primavera1Le notizie luttuose che narrano il terrore, nei giorni delle festività pasquali, cadono anche nell’anniversario del quarantennio di lotte delle contadine del movimento Chipko (parola che in Hindi significa “Aggrapparsi agli alberi, abbrabbracciarli) iniziate negli anni Settanta e che vogliamo ricordare perchè pensare alla vita del pianeta e alla sua conservazione per le generazioni viventi e quelle future non può che aiutare in un momento in cui ogni giorno ci si stringe attorno a famiglie vicine e lontane colpite dal desiderio di morte di chi si autorappresenta in un deserto, cioè nell’immagine univoca di se stessi/e.

Le donne dell’Himalaya centrale, contadine illetterate che come ha detto Vandana Shiva si sono dimostrate più avanzate della scienza ufficiale nel riconoscere interagenti tutte le forme di vita esistenti, sull’esempio di Amrita Devi, leggendaria eroina della favolistica himalayana, uccisa dai taglialegna del locale Maharajah per aver difeso la foresta, si raggrupparono anch’esse intorno agli alberi minacciati d’abbattimento per favorire il commercio del legname e il loro generoso tentativo diventò un’azione corale, primo passo di spettacolari forme di protesta che colsero l’obiettivo, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla necessità di preservare una fonte primaria di sopravvivenza del territorio e degli esseri viventi che lo abitano.

A marzo 1973, quelle donne impedirono la morte di 3000 alberi per una fabbrica di articoli sportivi in una zona già pesantemente deforestata e il segnale fu dato da una vedova cinquantenne immediatamente seguita da ventisette altre nella corsa verso “la casa materna” come chiamavano la foresta. Resistettero, abbracciate ai tronchi, simbiotica immagine di una vita complessa e omnicomprensiva e vinsero la prima di tante altre occasioni in cui il coraggio e la denuncia e la protesta pacifica ma determinata portò le donne al successo. Molti altri alberi sono stati cinti da braccia e da nastri che per gli Hindu simbolizzano relazioni inscinibili, parentali e molto territorio è stato salvato da inondazioni, frane, distruzioni. L’ascia che colpiva i tronchi necessari alla vita quotidiana non era paragonabile alla lama per il commercio del legname e il simbolismo incarnato dalle donne Chipko rimane una delle più forti di un sentire ambientalista che trova dal 1970 nell’Earth Day (Giornata della Terra), stabilita dalla Nazioni Unite nel giorno dell’equinozio di primavera, 22 aprile, la sua manifestazione globale che coinvolge circa 200 paesi nel mondo come momento informativo, educativo e partecipativo.

L’idea, nata nei primi anni Sessanta e con uno slancio definitivo dopo il disastro ambientale prodotto dalla fuoriuscita dal pozzo di petrolio della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California (1969), la Giornata della Terra cade oggi, in Italia, pochi giorni dopo il Referendum brevemente definito “delle Trivelle” (17 aprile) che ha una copertura mediatica al momento alquanto insufficiente ma il cui esito è nelle mani di chi, con facile metafora, “abbraccerà la Terra” a favore di fonti rinnovabili, per un responsabile consumo sostenibile, lo sviluppo di una green economy e la formazione delle presenti e nuove generazioni sul rispetto delle tematiche ambientali.

Satyagraha, una delle parole chiave della nonviolenza che è concetto all’oggi tra i più rivoluzionari, significa “attenersi fermamente alla verità” e non a caso l’’8 marzo 2005, nella Giornata internazionale delle donne, l’Ufficio brevetti europeo da disconosciuto quello “biopiratato”; anch’essa notizia importantissima molto poco circolata nell’ultimo decennio.

Le donne, come disse Vandana Shiva, “stanno guidando il cambio di paradigma per allineare l’economia all’ecologia. Dopo tutto, entrambe hanno la loro radice nella parola oikosla nostra casa e sono esperte di economia di sussistenza, sono esperte in scienza ecologica tramite la loro partecipazione quotidiana ai processi che forniscono sussistenza (…) creano lavoro invisibile basato sulla co-creazione e la co-produzione.

Maria G. Di Rienzo, femminista e giornalista, ne tradusse uno degli articoli più importanti, Women Ecowarriors (www.lunanuvola.wordpress.com) eD oggi, dalla newletter della rete di cooperazione educativa “Facciamo Comune” chiede, un’altra mobilitazione generale, visibile, non violenta, nelle strade del mondo, in cui l’abbraccio delle donne “sia la risposta al muro d’odio (…) a ogni vittima perché ovunque, chiunque l’abbia strappata alla vita l’ha strappata anche al nostro cuore e non lo accettiamo.” (newsletter@comuneinfo.net)