Sabato 27 ottobre 2007 si è svolta la seconda giornata del convegno “Intergenerazionalmente”, che ha ospitato una tavola rotonda sulla sessualità in cui femministe di generazioni diverse sono intervenute prendendo spunto da una serie di domande poste dalle organizzatrici. Quella che segue è una sintesi dell’intervento di RHO che ha cercato di rispondere alle domande declinando sia al maschile che al femminile perché convinta della necessità di includere nei ragionamenti tutte le identità di genere (donna, uomo, donne trans, uomini trans, transgender, genderqueer e intersex), presupponendo che il sessismo nelle sue varie forme non risparmia nessun*. Per questo stesso motivo il termine “le donne” sarà spesso virgolettato, in attesa di definizioni più precise.

(m.a.) {{Cosa significa essere veramente libere sessualmente?}}

Si parla di sessualità e ci si chiede se esiste una “libera sessualità”….
Ho però la sensazione che la sessualità a cui si fa riferimento (anche nelle domande) sia una sessualità “relazionale” se non addirittura “sentimentale”, mentre secondo me quella relazionale o “romantica” non è l’unica sessualità possibile.

Mi sembra anche che nelle domande successive si faccia in buona misura riferimento ad una sessualità “etero”, seppure non viene nominata esplicitamente, nonostante le donne possono essere notoriamente anche omosessuali (e persino lesbiche a volte) o “variamente-sessuali”.

Occorre tenere in considerazione a quali soggetti ci si riferisce, perchè chiedere: «Cosa significa essere veramente libere sessualmente?» a donne diverse, sposterà la discussione in modo significativo.

Parlare di sessualità in astratto per me è difficile e non mi interessa molto.

La prima domanda che mi viene pensando a questa “libera sessualità” è la seguente: {{«sessualità libera» da che cosa}}?.

Dai condizionamenti culturali sessisti e patriarcali? Dall’”etero-normatività”? Da una sorta di Orwelliana “psico-polizia” interioriore?Dallo “sguardo” dell’altr*? (Da una sorveglianza sociale panottica?) Da certi tipi di immaginario? E quali ? Quello “romantico” o quello “zozzo”?
O, ancora, la sessualità deve essere libera dall’ imperativo dell’orgasmo?
O, le “donne” in particolare, devono essere liber* di pretendere un orgasmo? E come devono averlo questo orgasmo per essere “davvero libere”? Clitorideo, vaginale o di altro tipo?! Da che cosa ci si sente oppress* e/o limitat* (nei desideri, nella curiosità, negli appetiti?) Da cosa le donne? Da cosa gli uomini? E da cosa tutt* gli/le altr*? Bloccat* dove, in che modo?

Non possiamo interrogarci sulla sessualità senza prendere in considerazione le varie dimensioni della sessualità.

{{Sessualità libera dall’ immaginario, generalmente.}}

Parlo per me: non sono avuls* al contesto culturale in cui sono cresciut*. Ho subito e subisco le influenze dell’ambiente familiare e sociale in cui vivo ed ho vissuto, quindi il mio immaginario in campo sessuale è fortemente formato da queste esperienze e dai luoghi comuni.

Che fare? Cancellare tutto e ripartire ‘vergine’ è impossibile: è parte di me. Se qualcosa ha attecchito è perchè risponde a un desiderio, un bisogno, a una qualche pulsione inconscia, quindi l’alternativa alla rimozione o alla scissione, è prendere atto del mio immaginario ed esplorarlo, guardarci dentro, sperimentare variamente.

