Filiz Karaoğlan 

La pacifista Filiz Karaoğlan che si vede in una foto insieme ai suoi due gemelli, è stata condannata a quattro anni e due mesi di carcere per avere partecipato nel 2015 ad una manifestazione pacifica in cui si era interposta come scudo umano per impedire alle forze turche di aprire il fuoco contro la popolazione curda. Il 28 dicembre Filiz Karaoğlan è stata tradotta in carcere insieme ai suoi gemellini di 6 mesi. Filiz Karaoglan, è deputata del Partito Democratico Popolare (HDP). Il link della petizione per la sua liberazione è qui ( io l’ho firmato)

La Casa delle Donne di Ravenna (Italia) ha rilasciato un comunicato stampa esprimendo solidarietà con la deputata Hakkari Leyla Güven, impegnata in uno sciopero della fame da 45 giorni.Nella loro dichiarazione, le donne italiane hanno detto: “Esprimiamo la nostra solidarietà a Leyla Güven ed a tutti i prigionieri politici che stanno digiunando per chiedere la fine del regime di isolamento imposto al leader del popolo curdo, Abdullah Öcalan. Inviamo il nostro messaggio di solidarietà soprattutto alle donne curde impegnate a creare una società basata sulla giustizia, la democrazia e il rispetto per i sessi “.

La cantante curda di Rojhilat, Yelda Abbasi, nella foto che venne a Istanbul per cantare durante le celebrazioni del 27 ° anniversario del Centro culturale curdo della Mesopotamia (MKM), è stata arrestata il 6 dicembre all’aeroporto di Istanbul.E’ stata  accusata dalle autorità turche di fare “propaganda per un’organizzazione terroristica [curda]” e per la sua partecipazione nell’aprile 2018 ad un evento organizzato a Van.

Pinar Selek, sociologa, militante femminista

Circa 9 anni fa mi trovai a scrivere un articolo e una mail per Pinar Selek, riporto:Pinar Selek, sociologa, militante femminista, non si aspettava di essere vittima di un complotto politico-giudiziario. La polizia che l’aveva arrestata voleva che lei facesse i nomi delle persone intervistate nell’ ambito di un progetto di ricerca sulla questione curda. In carcere si rende conto, guardando la televisione, di essere accusata di un attentato dinamitardo che ha causato la morte di sette persone , il 9 luglio 1998, al mercato delle spezie a Istanbul. In seguito, i rapporti degli esperti hanno concluso che l’esplosione non era dovuta a una bomba ma ad un’ esplosione accidentale di una bombola di gas. Inoltre, l’uomo che affermava di avere messo questa « bomba » con lei, ha riconosciuto di avere mentito sotto tortura.Pinar Selek rimane due anni e mezzo in carcere, viene liberata nel dicembre del 2000 ed è definitivamente assolta nel 2006 dopo un processo che dura più di cinque anni. Malgrado le pressione subita, si è sempre impegnata e ha cofondato nel 2001 la cooperativa di donne Amargi.Nel marzo 2009 il suo caso che era stato chiuso, viene riaperto e lei si trova di nuovo sotto la minaccia di un processo in cui rischia 36 anni di carcere… Nonostante l’assoluzione decisa dal tribunale, per 11 anni ha dovuto subire l’appellativo di “terrorista”, ma Pinar Selek non ha mai smesso di lavorare e condividere le sue opere con il pubblico. Tanto la sua vita privata quanto la sua attività pubblica sono stati modellati secondo il suo motto: “La vita è l’attività accademica più importante.”

Leggo su FB che il 10 gennaio a Genova, presso l’ Aut Aut 357 a Via delle Fontane 5, ci sarà un “Incontro con Pinar Selek. Movimenti femministi in Turchia oggi.”Incontro pubblico Organizzato da NON UNA DI MENO dalle ore 18:00 alle 21:00

Il villaggio di Jinwar, nelle distese desertiche del Rojava nel Kurdistan Siriano, è abitato da sole donne.

Un gruppo di loro, due anni fa (video con sottotitoli italiani) ha costruito un piccolo borgo di circa 30 case, con un cancello e un bel po’ di terra da coltivare. Zainab Gavary, 28 anni, abitante del villaggio in un’intervista all’Independent ha dichiarato:

“Qui non abbiamo bisogno di uomini…siamo libere dai vincoli oppressivi del potere del patriarcato e del capitalismo”

Jinwar, nella regione prevalentemente curda del nord-est della Siria fino a pochi anni fa, viveva sotto l’Isis con migliaia di donne rapite dal gruppo jihadista per essere fatte schiave sessuali del califfato nero.Da tpi.it: “In risposta a questa ondata di brutalità, numerose donne curde presero le armi per combattere il gruppo estremista. La storia di queste donne che hanno combattuto con estremo coraggio contro chi le voleva schiave catturò l’attenzione del mondo.

