RI-VISTA: opinioni, recensioni – Il paese delle donne on line – rivista http://www.womenews.net Tra il grido e il silenzio scegliamo la parola Thu, 16 Jan 2020 09:39:00 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.16 “Diario di Bordo” di Antonella Ferri. Recensione di Paola Garofalo: A scuola di umanità in carcere. Spezzare le sbarre attraverso l’istruzione. http://www.womenews.net/diario-di-bordo-di-antonella-ferri-recensione-di-paola-garofalo-a-scuola-di-umanita-in-carcere-spezzare-le-sbarre-attraverso-listruzione/ Thu, 09 Jan 2020 18:18:27 +0000 http://www.womenews.net/?p=48698 Il libro di Antonella Ferri “Diario di bordo” (edizioni Tullio Pironti) sarà presentato a Napoli, Libreria Io Ci Sto di piazza Fuga,

Venerdì 17 gennaio alle ore 18.00.

Dialoga con l’autrice Angela Procaccini. Modera Francesca Moccia.

 

A scuola di umanità in carcere. Spezzare le sbarre attraverso l’istruzione. 

Recensione di Paola Garofalo

Durante la lettura del Diario di bordo di Antonella Ferri mi è tornata in mente più volte una preziosa massima di Aldo Moro, che ho appreso non molto tempo fa: «la persona prima di tutto». Ed è, questa, una dichiarazione di principio che mi rimanda naturalmente all’art. 27, co. 3 Cost., che definisce la tensione finalistica delle pene come orientata alla rieducazione, e, allo stesso tempo, all’art. 1 della legge 354/1975, in base alla quale «il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona».

Sebbene al concetto di pena venga attribuita un’indole afflittiva apparentemente ineliminabile, la funzione ultima della pena, specialmente nel momento della sua esecuzione, va, quindi, individuata nella rieducazione, che è da intendersi come un percorso volto al recupero sociale del condannato e, pertanto, alla sua risocializzazione al fine di eliminare i fattori esogeni che hanno contribuito all’adozione di quelle scelte comportamentali che hanno condotto alla condanna.

Alla luce di queste premesse di principio che appartengono alla mia formazione di studio, l’ordinamento ha eletto il trattamento quale strumento volto al conseguimento della finalità rieducativa.

L’istruzione, come anche il lavoro, è parte essenziale di quell’insieme di attività che costituiscono il trattamento.

L’istruzione ex se è uno strumento di sviluppo della personalità, costituzionalmente garantito a tutti i cittadini – anche quelli in vinculis –, mediante il quale l’individuo viene (ri)avvicinato ai valori socialmente condivisi ed alla cultura. L’istruzione assume, quindi, un ruolo fondamentale in un mondo, quale quello carcerario, in cui si è verificata una frattura tra individuo e società, oltre che con i valori che la fondano, non per spingere nel senso di un acritico adeguamento ad essi, ma come scelta di lavorare su se stessi per crescere umanamente.

La cultura, l’istruzione sono forse gli aspetti del trattamento che concettualmente più si collegano al principio di dignità che dovrebbe caratterizzare anche il momento dell’esecuzione della pena, perché costituisca una sorta di “allenamento” volto ad un consapevole ritorno nella società.

Alla luce di queste riflessioni mi sono accostata alla lettura del Diario di bordo di Antonella Ferri, non sapendo dove questo libro mi avrebbe portata.