Mi piace assumermi la responsabilità del mio piacere, del ruolo giocato, delle mie attrazioni, dei bisogni e dei desideri. Cercare di capire da dove vengono le fantasie, che funzione hanno, su cosa fanno leva e come si muovono. Mi piace entrare nei dettagli. Mi piace confrontarmi con le/gli altr* su questo, scambiare esperienze, esplorare possibilità. Mi piace poter parlare orgogliosamente del mio vissuto sessuale, anche delle contraddizioni, delle stonature, degli intoppi…

{{Sessualità libera dalla “mistica della sessualità”}}

Una questione che mi fa riflettere è quella che io chiamo la “mistica della sessualità”, cioè l’assunto (quasi mito-poetico) per cui il sesso è “sacro”. E’ qualcosa di “superiore”, è uno scambio talmente profondo che si può condividere esclusivamente con l’amato/a. Quindi l’altra faccia della medaglia (nota a chiunque) è che il sesso fuori dal suddetto “scambio profondo” è “zozzo” o nel migliore dei casi, lascia un po’ il tempo che trova, non ha “valore”, non è importante.
Insomma il sesso che “conta” rimane quello “sentimentale”, il resto è omesso. Anche in ambienti più che laici. I rapporti occasionali, il “sesso senza amore” è sempre a “malincuore”, sembra. Per quanto talvolta si dichiari, a pochi intim*, che quest’ultimo sia molto più divertente…

{{Questa idea di una sacralità del sesso, così come è impostata ed a dispetto di tante altre parti dell’esperienza umana, è una truffa che ci si ritorce contro.}}

Il sesso può essere “sacro” (e bisognerebbe intendersi sul termine), ma anche no. A questo proposito cito spesso e volentieri il lavoro di {{Michi Staderini}} , “Pornografie. Movimento femminista e immaginario sessuale” ( Roma, Il manifesto, 1998) in cui viene suggerito di {{leggere il romanticismo come una forma di pornografia}} -qui uso il termine “pornografia” nel senso di uno strumento funzionale all’eccitazione fisica- quindi una “pornografia” {{pensata per “le donne”}} (la Staderini prendeva ad esempio le varie collezioni dei diffusissimi romanzi “Harmony”). Insomma la solita storia: il rapporto, i sentimenti, legittimano il sesso. Sia chiaro: non ho niente contro i rapporti o i sentimenti (io sono ferocemente romantic* in alcuni casi e mi piace esserlo e non solo nei rapporti “d’amore”), quello che ritengo un problema da affrontare è la necessità del sentimento romantico.
E quindi, mi chiedo, che valore diamo alla sessualità.
Il sesso non ha un valore intrinseco, ha il valore che gli assegnamo, ed a me piace essere responsabile e liber* di assegnargli il valore che voglio, che sento e che scelgo di volta in volta.

{{Sessualità libera dal genere?}}

Chiedere poi «Cosa significa essere veramente libere sessualmente» in quanto “donne” mi pone un altro problema. A me personalmente, la definizione “donna” non appartiene . Molto più mi sento femminista.
E non è una questione di lana caprina, questa. Sul costrutto “donna” si è detto e scritto molto, ci tengo a sottolineare che non è una questione teorica. Si parla di un vissuto corporeo ed identitario, che ha i suoi effetti nella vita (anche sessuale) delle persone (donne biologiche, trans FtM e MtF, genderqueer e intersex).

Quindi, le “donne” hanno in comune cosa, rispetto al sesso, alla sessualità? L’educazione? Le reazioni psico-fisiche? Il rischio e/o la possibilità di una gravidanza per molte, ma non per tutte?

{{Ho dei dubbi su cosa e quanto si abbia in comune in quanto donne se non l’oppressione sessista e patriarcale.}}

•La parola {{“donna”}} a me non dice molto, fatta eccezione per alcune caratteristiche fisiche che, tra l’altro possono essere molto diversificate tra loro (e con le quali non mi identifico a meno che non mi si dica che per donna s’intende chi è dotata di una vagina alla nascita…). Potrebbe essere interessante discutere un volontario e politico ”costituirsi donna”….

•La definizione {{“condizione delle donne”}} (anche se non mi piace) già mi dice di più, ma descrive le “donne” dall’esterno, in funzione di una situazione (di una parte di situazione: è stato detto, tanto per rimanere in categorie generali, come le differenze di classe , di razza, di etnia , di orientamento sessuale etc…abbiano una sostanziale rilevanza ) e, quindi, la “condizione delle donne”, non qualifica i soggetti (le soggette!).

