La difficoltà della politica di comprendere e ammettere il femminicidio. Resoconto del consiglio comunale aperto che si è tenuto a Marsciano sull’“omicidio” di CompignanoLa convocazione del consiglio comunale aperto da parte
dell’amministrazione locale denota senza dubbio coraggio e volontà
politica nella promozione di occasioni di dibattito e confronto sulla
questione delle violenza contro le donne.
Tuttavia si contano sulle dita di una mano gli interventi che hanno
centrato l’ordine del giorno.

Il {{rappresentante dell’Udc}}, che in presenza dell’On. B. Valentini ha
parlato a nome della Cdl, ha strumentalmente rimosso il problema di genere
centrando il proprio {{contributo alla discussione sull’asse
legalità-sicurezza-immigrazione}}.

Niente di meglio è stato prodotto dalla riflessione di pezzi della
maggioranza: basti citare gli interventi del {{Presidente del gruppo
comunale della Margherita e dell’Assessora regionale alle Pari Opportunità}}
(Margherita) che, riconducendo la questione ad una {{dimensione privata}},
rappresentano la riprova di ciò che costituisce un problema fortemente
radicato nella nostra società, ovvero la difficoltà di concepire e
ammettere il femminicidio come termine politico che si riferisce ad una
pratica sociale in cui la donna viene annientata in quanto donna, o solo
perché non è la donna che l’uomo o la società vorrebbero che fosse.

Escono dal coro gli interventi di {{Federico Santi}} (giovane capogruppo Prc
in consiglio comunale) e di {{Daniela Massarelli}}, Assessora della Provincia
di Terni (Ds) che hanno sostenuto come le ipotesi di responsabilità del
femminicidio di Barbara Cicioni riconfermano, a dispetto di come i media
almeno all’inizio hanno affrontato l’accaduto, che {{la violenza di genere è
un fenomeno che non ha prevalentemente per sfondo il migrante}}, il pericolo
che viene dalla strada, ma {{la famiglia di stampo patriarcale che si rivela
essere il luogo più pericoloso per l’integrità psicofisica della donna}}.

Il dato più allarmante è che {{solo questi due interventi hanno denunciato
la gravità dell’esame del dna del feto}} che Barbara portava in grembo che
per la magistratura dovrebbe servire, si suppone, a provare il movente
della gelosia per il marito della donna, accusato di averla assassinata.
Un esame del dna che è indegno culturalmente e che va fermato anche
perché potrebbe costituire un attenuante ai fini processuali, ristabilendo
il principio del delitto d’onore, abolito peraltro nel nostro paese con
estremo ritardo rispetto a tutto il mondo civile.

Pragmatico l’intervento di {{Tiziana Ciabucchi}} (Cgil) che ha riportato il
contenuto di un {{documento elaborato dal forum donne Prc di Perugia}}, che è
stato accolto e {{sottoscritto dalla rete umbra delle donne dell’Unione e di
Cgil, Cisl e Uil}}, in cui si chiede alla Regione dell’Umbria di assumere
come priorità politica la lotta contro la violenza sulle donne, dotandosi
di una strumento legislativo in grado di affrontare il fenomeno della
violenza in modo olistico, attraverso una {{legge regionale in grado di
incidere su diversi versanti}}:
– intensificando il collegamento tra scuola,
servizi territoriali, centri d’ascolto e consultori al fine di rafforzare
i percorsi di educazione alla differenza di genere;
– concertando
maggiormente con gli organismi che tutelano l’ordine pubblico le strategie
di accoglienza della denuncia della violenza subita per rendere meno
traumatico il percorso che la donna si trova ad affrontare anche qualora
intenda denunciare il responsabile, anche se familiare;
– aggiornando la
formazione in una prospettiva di genere di tutti quegli attori sociali che
hanno a che fare con le donne che hanno subito violenza.

Un altro punto che, un’auspicabile disegno di legge dovrebbe prevedere, è
la questione – contestuale tra l’altro alla discussione in merito alla
legge di Riforma del Centro Pari Opportunità regionale – dell’{{adeguamento
dei finanziamenti alle realtà che si fanno carico del tema della violenza}}
sulle donne, rendendoli compatibili con le tante richieste di accoglienza
e consulenza.

In conclusione la Presidente della Giunta regionale, ricordando la
necessità di vigilare sui diritti perché non sono mai conquistati una
volta per tutte, ha ribadito la necessità di un adeguamento legislativo
che renda davvero possibile la costruzione di una rete organizzativa
locale che affronti il problema in modo integrato.
Certo è che la {{Rete delle Donne Umbre}} vigilerà sullo stato del diritto
all’autodeterminazione delle donne nella nostra regione.