«La perfida prof.», narra con semplicità nello stile e con una buona dose di ironia, tanta sensibilità e – soprattutto – autenticità di parole e di contenuti il percorso di un anno di scuola in carcere, attraverso la voce alternata dell’insegnante e dei diversi studenti che si mettono in gioco ciascuno con i propri mezzi espressivi. Da ogni pagina di questo libro emergono l’umanità dell’Autrice e l’umanità dei suoi allievi, che di umanità sembrano essere maestri nonostante le scelte sbagliate. Inaspettata è la loro spiccata profondità di riflessione: Attanasio, che riconosce la poesia nell’autenticità di pensiero e di sentimenti; Sergio, che si premura di ringraziare «chi lo merita e chi pensa di non meritarselo»; Gennaro, che comprende il valore di quello che sta facendo ed imparando, quando equipara il vuoto tempo trascorso nella cella a quello sprecato seguendo insegnanti che non offrono altro se non pesantezza ed inutilità nelle parole; Michele – per cui non ho potuto non nutrire simpatia, per essermici rivista in parte –, che riconosce la sua fragilità e la necessità salvifica dei legami che fanno tornare la gioia di vivere e di rimettersi in gioco; Thomas, che pur di liberare la sua impellenza di espressione chiede di usare una lingua diversa dall’italiano. Una “foto di classe” che mi ha fatto dimenticare più di una volta che gli studenti hanno le manette ai polsi – come nella simbolica immagine di copertina –, ma che me li ha fatti guardare con empatia e con una certa tenerezza, anche se sappiamo che questa situazione non costituisce la regola.

E, allora, è quando si legge di tanta volontà propositiva che poi diventa legittimo pensare che effettivamente un percorso trattamentale svolto con dedizione possa tradursi in «una truffa», per usare un’espressione di un anonimo studente, riportata nell’introduzione dalla stessa Autrice. Perché mostrare alle persone – detenute, ma pur sempre persone, non va dimenticato – il proprio potenziale e investire in questo percorso porta a raggiungere coscienza di se stessi, alla speranza di essere la versione migliore di se stessi, finendo poi per scontrarsi con la pressoché totale assenza di opportunità di reinserimento, lavorativo e culturale, una volta fuori dal carcere.

In questo piccolo libro si trovano pagine che sfidano i pregiudizi e che aprono la mente e il cuore a sentimenti di speranza e conoscenza. Anzi conoscenza speranzosa, con la consapevolezza che il “dover essere” non è una meta irraggiungibile – come ci siamo abituati a credere –, ma un obiettivo tendenziale cui mirare con impegno e passione.

In conclusione, mi auguro di aver usato la giusta sensibilità necessaria a raccontare le pagine di questo libro e l’intento autentico dell’Autrice, aprendo uno “spioncino” su un mondo parallelo chiuso da un blindato che è giusto conoscere.

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Venti di guerra… Riflessioni http://www.womenews.net/venti-di-guerra-riflessioni/ Tue, 07 Jan 2020 17:20:57 +0000 http://www.womenews.net/?p=48673

L’affermarsi dell’uso della guerra come strategia “normale” della politica e delle relazioni internazionali inquieta non poco: è diventato il nostro venefico “pane quotidiano”, che accompagna, coi telegiornali, tutti i nostri pasti, dalla colazione alla cena, in una liturgia tutt’altro che cristiana, soprattutto in questi ultimissimi giorni. All’orizzonte non si profila soltanto qualcosa che la civiltà europea pensava di avere liquidato insieme agli orrori della seconda guerra mondiale; c’è in ballo (comunque vada) anche il riproporsi di contesti, linguaggi e comportamenti -concreti e simbolici –  carichi di potenziali conseguenze negative a lunga, ed ampia, gittata. In certa “logica” del conflitto amico/nemico si codificano non soltanto gli schieramenti nello scenario dei conflitti armati, ma si acuiscono, fino all’estrema barbarie intellettuale e comportamentale, anche certe dinamiche sociali (peraltro già presenti) del tipo “se non sei con noi sei contro di noi”, dando la stura alla temibile dicotomia della contrapposizione “noi/altri”, che fino a un po’ di tempo fa era appannaggio delle tifoserie calcistiche. Solo che adesso, in campo non ci sono palloni ma  vite di popoli.

Sarebbe utile riflettere sul tema della violenza e della pratica del conflitto intese come “normali”…. E’ un tema che riguarda i nodi del potere, le ragioni del potere, la gestione del potere, il che, tradotto in soldoni (è il caso di dirlo), equivale alle  ragioni dei potentati economici, più o meno “trasfigurate”  da machiavelliche ragion di Stato….