•La parola {{“lesbica”}} descrive di più i soggetti, ma anche qui dipende di che lesbiche si parla. Come è noto, definirsi lesbica in un ottica politica è qualcosa di diverso dal viversi nel privato un “orientamento (o una preferenza) sessuale”.

•La definizione {{Trans}} (Transessuale o Transgender, FtM o MtF) racconta uno spostamento, un percorso, un attraversare. In alcuni casi descrive una percezione corporea, un senso di appartenenza al “genere di elezione” talmente forte che spinge ad intraprendere un iter medico-legale molto pesante (senza parlare degli altri aspetti), in altri casi, invece, (come nel mio “transgender-queer”) descrive un rifiuto (sentito e non solo teorico) della dicotomia di genere (per farla breve).

Nella {{Indagine sulla “sessualità femminile” del collettivo femminista “8000 fibre”}} (che ora si è sciolto), abbiamo scelto di includere nelle interviste sia le donne “genetiche” che non.
Quindi oltre alle donne (lesbiche, etero o altro), anche i trans FtM (in base al vissuto di un corpo femminile, con tutte le problematiche che l’identità di genere può comportare in questo senso), e le trans MtF (in base al “genere di elezione).

Mi chiedo ancora: {{In che modo interviene, nella sessualità, l’identificazione con un genere piuttosto che un altro?}}
Cosa comporta –sessualmente- definirsi donna? Sentirsi donna? (quale che sia il proprio corpo).
– il percepirsi “uomo” in un corpo di donna?
– il non identificarsi affatto in nessuno dei due?
Come la sessualità è permeata dall’identità di genere?

Per dare concretezza a questi discorsi, a queste domande, ho chiesto ad un ragazzo FtM (che ha 27 anni) se potevo richiamare un suo post da una ML:

Data: 07/10/2007 12.36.45
Oggetto: SOS!!!

{Non è facile parlare di certe cose, soprattutto per un tipo introverso come me…
Vorrei fare l’amore per la prima volta con la mia ragazza, ma siamo tutti e due alla nostra prima esperienza,lei è terrorizzata dall’idea ed io imbarazzato perché in concreto non so cosa fare.
È da sette anni che stiamo insieme ma per imbarazzo e a causa dei miei blocchi non ci siamo spinti oltre. Da qualche mese, grazie anche alla psicoterapia che sto facendo, siamo riusciti ad uscire allo scoperto e a parlarci ma ancora la troppa vergogna e soprattutto il non sapere
cosa fare ci bloccano…
La sola idea di dovermi “rapportare” con lei con questo corpo ancora femminile mi sconvolge il cervello. Come faccio ad amarla fisicamente pur avendo ancora questo corpo ma sentendo dentro le emozioni ed i desideri di un uomo? Neanche ad occhi chiusi riesco ad immaginare il
rapporto con lei perchè non accetto di essere così e questo mi crea rabbia. Come avete fatto voi? C’è qualcuno che ha vissuto qualcosa di simile e magari è riuscito a superare tutto? Ci affidiamo ai vostri consigli e al vostro aiuto. Grazie!}

{{Le sessualità}}

Quindi di quale sessualità si parla?
Quale immagine abbiamo in mente parlando di sessualità?
Sarebbe interessante sapere perché abbiamo quell’ immagine della sessualità (quale che sia).

Ho già detto che la sessualità si esprime in molte dimensioni , di cui quella relazionale è una. Io mi interrogherei sulla sessualità nelle varie dimensioni, a partire dal rapporto con il proprio corpo.

• Sono “liberi” i nostri corpi? In che termini?

• Conosciamo i nostri corpi e i nostri genitali ?

• Ci stiamo bene nel nostro corpo? Quanto ci appartiene?

• Quanto lo percepiamo nella vita di tutti i giorni?

