Avevo conosciuto Cindy Sheehan con internet, era arrivato il suo
messaggio di dolore e di rabbia con la velocità della rete. Ne ero stata
trafitta come tante nel mondo. Anch’io sono contro la guerra,
totalmente. Anch’io sono madre. C’era una differenza, lei il figlio lo
aveva perso. La sua protesta e la sua lotta avevano una marcia in più e
quel di più, che aveva significato l’infinita perdita, lo ammetto mi
era parso un magico antidoto per sedare quella paura atavica della
perdita, della morte.
_ Per motivi diversi ma sempre dolorosamente uguali nella sottrazione, dal
2001, da Genova dove ho camminato per tre giorni, iniziai quella ricerca
negli altri e in me di lotta all’omertà, alla menzogna accomodante e
senza sosta, ho fatto scelte piccole e grandi di vita, mi sono data e ho
preso, conoscenza e memoria, speranza e riflessione, energia ed amarezza.
Conobbi nel 2002 a Genova, un anno dopo, a piazza Alimonda la madre di
Carlo Giuliani, conobbi nel luglio 2006 la madre di Federico Aldrovandi
sempre lì a Genova.

Cindy era in mezzo dal 2004, quando perse il figlio Casey, così
lontana e così vicina. Sapevo come tutti delle sue lotte estenuanti, della
sua capacità e della sua ostinazione, lei, antipolitica per eccellenza,
chiara come nessuna, toccante senza nessuna sbavatura.
_ In queste manciate di anni, stasera mi si affolla la mente delle migliaia
di donne senza nome che hanno perso la vita, il loro compagno, i figli, le
persone più care. Mi si affolla la mente dei ricordi di quelle che ho
avuto la fortuna di incontrare, che avevano un volto reale, madri della
pace, donne curde, palestinesi, afgane, africane, turche, argentine,
filippine, indiane, americane, cubane, venezuelane, israeliane,
francesi, inglesi, spagnole, greche, tedesche, italiane e ancora
ancora…

Non ho viaggiato per il mondo, sono stata a Parigi e ad Atene per due
Social Forum, sono stata a Bruxelles una volta, per manifestare contro la
Bolkestein, sono stata in Italia, nel mio paese, ho ascoltato le voci che
mi arrivavano per la strada, al mercato, al lavoro, nella vita, ho letto i
giornali, ho letto la posta in rete, ho guardato le immagini che oggi
neanche arrivano più delle guerre quotidiane.
_ Le emozioni di queste donne sono state come le mareee, alte-basse, flussi
e riflussi, fragori di violenze e di sorrisi, silenzi sommessi di calme
piatte
e rantoli di risacca, forza inaudita delle tempeste, carezze di onde che
arrivano stanche, ma arrivavano, sempre.
_ Oggi è arrivata tradotta anche la lettera di addio di Cindy. Se ne va.
Esce
fuori dal sistema, come lei lo definisce. Si è usata, è stata usata, da
tutte e da tutti.

Sembra rimanere tra le righe dei comunicati e delle notizie, solo la sua
pazzia, quella folle lucida forza che l’ha spinta alla sfida dei signori
della guerra. Ha scoperto di avere tanti amici e tanti nemici, ha scoperto
le carte, il trucco di chi pensa possa contenere e mercificare il dolore
di
una donna.

Ho saputo della sua decisione da un messaggio di un uomo, che trova nella
sua lettera tante questioni comuni all’Italia, sono ore che aspetto un
comunicato femminile, femminista, per ora non c’è. Ci sarà magari nella
notte, domani, nei prossimi giorni. Per ora ci sono io, che come una
scema, continuo a scrivere e chiedo come far giungere a lei, a Cindy
tutta la gratitudine per quello che ha insegnato, per quello che ci ha
fatto sognare, per quello che ha reso possibile.

Cindy ha messo a nudo tutta la
corruzione e la devastazione del sistema globale, del paese mondo dove i
nemici sono anche amici, dove si gioca a Mercante in fiera con la pace e
la guerra, Cindy ha corso come un uragano, capace di correre e sparire.
Ma Cindy, passando, non ha fatto del male a nessuno, è solo stanca e
passa il testimone.
_ Grazie per averci fatto partecipi della tua vita e di non aver avuto
paura.
_ Ti definiranno una pazza, lo sei, sei malata d’amore, come solo una
donna sà esserlo.