Non si può non ricordare la Risoluzione ONU 1325 dell’ottobre 2000, che sancisce il riconoscimento della funzione specifica delle donne nei processi di promozione della pace e di eliminazione di ogni forma di violenza. Questa Risoluzione è stata recepita dal Parlamento europeo, che ha emanato una sua ulteriore Risoluzione di cui è stata ispiratrice la svedese Maj Brittheorin.

Su questo terreno, e per rafforzare l’attività di lobbing di genere, in Germania è nato da tempo il  German Women’s Security Council, un organismo di pacifiste, che mira all’integrazione della prospettiva di genere nella politica estera del governo nazionale. Anni fa, nel 2004, anche la sezione italiana della Wilpf, Women international league for peace and freedom, ha lanciato la proposta della creazione di un Consiglio di sicurezza delle donne italiane, per concretizzare quanto sancito dalla “1325”, e per una politica che assuma posizione chiara sul fenomeno della riduzione delle persone a semplice corporeità numerica. Alle donne le “ragioni” della violenza e del dominio sfuggono. Le donne sono pacifiste nell’anima, sono per la vita, perché danno la vita. E siccome hanno pure imparato la storia dei popoli, intuiscono gli arcana imperii, i relativi garbugli carsici e anche certo “latinorum” ad usum delphini.

E’ sotto gli occhi di tutti la gravità di certo assassinio, visto l’enorme livello di potenziali conseguenze che interessano immense aree del pianeta, e le popolazioni, militari e civili.

Ieri, Josep Borrell, rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha invitato a Bruxelles il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, sollecitandolo a evitare l’escalation delle ostilità e a preservare l’accordo sul nucleare. Il giorno prima, Teheran aveva dichiarato che non rispetterà più i limiti sull’arricchimento dell’uranio: riprenderà a ottemperare agli impegni sanciti nell’accordo soltanto se gli Stati Uniti elimineranno le sanzioni. Ci sarebbero, quindi, (signori della guerra ed elezioni presidenziali made in USA, permettendo) possibilità per sanare la questione in termini diplomatici? C’è chi dice che, ormai, la pace è diventata araba fenice, e che il Medio Oriente (e non solo) infuocherà come non mai. Ricordiamo che anni fa, proprio un’iraniana, il Nobel Chirin Ebadi, di fronte alla Commissione per gli Affari Esteri e alla Commissione Donne del Parlamento europeo, ha affermato con vigore  che ogni forma di terrorismo si vince con la diplomazia e rimuovendo le cause che lo producono. Proviamo a credere che ciò sia possibile, con l’ottimismo della volontà, e …. dimenticando il resto.

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VENEZIA, ACQUA ALTA: UN’ INVOCAZIONE IN MUSICA E POESIA http://www.womenews.net/venezia-acqua-alta-un-invocazione-in-musica-e-poesia/ Tue, 07 Jan 2020 15:40:01 +0000 http://www.womenews.net/?p=48675

VENEZIA, ACQUA ALTA: UN’ INVOCAZIONE IN MUSICA E POESIA – E’ la canzone “REITIA” delle Benedicta Musika, tratta dal cd ROTONDADEA (2020), a dare suono e nuova armonia al “CANTO DELL’ACQUA ALTA”, la silloge poetica di Antonella Barina, tratta dall’omonimo libro pubblicato nell’anno 2000, un libro fortemente anticipatore di tematiche relative alla salvaguardia di Venezia. Reithia, dea paleoveneta delle acque sanificatrici e del parto (una dea principalmente femminile, poiché le preghiere rinvenute nel suo sacello di Este, nel padovano, sono firmate da donne) ricorre nel testo di Barina come personificazione delle maree che dilavano con sempre maggior frequenza la città lagunare.