• Quanto e come siamo dentro ai nostri corpi?

• Quanto tempo abbiamo da dedicare ai nostri corpi desideranti?
(a volte si rischia di fare sesso nello stesso modo in cui si butta giù il caffè-latte quando si è in ritardo!)

• La sessualità si esprime in modo Digitale o Analogico?

• Come viviamo l’autoerotismo?

• Che rapporto abbiamo con i nostri genitali e con ciò che il corpo ci offre come “zone erogene” (vista, tatto,udito olfatto, gusto, voce e parole compresi)?

• Sappiamo individuare le energie che ci attraversano, le pulsioni?

• Cosa ci “erotizza”?

• Quali fantasie sessuali abbiamo? Da dove nascono ? A quali bisogni rispondono e a quali desideri? Girano intorno a “temi” ricorrenti?

• E…certo… quanto i nostri corpi sono presenti nelle relazioni che abbiamo, qualsiasi esse siano?

La tensione erotica può trovarsi in molti tipi di relazioni, in varie attività, nella percezione psico-fisica della persona.
Si può esprimere sessualità anche non facendo “sesso” ed ovviamente il sesso non è riducibile alla partecipazione dei genitali.

{{In una vita che ci espropria dei nostri corpi e del nostro tempo, la sessualità può rappresentare una necessaria scorciatoia, un’euristico e “palliativo” contatto con se stess* che altrimenti non si vivrebbe. Ha un peso, questo, nelle nostre modalità sessuali?}}

{{Potere}}

Per quanto mi riguarda, la parola “potere” in ambito sessuale ha un’accezione positiva, sia in termini relazionali che non.
Considero e vivo la mia sessualità come un’energia, come una forza a cui attingere in vario modo e che mi attraversa, è qualcosa che mi determina. Il potere del sesso, dell’erotismo, della sessualità è il potere dell’essere in contatto con noi stess*, sta insieme alla passione, all’autenticità, alla comunicazione, all’ affetto, allo scambio, alla creatività, all’empatia, all’intensità, alle emozioni (belle e brutte, avvolgenti e/o dirompenti), alla leggerezza, all’assunzione di responsabilità, al rivendicare la possibilità essere orgogliosamente “un ammasso di carne pulsante” e fuori controllo, perché no?!

L’ erotismo pervade molte delle cose che faccio con piacere e con passione.

Attraverso una dimensione sessuale/erotica posso esprimere me stess* in modo positivo e posso condividere questa dimensione con altri e altre.

{{L’autodeterminazione}}

{{Insomma qualcosa mi dice che una “sessualità libera” in assoluto non esiste, che la “sessualità libera” è un pò una “fantasia”.}}
D’altra parte posso azzardare che, forse, la sessualità è tanto più liberamente esperita quanto più si ha familiarità con le varie dimensioni che la animano. Quanto più si esplicitano e si da agibilità (in solitaria o no) alle proprie fantasie, ai desideri, alle curiosità, alle paure, ai bisogni, all’ironia, agli imbarazzi, alle contraddizioni, alle ambivalenze, alla rabbia, alla malinconia, etc… Quanto più si vive il proprio corpo (lo si sente). Quanto più, nello scambio erotico, i soggetti sanno dove sono, che stanno facendo e sono in ascolto reciprocamente. Quanto più si sa «a che gioco si gioca», compresi quello della seduzione o del potere. Quanto più non ci si nasconde (a se stess* ed eventualmente ☺ad altr*).

{{Amare le vagine}}

Di una cosa in tutto questo, però sono sicur*: anche se non ritengo la sessualità una questione esclusivamente genitale, so che le vagine rimangono al buio. Schiettamente questo (più che sospetto) pudore vaginale non lo sopporto e sono convint* sia pericoloso.

{ndr: al termine dell’intervento Rho ha letto alcuni passi del testo teatrale di Eve Ensler, I monologhi della vagina, Marco Tropea editore, 2000}