Anita Pasquali

Mentre nella biblioteca della Camera veniva ricordata Giglia Tedesco, ci lasciava per sempre anche Anita Pasquali un’altra protagonista del movimento delle donne.

Domani sabato 18 novemmbre 2017 alle ore 12 daremo l’ultimo saluto ad Anita pasquali nella biblioteca dell’Udi Nazionale in via della Penitenza 37 a Roma, nell’edificio della casa Internazionale delle donne.

Undicesimo congresso UDI – 20-23 maggio 1982

Ho conosciuto Anita quando era nella segreteria nazionale dell’Udi  prima di quell’11° congresso che azzerò la verticalità di questa storica organizzazione sotto la spinta del dibattito che si era aperto nei movimenti femministi. Nel 1980 l’Udi come tutti i collettivi femministi erano impegnati per garantire che il referendum sulla legge 194 non portasse alla sua abrogazione. Fu una grande vittoria  e l’apice di un dibattito sulla soggettività politica delle donne che volevano darsi strumenti diversi da quelli che avevano caratterizzato una storia politica patrilineare.

Ciò che ho sempre apprezzato in Anita era la sua capacità di essere sia una donna delle istituzioni (era stata eletta prima al comune di Roma poi in Provincia) ma anche di essere capace di protagonismo nel movimento femminista.

Non ha mai rifiutato il confronto, a volte anche scontrandosi se non riteneva corrette le argomentazioni di chi le stava di fronte. Non si è mai sottratta, ha sempre riconosciuto, non negandola, anche chi le era, in quel momento, avversaria.

Anita Pasquali al centro tra le donne dell’Udi e Donatella Colasanti

Anita Pasquali con l’avvocata Tina Lagostena Bassi il 24 settembre 1979 durante la conferenza stampa per la proposta di legge delle donne contro la violenza sessuale alla casa Delle donne in via del Governo vecchio a Roma – foto di Gabriella Mercadini

A metà degli anni Ottanta con il suo circolo la Goccia fu una di quelle che non ebbe dubbi sulla necessità di avere un luogo per le donne. Un luogo dove si potesse fare cultura, garantire servizi, insomma mettere in pratica una politica capace di cambiare la condizione delle donne.  Così assieme ad altri collettivi, e tra questi la redazione del Paese delle Donne che dopo la chiusura del quotidiano  Paese Sera si era trasferito lì, occupò quell’ala del Buon Pastore che non era stata assegnata dal Comune di Roma ai collettivi. Si riteneva che tutto il complesso, allora in stato di totale degrado, dovesse essere assegnato al movimento, per costruire la Casa Internazionale delle Donne. Si riteneva importante fare anche una battaglia perchè venisse restaurato.

Iniziarono così lunghi anni passati al freddo in un ambiente in totale stato di degrado prima che le pubbliche amministrazioni si decidessero a metterci mano. Un restauro e una assegnazione che fu possibile grazie ad una numero infinito di riunioni sia tra i collettivi che con le istituzioni. Anita era sempre presente. E il suo essere ponte tra istituzioni e movimento permise di raggiungere quell’obbiettivo che noi tutte c’eravamo poste: fare dell’edificio in via della Lungara 19 la sede della Casa Internazionale delle Donne.  Ricordando Anita, dobbiamo essere ancora più determinate a garantire questo luogo anche per tutte quelle donne che ancora non lo conoscono e che possono o potranno usufruirne.