Un dialogo, quindi, con le forze della natura, un rapporto empatico per capire fino in fondo come relazionarsi agli eventi naturali e come farsi una ragione della loro forza. Mancava una musica al canto ed è in questo 2020 che esce Rotondadea, dedicato alle figure femminili sacre presso diverse culture.
La dea Reitia veniva invocata come “Sainatei”, portatrice di salute e salvezza, nominazione presente come mantra nella canzone composta dalle Benedicta Musika: Barbara Zoletto canto, Roberta Righetti violino, Rachele Colombo canto, chitarra, lira, percussioni, samplers, che hanno concesso eccezionalmente l’utilizzo del brano nel nuovo video prodotto e pubblicato da Edizione dell’Autrice.
Frutto della collaborazione tra la poeta e le musiciste, il video è un’invocazione alle acque e, nello specifico, un’intercessione per la città di Venezia. “Abbiamo incrociato le nostre strade che guardano allo stesso orizzonte”, dicono le autrici.
Nel video, indicato in Youtube come “Venezia, Acqua alta: un mantra alle dea Reitia”, oltre a immagini di Marghera, del Mose, delle grandi navi che attraversano il cuore di Venezia e a riprese dell’ “aqua granda” del 12 novembre scorso sulla porta di una casa veneziana, compare il disco votivo in bronzo indicato dagli archeologi come “il disco di Reitia”. Rinvenuto in località Millepertiche, non distante dal sito di Altino, l’antica città romana da cui nacque la Serenissima, il reperto è venuto alla luce nel 1992 su segnalazione e scavo del Centro di Documentazione Storico-Etnografica del Veneto Orientale “Giuseppe Pavanello” e mostra la divinità femminile che regge uno strumento sacro, attorniata da elementi acquatici.

 – Antonella Barina, CANTO DELL’ACQUA ALTA, Editoria Universitaria, 2000
 – Si ringrazia BENEDICTA MUSIKA per la concessione del brano, tratto dal CD ROTONDADEA (2020), “REITIA” (B.Zoletto, R.Righetti, R.Colombo): BARBARA ZOLETTO canto – ROBERTA RIGHETTI violino – RACHELE COLOMBO canto, chitarra, lira, percussioni, samplers  

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Donne non più discriminate dalla Chiesa … ? http://www.womenews.net/donne-non-piu-discriminate-dalla-chiesa/ Mon, 06 Jan 2020 22:05:58 +0000 http://www.womenews.net/?p=48669 In questi giorni i Media italiani hanno dato ampio spazio alle dichiarazioni papali in difesa del genere femminile: niente più violenza sulle donne.

Detta così, sembra la scoperta dell’acqua calda (seppur benedetta vista la fonte, che è quella del supremo rappresentante della cristianità cattolica); ma il Papa, che è anche un importante Capo di Stato: ha detto, anche, che le donne hanno diritto ad accedere a ruoli apicali, alla stessa stregua degli uomini; e ha precisato che ogni passo in avanti compiuto dalle donne  “è una conquista per l’umanità intera…. non c’è salvezza senza la donna. …, dobbiamo ripartire dalla donna.”

Sono affermazioni, queste, che sembrano presagire un netto giro di boa nella realpolitik vaticana. Sostegno all’empowerment femminile? Pare di sì. Ma a quale tipo di empowerment …? Vediamo di provare a capire ….

 

Già da tempo Papa Bergoglio si era “sbilanciato” a favore del genere femminile, a partire dalla difesa di  Eva  “la peccatrice” : <<Eva non è mai stata una tentatrice,  e Adamo ha fatto proprio una brutta figura>> (n.d.r. l’albero da cui Eva raccolse il frutto proibito era l’albero della Conoscenza).

Questa, che a tanti  era sembrata una semplice battutina, in realtà era l’incipit di un cambiamento, di cui una tappa importante è stata toccata, appunto, qualche giorno fa.

 

Per limpidezza storica, c’è da dire, peraltro, che questo cambiamento ha faticato fin troppi secoli per materializzarsi, lasciando intatti certi “step” non propriamente sacri.