Le fondatrici di Jinwar sono donne che hanno lasciato le famiglie per andare in guerra. Le immagini delle combattenti curde in prima linea sono state un esempio di forte emancipazione, ma la società curda è ancora profondamente conservatrice. E Jinwar è nato proprio come luogo che si offriva di accogliere le donne in fuga dai ruoli impostati dalle famiglie patriarcali.Oltre a rivendicare un ruolo maggiore per le donne nella società, Jinwar promuove anche la vita ecologica e comunitaria come alternativa alla vita moderna dominata dal consumismo e dal capitalismo. Ma Jinwar sa essere anche un rifugio per le donne bisognose di sostegno a aiuto, in particolare per tutte coloro che hanno perso i propri cari in guerra. Rhumic Haval, una delle promotrici del progetto, racconta: “È il primo nel suo genere in Siria non sarà monopolio solo delle donne curde, ma aprirà le porte a ogni donna che vorrà venire a viverci”.“Vorrei sottolineare che la donna è stata da sempre amica della terra, parte attiva nel lavoro e nel raccolto, è lei che da sempre si prende cura dei figli e della comunità. Insomma sono in grado di determinare il loro destino a 360 gradi”. E ha poi aggiunto: “Sono arrivate qui da diverse città della provincia di Hasaka, come ad esempio Al-Shaddadah, Tell Tamer, Ko banî, e Al-Darbasiyah. La maggior parte di loro sono vedove, madri divorziate o che comunque hanno attraversato tante difficoltà. Prima fra tutte: la guerra. Ma da oggi hanno una speranza”.“Abbiamo pianificato e pensato a tutte le esigenze. Nel villaggio c’è un punto di prima accoglienza medico, una scuola per bambin*. Ma anche 200 pecore per la produzione di latte, formaggi. Le donne hanno collaborato fattivamente alla costruzione delle loro case, ma si occupano di tutto: dall’istruzione all’agricoltura, dall’allevamento alle attività commerciali”.Gli uomini possono entrare a Jinwar, ma solo per fare visita ai loro parenti e non gli è concesso di restare. Il villaggio di sole donne di Jinwar è stato costruito due anni fa e l’inaugurazione ufficiale è avvenuta il 25 novembre 2018, in concomitanza con la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.”

Dalla Rete Kurdistan per l’Italia:L’Assemblea delle Madri per la Pace si è riunita nella sua sede a Fatih, Istanbul, per protestare contro l’isolamento del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. La polizia turca ha bloccato le madri davanti all’edificio dicendo che stava dando seguito a un divieto emanato dal governatore. Le madri non si sono lasciate intimidire e hanno cantato slogan come “I nostri cuori batteranno sempre per la pace” dicendo che vietare le loro azioni era una violazione dei diritti e delle leggi. Behiye Duman, dell’Assemblea delle Madri per la Pace ha ricordato le vittime del massacro di Roboski in occasione del settimo anniversario. Duman ha detto: “I nostri ragazzi curdi sono andati in Iran per guadagnarsi da vivere. Lo Stato li ha bombardati perché erano curdi e ha massacrato loro e i loro muli. Noi condanniamo il massacro e non lo dimenticheremo mai.”Ha condannato coloro che hanno dato l’ordine di bombardare e assassinare questi curdi. Duman ha richiamato l’attenzione sull’isolamento imposto a Öcalan e ha detto: “Questa pratica fascista non darà altro risultato che l’inasprimento della guerra. Se si sviluppa un processo di dialogo, Abdullah Öcalan aprirà la strada perché questo processo possa avanzare.”Ricordando che lo sciopero della fame della deputata dell’HDP Leyla Güven nel carcere di Amed è arrivato al 51° giorno, Duman ha sottolineato che: “La richiesta di Leyla è la richiesta di milioni ed è la richiesta delle Madri.”Concludendo il suo intervento, Duman ha detto: “Noi continueremo a chiedere la fine dell’isolamento imposto ad Abdullah Öcalan, noi saremo la voce dei prigionieri politici che protestano con i loro corpi per creare un ambiente pacifico.”

Dino Frisullo

Ricordo con una mia citazione Dino Frisullo che raccontò il popolo curdo per averlo vissuto dentro e fuori l’ Italia: “…Lascio fiumi di dolcezza alle donne che ho amato. Lascio fiumi di parole dette e scritte spesso con rabbia, raramente con saggezza, in malafede mai, un mare di parole che già evapora al vento rovente del tempo. Lascio a chi vorrà raccoglierlo, il testimone del mio entusiasmo, nella folle staffetta mozzafiato -volgendomi indietro dopo vent’anni non so più se ho corso da solo. Lascio il mio sorriso a chi sa ancora sorridere. E le mie lacrime a chi sa piangere ancora. Non è poco.… La notizia volò. Milioni di profughi si misero in cammino dall’Europa e da tutta la Turchia verso oriente.Verso il Kurdistan, verso il sole, il fieno e il pane. (E’ tutto vero, tutto… tranne il finale: vi prego, facciamo che un giorno sia vero anche quello…)  era il 27 ottobre del 2001 di Dino Frisullo.

Suzi Dilshad, ciclista curda

Da noi il 1 gennaio 2019, data in cui sto scrivendo questo post, si festeggia il compleanno dell’euro, venti anni e io invece affido la conclusione di questo articolo e l’avvio del 2019 ai 21 anni di Suzi Dilshad, ciclista curda della città di Sulaymaniyah, nella regione del Kurdistan settentrionale dell’Iraq, recentemente incoronata campionessa di una competizione ciclistica irachena che ha rappresentato il suo paese nei campionati stranieri.

Noi donne siamo abituate a pedalare e per strade in salita…

Che ne sanno loro della violenza? Buon anno donne curde anche se voi lo festeggerete con il Newroz, l’equinozio di primavera.