Il 12 settembre è entrata in vigore in Marocco la legge n.103-13 che affronta il tema del contrasto alle violenze contro le donne. La legge è stata approvata già a febbraio scorso dalla Camera dei deputati ed ha avuto un lungo travaglio nel Paese, non ancora concluso. In particolare à stata criticata da molte associazioni laiche e femministe, tra cui l’Associazione Democratica delle Donne ADFM, che la giudicano “conservatrice e di facciata”.

Le critiche principali riguardano l’assenza di misure di protezione concrete e tempestive per le vittime e il mancato riconoscimento del reato di violenza coniugale, che resta impunito. Da parte sua la Ministra della Famiglia, Eguaglianza e Sviluppo Sociale Bassima Hakkaoui difende la legge e la indica come uno dei più importanti interventi legislativi in materia di eguaglianza tra i sessi, “si aumentano le pene per le violenze sessuali e si introducono il carcere e forti ammende per i molestatori sessuali di strada, per messaggi telefonici, sulla rete e per l’uso di foto”.

Nel Paese è in corso una campagna di informazione sulla legge da parte delle associazioni delle donne, con video, incontri e stampa dedicata, nei quartieri delle città e in alcuni villaggi. Oumaima Requas, una giovane vittima di stupro che ha denunciato qualche settimana fa i suoi tre aggressori potrebbe essere la prima a ‘beneficiare’ delle norme della nuova legge, le aspettative sono alte, sarà un banco di prova essenziale. Inoltre, il 10 ottobre si è aperto il processo contro dodici stupratori di una diciassettenne vittima di torture e abusi durati due mesi in un villaggio dell’interno. Anche qui la nuova legge (e il sistema giudiziario) dovranno dimostrare prima di tutto alle donne (e alle loro lotte di questi anni) di essere all’altezza delle aspettative.

MEDITERRANEA a cura carlapecis@tiscali.it