Proviamo a ricordare qualche tappa del tortuoso cammino che, purtroppo per la civiltà occidentale – per le donne in modo particolare, ha fatto della Chiesa di Roma il ricettacolo del maschilismo.

Così scriveva San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, “La donna deve portare sul capo il segno della sua dipendenza. Le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti,  perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea». E  San Giovanni Crisostomo :“Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini“! E che dire delle ‘Regole della vita matrimoniale’ del beato Cherubino da Spoleto? Ecco : «La cosa ch’è tenuto lo marito dare alla moglie, si chiama correzione, reprensione, castigamento, occorre punizione, percussione, o vero battitura e flagellamento: la donna è fragile e difettosa”. A rinforzo, arriva San Tommaso : “La donna  trascina in basso l’anima dell’uomo …. Una donna non può ricevere gli Ordini sacramentali ….. La donna serve solo alla propagazione della specie..”.  Non è da meno l’Ecclesiaste, considerato testo “sapienziale”(!) dell’Antico Testamento: “ le donne sono deboli, volubili, cattive, mendaci per natura,difettose di tutte le forze tanto dell’anima quanto del corpo” e quindi più inclini a ricevere le rivelazioni attraverso il marchio degli spiriti separati ovvero protese ad essere indiavolate”. SIC!

Nei secoli, tutto questo (con ciò che ne è conseguito) ha influenzato la mentalità delle masse, e anche le Leggi, quelle laiche, pensiamo al vecchio Diritto di famiglia, e quelle clericali, a partire dal principio dottrinale “ Tacet mulier in ecclesia” col conseguente divieto che impediva (impedisce?) alle donne di fare le chierichette, e, addirittura, di entrare in chiesa dopo aver partorito, perché considerate “impure”.  Per non parlare del divieto dei divieti, quello che impedisce alle donne di celebrare messa.

Come si può constatare, il  panorama è veramente cupo. E si è mantenuto più o meno tale  anche in tempi recenti : basti ricordare che nel documento vaticanense  sugli “abusi liturgici “ (2003) viene considerata tale (abuso) anche la presenza delle chierichette durante la messa, nonostante già concessa fin dal 1994.  In tale documento, è scritto che la presenza delle chierichette può essere ammessa soltanto a giudizio del vescovo, e che comunque  “i preti non dovrebbero mai sentirsi obbligati”. All’epoca, con sottile ironia, qualcuno disse “la Chiesa infligge un duro colpo alle femministe al di sotto degli undici anni…

Proibita alle donne l’ordinazione presbiteriale e diaconale, si è cercato di problematizzare addirittura la loro presenza nelle mini attività liturgiche.

 

Ma il movimento internazionale femminile non è rimasto alla finestra : il Sinodo europeo delle Donne (settecento rappresentanti dei vari paesi europei e di alcuni paesi extraeuropei tra cui gli USA, il Sud Africa e il Messico) ha votato Risoluzioni che prevedono non soltanto l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nelle istituzioni religiose, ma anche la denuncia di ogni fondamentalismo che implichi la negazione della prospettiva di genere. Alle risoluzioni del Sinodo delle Donne ha fatto eco l’Associazione Donne Contro il Silenzio, che, stigmatizzando il fatto che proprio nella Chiesa ci siano persone considerate “di prima e di seconda classe”, ha rivendicato l’accesso delle donne a tutti i Ministeri religiosi. A rinforzare il fronte delle neo-aspiranti al sacerdozio si è mossa anche l’Associazione europea delle Donne per la Ricerca Teologica, forte del contributo di Elizabeth Stanton e della sua ermeneutica delle Sacre Scritture, un’interpretazione dei testi sacri rivisitati alla luce dell’Ottica di Genere.

Insomma, donne discriminate dalla Chiesa, al contrattacco.

