Più  di 6.500 palestinesi, tra cui 62 donne  e 300 minori (ragazzi e ragazze) sono  rinchiusi attualmente  nelle carceri di Israele. Circa  500 di loro sono sotto il sistema extragiudiziale di detenzione, che consente la detenzione senza processo o incriminazione.

 

Il film “3000 notti” che verrà proiettato il 18 aprile 2018 alle ore 16,30 alla Camera del lavoro di Catania  è  il ritratto interiore di una donna palestinese prigioniera in un carcere israeliano negli anni ’80. Protagonista è Layal, una insegnante incinta, arrestata perché sospetta di complicità con un ragazzo che ha attaccato un check point militare. In realtà gli aveva dato un passaggio senza conoscerne le intenzioni.

Il marito la spinge a mentire e a raccontare che il ragazzo le ha teso una trappola e l’ha minacciata. Layal si rifiuta di farlo e verrà condannata a 8 anni di prigione. La prigione femminile ospita  prigioniere politiche palestinesi e prigioniere comuni israeliane: Layal è subito accolta come una sorella nella cella di compagne palestinesi. Nei drammatici 8 anni assistiamo alla nascita   e alla sua crescita del suo bambino; ma la storia ha un respiro più ampio: la resistenza delle donne palestinesi e il loro impegno a restare ferme e determinate, a perseverare, talvolta anche creativamente, di fronte al giogo israeliano.

La prima mondiale di  3000 Notti è stata al Toronto international Film Festival ed è stato proiettato in diversi grandi festival di cinema  compresi Busan, London, Talinn, Stockholm, Goa and Dubai. E’ stato accolto molto bene dalla stampa e dal pubblico, e  ad oggi ha vinto due premi internazionali: l’ Audience Award in Valladolid in Spagna e il Jury Award al Women’s Film & Television Showcase (TheWIFTS) in Los Angeles. Dovrebbe circolare a livello internazionale all’inizio del 2016.

Una intervista alla regista palestinese Mai Masri autrice del film  sulla centralità della esperienza della prigione per i/le palestinesi è possibile leggerla  sul sito Cultura è libertà