Intervento alla [presentazione a Roma l’8 novembre->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article7200] dell’Osservatorio Choisir la clause de femmes in Italia . Heidi Meinzolt, coordinatrice europea della WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom), ha portato anche il saluto di altre tre donne WILPF, parlamentari europee: Barbara Lochbihler (Germania) e Jean Lambert (Regno Unito) nel gruppo dei Verdi e Eva Nilson (Svezia) nel gruppo della sinistra.La vostra iniziativa mi sembra molto interessante; mi piace prima di tutto poiché cerca di europeizzare il meglio che esiste dei diritti per le donne e vuole portarli avanti – contrariamente alla solita logica europea di livellare tutto verso il basso. Dovrebbe sollecitare una nuova dinamica, affinché {{le donne si approprino di un futuro solidale e migliore.}}

L’iniziativa potrebbe/dovrebbe dare {{una spinta nuova al dibattito femminista in Europa}} che mi sembra parzialmente addormentato – apparendo il femminismo ad alcune (anche giovani donne) superato, contrariamente a quello che provano i dati statistici. Per i paesi dove i diritti delle donne non sono ancora entrati in modo sufficiente nella Costituzione o nell’opinione pubblica, può essere un punto di riferimento importante l’approvazione a livello europeo di queste leggi.

La vostra iniziativa è {{focalizzata sui diritti:}} ciò vuol dire in primo luogo la{{ protezione di donne}}; si tratta, tuttavia, di diritti individuali; come WILPF direi che in una seconda tappa dinamica, questi diritti dovrebbero essere accompagnati da {{diritti collettivi e politici}} che mi sembrano un’ ovvia precondizione per cambiare la situazione delle donne; come donne non vogliamo più essere considerate solo come vittime ma giocare il ruolo che ci corrisponde e che fa parte dell’uguaglianza – dunque la partecipazione ai processi democratici, a decisioni, a tavoli di negoziazione, alla costruzione di ponti ( non solo volontariato!) per cambiare le cose! “ diritto sul proprio corpo e democrazia sono strettamente legati” mi ha detto recentemente una donna del Kosovo. Il terzo elemento – per completare i 3 P della risoluzione 1325 dell’ ONU- è la {{prevenzione.}} E’ importantissimo mettere l’ accento sulla prevenzione di conflitti, di violenze, per evitarli prima che atti violenti vengano commessi, e le donne di nuovo vittime… La 1325 ha festeggiato con grande attenzione nel mondo il 10.mo anniversario, il 28 ottobre .(Ma bisogna mettere in atto piani di azione, come hanno già fatto diversi paesi europei – il mio e l’Italia non ancora).

La vostra iniziativa mette l’accento sull’Europa; voglio soltanto menzionare che non siamo prive di importanti {{punti di riferimento}}: la CEDAW, la piattaforma della conferenza di Pechino, le diverse risoluzioni dell’ONU (1325, 1820,1848…), i Millenium Development Goals….., tutte leggi!

Non dimenticare che tra i cambiamenti va compresa {{una nuova responsabilità degli uomini}}: bisogna sollecitarli a contribuire ai nostri dibattiti , anche a tematizzare gli effetti disastrosi di certi eccessi di maschilismo che ci hanno portato dove siamo.

Per finire vorrei ancora mettere l’accento sul fatto che questa iniziativa dovrebbe essere dinamica e non finire sulla carta. Propongo dal punto di vista WILPF {{alcune prospettive per continuare}}:
_{{ 1) la violenza}}, estesa anche al contrasto alle guerre e ai conflitti armati che hanno un impatto terribile sulla vita delle donne, per l’instaurazione di un sistema economico al servizio di tutti. Questo vuol dire fare di tutto perché la pace sia il concetto fondamentale, invece della grande discussione sbagliata sulla “sicurezza” (anche per quanto riguarda la violenza alle donne).
_ {{2) Il lavoro}}: paga uguale, ruoli direzionali nelle imprese e in generale nel mondo di lavoro
_ {{3) Politica}}: non solo l’introduzione di una quota ma una rappresentanza a 50/50 anche nella testa di lista nelle competizioni elettorali, partecipazione uguale nelle istituzioni e luoghi decisionali.

Infine, facciamo un appello per {{una solidarietà effettiva con le donne migranti, donne del Sud del mondo viventi tra di noi}}, che hanno bisogno di una specifica attenzione rispetto ai diritti menzionati nell’iniziativa- diritti che non possono mai essere una giustificazione per scatenare una guerra in loro difesa, ma devono essere valorizzati a partire dall’iniziativa di ognuno di noi e da strutture di “empowerment”.