C’è da ricordare, comunque,  un dato di fatto,  che ridimensiona il già citato sostegno all’empowerment di genere:   il calo delle vocazioni maschili . Di fronte a ciò,  è evidente che il futuro della Chiesa, la sua sopravvivenza,  debba passare  inevitabilmente  attraverso “l’accettazione della linea della reciprocità di genere”. E  il Vaticano lo ha ben capito.  Sostanzialmente, nulla di nuovo sotto il sole.

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Ricordo di Lorenza Mazzetti http://www.womenews.net/ricordo-di-lorenza-mazzetti/ Sun, 05 Jan 2020 11:54:40 +0000 http://www.womenews.net/?p=48661  

Ieri, alle dodici di una giornata romana improvvisamente nuvolosa, è morta Lorenza Mazzetti, regista scrittrice pittrice, genio sfrontato sempre pronto a sorridere e creare. Insieme a Lindsay Anderson, Karel Reisz, Tony Richardson – giovani registi outsider che credevano nella libertà e nell’importanza dell’individuo – Lorenza Mazzetti ha fondato il Free Cinema Movement.

“Io voglio vivere giocando” è stato il segreto della sua vitalità condiviso da Paola, amatissima sorella gemella.  La ricorderemo con i suoi assurdi occhiali colorati e lo smisurato desiderio di carezze e coccole. Dentro ogni opera Lorenza ha lasciato impronte della sua vita straordinaria segnata dalla strage nazista della famiglia dello zio Robert Einstein (cugino di Albert Einstein), a cui è sopravvissuta insieme alla sorella Paola, e dal suo essere nel mondo: leggero, poetico eppure grave. Come il passo quasi danzante di K – protagonista del suo primo film- personaggio kafkiano che sogna di evadere sui tetti di Londra portando con sé una valigia piena di perdite impossibili da elaborare.  Oppure il rapporto complice tra i due portuali sordomuti di Together il cui destino è una separazione senza più ritorno.

Lindsay Anderson, Karel Reisz, Tony Richardson e Lorenza Mazzetti (Dipinto di Lorenza Mazzetti)

Chiari e scuri che riappaiono nei suoi romanzi – Il cielo cade, Diario londinese, Con rabbia, Mi può prestare la sua pistola per favore e altri – e nei suoi quadri che riempiono le pareti della casa di Roma affacciata sui tetti. Sono i Ritratti della famiglia Einstein o le nature umanizzate a testimoniare la sua creatività straordinaria: colline toscane sullo sfondo di cieli inquieti, mari apparentemente sicuri in corsa verso la terra.

Lorenza Mazzetti verrà sepolta a Rignano sull’Arno (Firenze) il paese dove avvenne la strage della famiglia Einstein e di cui Lorenza ha la cittadinanza onoraria, insieme alla sorella Paola, conferita dal Sindaco Daniele Lorenzini.

Ci mancherà la presenza calda di Lorenza.

 

 

 

 

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VENEZIA COME NON L’AVETE MAI SENTITA RACCONTARE VENEZIA XENITHEA – Storie di donne straniere a Venezia, Edizione dell’Autrice http://www.womenews.net/venezia-come-non-lavete-mai-sentita-raccontare-venezia-xenithea-storie-di-donne-straniere-a-venezia-edizione-dellautrice/ Sat, 28 Dec 2019 18:58:24 +0000 http://www.womenews.net/?p=48644 Venezia, 2019 – Un affresco inedito, appassionato e trasgressivo, al femminile della città lagunare, tracciato in diciannove racconti e altrettanti ritratti da dieci autrici, è in libreria in esclusiva a Mare di Carta, in Fondamenta Tolentini a Venezia.

 

Il titolo nasce da “xenia”, straniera, e “thea”, dea: bisogna infatti essere un po’ divine per farsi ascoltare attraverso i secoli.

