivamente circa 70 donne, prevalentemente lavoratrici, precarie, studentesse, disoccupate, sia singole che di collettivi e associazioni, soprattutto di Roma e in rappresentanza di più di 10 città dal nord al sud, hanno realizzato una giornata di lotta combattiva e vivace, fuori dall’usuale, contro femminicidi, stupri e contro la condizione generale delle donne fatta di doppia oppressione, doppio sfruttamento, violenze.

La piazza di Montecitorio, principale presidio, era tutta circondata da striscioni, – “Contro stupri e femminicidi non si può continuare a far finta di niente, non si può continuare a non fare niente”;“Moderno medioevo, doppia oppressione, donne in lotta per la rivoluzione”; “Contro: gli uomini che odiano le donne, i governi che odiano le donne, gli stati che odiano le donne” – cartelli, foto di donne uccise.

La maggior parte delle donne presenti indossavano una pettorina con su scritto “{sciopero delle donne}” e indossavano anche {{un indumento rosso, simbolo della lotta}}.

Sono stati diffusi centinaia di volantini. Il presidio è iniziato con la lettura di decine di nomi di donne uccise dai loro conviventi nei 6 mesi di quest’anno.

I vari interventi che si sono succeduti, insieme agli slogan, hanno denunciato il governo e il parlamento come responsabili del clima reazionario e dell’attacco alla condizione delle donne base degli stupri e dei femminicidi e si sono respinte le ipocrite soluzioni del governo (task-force, aumento delle forze dell’ordine…).

Si sono ricordate Franca Rame e Margherita Hack come esempio di donne coerenti che hanno fatto dell’arte e della scienza un’arma al servizio delle lotte delle donne. Si è cantato Bella ciao.

Il presidio si è arricchito della presenza della {{Menestrella femminista}} che ha suonato e cantato alcuni pezzi su storie di donne molto applauditi e apprezzati.

Sono stati letti i tanti messaggi e adesioni arrivati alla mobilitazione.

È venuta direttamente da Tivoli {{la madre di Rosa}} stuprata all’Aquila a portare la sua vicinanza ma anche la denuncia di come la sentenza del tribunale ha violentato ancora una volta la figlia. Con lei le compagne dell’Mfpr hanno deciso di fare una mobilitazione all’Aquila in occasione dell’udienza di appello presumibilmente a ottobre.

Rompendo il divieto della polizia le donne del presidio si sono trasferite vicino al Ministero di Grazia e Giustizia facendo un corteo improvvisato, comizi volanti informativi, rilanciando slogan e diffondendo volantini.

Al Ministero di Grazia e Giustizia abbiamo denunciato {{le sentenze ultra morbide}} che in questi mesi sono state emesse verso gli stupratori e in particolare è stato denunciato il caso di Marinella di Montalto di Castro e attraverso una lettera consegnata al ministero è stato chiesto che venga annullata la sentenza (la cosiddetta messa in prova per gli stupratori).

Le donne si sono quindi spostate al Ministero degli Interni e nel percorso, fatto anche in autobus, si è continuato anche lì a manifestare con slogan, denuncia, volantinaggio coinvolgendo i passeggeri che salivano e scendevano.

La mobilitazione si è conclusa al Ministero degli interni dove la piazza è stata ricoperta di striscioni e pannelli. È stata consegnata al Ministero una lettera che chiede la revoca della nomina di Isabella Rauti.

Il presidio delle donne in rosso ha affermato il carattere di questa mobilitazione e si è dato degli i{{mpegni}}:
_ questa mobilitazione indipendente, autorganizzata, delle donne, non solo non delega, ma è contro governo, stato, istituzioni che non sono la soluzione ma il problema. È una mobilitazione che si rivolge alla maggioranza delle donne, in particolare le donne più sfruttate e oppresse, e che ha raccolto testimonianze dirette da donne che si sono soffermate ai presidi;
_ si pone degli obbiettivi che sono obbiettivi di lotta e non semplici rivendicazioni;
rappresenta il terreno della continuità quotidiana delle lotte e dell’azione diretta in ogni territorio.

Su questo si è fatto l’esempio e si è data l’indicazione di imporre la presenza delle donne ai processi.

Ci si è dati {{appuntamento in autunno per tornare a Roma per una grande manifestazione di donne }} e l’obbiettivo di uno sciopero delle donne che partendo dalle uccisioni e stupri guardi a tutte le condizioni di vita delle donne.

Si è cominciato a costruire{{ una rete tra le varie città}}, organismi di donne, donne singole perché siano una base di una piattaforma di lotta su cui si costruiscano strutture stabili sul territorio coordinate in rete tra di loro.

Al termine dei presidi una delegazione delle compagne dell’Mfpr è andata a porre degli striscioni all’ambasciata indiana e a quella turca. In quest’ultima c’è stato un vivace scontro con 2 soldati dell’esercito e due carabinieri che volevano impedire di mettere lo striscione e di fotografarli, ma i loro miseri tentativi sono stati duramente respinti dalle compagne che hanno portato a termine l’iniziativa.

Una lunga giornata che ha confermato positivamente, in un clima di calore e voglia di continuare a fare di più, la scintilla che deve illuminare sempre più una realtà che non deve essere più in ombra.

{{Le donne in rosso del presidio del 6 luglio – Roma}}

{immagine da proletaricomunisti.blogspot.it}