 

Dall’undicesimo secolo ad oggi, Venezia Xenithea narra Teodora ultima principessa bizantina, Hao Dong sposa cinese di Marco Polo, Cristine de Pizan autrice de La Città delle Dame, Caterina Cornaro regina di Cipro, la poeta Gaspara Stampa, l’amor cortese di Ginevra Serego Alighieri, la libertà di Bianca Cappello, il Merito di Moderata Fonte, la conoscenza di Sara Copio Sullman, il femminicidio di Desdemona, i saperi di Elena Cassandra Arcangela Tarabotti teologa, Elena Cornaro Piscopia prima laureata, Giulia Lama pittrice, Elisabetta Caminer Turra prima direttrice di giornale, la libertà di George Sand, il sacrificio di Anita Garibaldi, la passione di Constance Fenimore Woolson, l’arte di Eleonora Duse e l’amor per l’arte di Peggy Guggenheim.

 

Sara Sullam

George Sand

 

Alla loro stranierità e al loro desiderio si collegano le autrici nell’ambito di un progetto nato nel 2005 e andato avanti lentamente, senza fretta, con i ritmi della ricerca interiore:

Antonella Barina, curatrice della raccolta, Devana, Lucia Guidorizzi, Chicca Morone, Lecia Papadopoulos, Eva Pellegrini, Carol Schultheiss, Maristella Tagliaferro, Daniela Zamburlin, Sara Zanghì, la scrittrice siciliana da poco scomparsa alla quale è dedicata la raccolta. (3774495491 – 041-8220186

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Addio a Marisa Ombra http://www.womenews.net/addio-a-marisa-ombra/ Fri, 20 Dec 2019 07:38:42 +0000 http://www.womenews.net/?p=48632

Marisa Ombra vice Presidente nazionale dell’ANPI

E’ morta Marisa Ombra, staffetta partigiana  e vicepresidente nazionale dell’Anpi che ne ha dato notizia ieri:

“La nostra cara Marisa non c’è più. Lo abbiamo appreso stamane con immenso dolore e commozione. Nata nel 1925, è stata staffetta partigiana nelle Langhe con le Brigate Garibaldi, vice presidente nazionale della nostra Associazione, amica e compagna di tante battaglie per ridare a questo Paese un po’ di fiato civile e democratico, riconsegnandolo pienamente alla memoria di un prezioso tempo di liberazione”.

 

 

L’UDI di Napoli la ricorda così:

“Marisa Ombra se n’è andata.

E’ stata una donna dell’UDI e prima è stata una staffetta partigiana. Poi molte altre cose, tra le quali, Marisa era Gran Cavaliere della Repubblica (Con la presidenza Napolitano), un’onorificenza con desinenze maschili, intraducibile.
Marisa era così, accettava la qualità del reale che aveva indiscutibilmente costruito. Era una che lavorava, e lavorava, aveva dedicato la vita a questo, alla risignificazione della democrazia.
In molte non abbiamo capito fino in fondo il rigore che le veniva da una storia che era ed rivendicava come sua, senza enfasi ma con fermezza. Alcune, non hanno capito che quando diceva che “la storia è la storia, la storia delle donne non esiste”, diceva che le donne hanno scritto la storia di tutti, insieme a tutti.
Voleva dire e diceva questo, tra donne che quella sua esperienza non avevano vissuto che pensavano a ragione che di essere state espulse dal sapere ufficiale. 
Marisa ha curato la memoria dell’UDI e i suoi archivi, caparbiamente voleva che quella storia fosse la Storia.
Lei mancherà a un Paese che ha voglia di dimenticare.”
La rivediamo nell’intervista realizzata da GiULia (Giornaliste Unite LIbere Autonome). Le sue parole/chiave: libertà e responsabilità.

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PITTRICI E POETESSE ALLO SPECCHIO. Intervista a Valeria Moretti http://www.womenews.net/pittrici-e-poetesse-allo-specchio-intervista-a-valeria-moretti/ Sat, 14 Dec 2019 12:20:46 +0000 http://www.womenews.net/?p=48614 Si dice che salendo sul patibolo Maria Antonietta abbia espressamente con il suo tacchetto pestato il piede al boia. Ultimamente sono stati dedicati alla regina francese molti saggi rivalutandone l’immagine e non solo. Il film di Sofia Coppola a lei dedicato l’ha rivisitata addirittura in chiave quasi pop.

E’ alla Conciergerie di Parigi, simbolo del potere regale ma divenuta, durante la Rivoluzione francese luogo di detenzione, che fu imprigionata Maria Antonietta. Ed è proprio qui che è in corso una mostra a lei dedicata.

Pittrice prediletta della sovrana era Elisabeth Vigée Le Brun.

 

A Valeria Moretti, che ha dedicato grande attenzione al recupero delle artiste del passato, chiediamo:

Ti sei mai interessata di Elisabeth Vigée Le Brun?

Sì, nel libro “Le più belle del reale” (1983) e nel testo teatrale “Una tavolozza rosso sangue” (1995). Quest’ultimo racchiude tre cammei di pittrici: uno dedicato espressamente alla Vigée Le Brun e gli altri due alla caravaggesca Artemisia Gentileschi e alla messicana Frida Kahlo. Nel testo ideato dalla scrittrice si immagina un momento di posa della regina che sarà presto ghigliottinata. La pittrice, invece, non solo riesce a sfuggire al patibolo ma, l’essere stata la ritrattista prediletta di Maria Antonietta, le procura successo e denaro. Fioccano, infatti, le ordinazioni da parte di molti nobili onorati di poter essere anch’essi raffigurati dal pennello che aveva immortalato la regina.

Sono state non poche e importanti le pittrici del ‘500 e del ‘600. Ad alcune di loro hai dedicato non solo saggi, ma anche opere teatrali. Ce ne parli?

Proprio nel libro “Le più belle del reale” ho cercato di riportare alla luce le pittrici del ‘500 e del ‘600, le pioniere dell’arte figurativa: Fede Galizia, Sofonisba Anguissola, Elisabetta Sirani, Artemisia Gentileschi, Rosalba Carriera, Giulia Lama, Marietta Robusti figlia di Tintoretto e soprannominata, perciò, Tintoretta.

Tra queste artiste del passato la più nota è Artemisia Gentileschi: oggi i suoi quadri vengono battuti nelle aste di tutto il mondo a prezzi da capogiro. Un omaggio alla pittrice caravaggesca è stato recentemente riproposto a teatro da Sandra Collodel con il testo firmato da me: “Artemisia: ritratto di pittora”.

A Elisabetta Sirani, bolognese, ho invece dedicato un libro, “Il pennello lacrimato” (1990), titolo ripreso dall’orazione funebre dedicata alla pittrice morta giovanissima. Si sospettò di avvelenamento, ma in realtà fu, forse, un’ulcera perforante. Il padre pittore, la esibiva ed ella era costretta a dipingere di fronte a un pubblico di potenziali acquirenti ma soprattutto di curiosi i quali non credevano che potesse essere lei, una donna, l’autrice dei quadri. Artemisia Gentileschi, invece, si dipinse “in veste di Pittura” orgogliosa e fiera del proprio valore.

La tua attenzione per le artiste del passato, però, non si è limitata alle pittrici?

No, mi sono interessata anche delle poetesse, prima fra le altre Marina Cvetaeva vittima della Rivoluzione russa. Nel 1991, quando era praticamente sconosciuta al pubblico italiano, le ho dedicato l’atto unico “Marina e l’altro” vincitore del Premio Asti Teatro e interpretato da Pamela Villoresi e Bruno Armando.

Ultimamente al centro della scena, al fiorentino Teatro Niccolini, c’è la poetessa inglese Emily Dickinson, “un grande amore”, interpretata da Daniela Poggi per la regia di Emanuele Gamba. Oggetto di attenzione anche una musicista: Clara Wieck, moglie di Robert Schumann. Presentata al Festival di Ravello (2009) nell’interpretazione di Giuliana Lojodice, è ora riproposta in Croazia da Ksenia Prohaska.

 

 

 

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