E’ possibile visitare fino al 5 ottobre presso la Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale, in via Francesco Crispi 24 “Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica”, una interessante mostra che presenta le opere di 15 artiste ebree, appartenenti in genere ad una borghesia agiata e colta, operanti in Italia durante tutto l’arco del Novecento.

L’esposizione è curata da Marina Bakos, Olga Melasecchi e Federica Pirani affiancate da un Comitato Scientifico anch’esso costituito da sole donne. Si articola sui tre piani della Galleria in un percorso che riserva non poche sorprese ed è arricchita da pannelli esplicativi che consentono di contestualizzare le opere e di conoscere figure femminili molto interessanti e quasi tutte dimenticate.

Una visita a questa ricca esposizione che ripropone, con alcune integrazioni, una analoga mostra tenutasi a Padova l’anno scorso, è una occasione importante, da non perdere, non solo per le emozioni e il piacere estetico che offre, ma anche perché permette di togliere dall’oblio alcune figure femminili che meritano di essere conosciute: rappresentano infatti un pezzo assai significativo del percorso storico fatto dalle donne del nostro Paese verso l’autodeterminazione e la libertà.

Come scrive nel catalogo Marina Bakos “…. questa esposizione avvertendo la necessità di evidenziare un’artisticità declinata secondo un binomio di doppia minorità, femminile ed ebraica per l’appunto, rimasta a lungo ai margini di una pagina scritta a più mani, essenzialmente maschili, vuole configurarsi come una ricerca sulla composita vicenda dell’arte nell’Italia del Novecento che travalichi emarginazioni sociali o limitazioni dovute a nascita, censo, appartenenza religiosa.”

Apre la rassegna Amelia Almagià Ambron (Ancona 1877- Roma 1960), molto amica di Giacomo Balla che le fece un intenso ritratto presente nella mostra. Di lei si possono ammirare alcuni pregevoli ritratti ad olio come quelli del padre e della figlia Nora e un carboncino del 1916 che rappresenta il marito e che cattura l’attenzione per la forza espressiva e la perizia tecnica.

Amalia Goldmann Besso, Donna giapponese che cammina, 1911-12

Amalia Goldmann Besso, Donna giapponese che cammina, 1911-12

Amalia Goldman Besso (Trieste 1856-Roma 1929) nel 1894 è presente alla LXV Esposizione di Belle Arti di Roma e nel 1905 alla VI Biennale di Venezia: tra le opere esposte una delicata Testa di popolana del 1903 di stile impressionista e vari dipinti che testimoniano del suo soggiorno in Giappone dopo la morte del marito. Nonostante una intensa attività espositiva fu una emancipazionista molto impegnata in attività filantropiche, diresse dal 1909 al 27 la Sezione arte del Lyceum romano e fu Presidente dell’Unione Nazionale delle Donne Italiane.

Le sorelle Olga e Corinna Modigliani, cugine di Amedeo Modigliani, scelsero l’autonomia economica e la rinuncia al matrimonio intrecciando per sempre le loro vite in un continuo confronto che pure le lasciava ciascuna padrona di sé e della propria ricerca. Parteciparono entrambe alla vita artistica e culturale del loro tempo ed esposero, a volte anche insieme, in molte importanti mostre. Dal 43 al 45 furono costrette a nascondersi presso amici prima e poi in un istituto religioso per sfuggire alle persecuzioni razziali. Olga fu pittrice soprattutto di delicati ritratti ad olio o pastello, alcuni provenienti dal Museo Ebraico di Roma. Ceramista raffinata fu invece Corinna, le cui opere tra tradizione e sperimentazione si trovano anche al Museo delle ceramiche di Faenza.

Presenti nella mostra ancora due sorelle, cresciute in un ambiente cosmopolita, Liliah e Annie Nathan, figlie di Ernesto Nathan sindaco di Roma dal 1907 al 1913 e nipoti di Sara Levi Nathan amica di Mazzini, figura prestigiosa sia del Risorgimento che dell’emancipazionismo ottocentesco.

Liliah (Roma 1868-1930) oltre al lavoro artistico si impegnò nel sociale: diresse l’Unione Benefica, istituita dalla nonna, che accoglieva ragazze povere per toglierle da un destino di prostituzione dando loro una opportunità di lavoro; nel 1903 aveva fondato insieme alla cugina Amalia Rosselli Pincherle, madre di Nello e Carlo Rosselli, “Le industrie femminili italiane” a conduzione unicamente femminile. Morì nel 1930 e la sua attività di scultrice sensibile e padrona del mezzo espressivo, con uno sguardo rivolto soprattutto all’universo femminile, rimase a lungo sconosciuta.

Annie (Roma 1878-Zurigo 1946) fu allieva di Balla insieme a Pierina Levi con cui condivise uno studio al centro di Roma. Prese parte a varie mostre con dipinti ad olio e bellissimi pastelli realizzati con un tratto originale. Morì nel 46 in Svizzera dove si era rifugiata a causa delle leggi razziali. Bene hanno fatto le curatrici della mostra ad accostare due ritratti di Ernesto Nathan, uno di Balla, molto grande ad olio quasi una foto nonostante la tecnica divisionista dello sfondo e nell’abito, e uno più piccolo, di intensa suggestione, realizzato a pastello da Annie. La differenza è notevole e l’occhio in verità resta più lungo a guardare il secondo, dove una testa tenera di anziano, quasi una apparizione, affiora dalla penombra attraverso un reticolo di fili colorati e luminosi.

Pierina Levi (Bologna 1884-Giffoni Valle Piana 1941/42) dopo il suo trasferimento a Roma fu tra le allieve di Giacomo Balla; dal 1907 al 1910 espose insieme ad Annie alla mostra della Società degli Amatori e Cultori e in seguito a varie rassegne a Roma e Napoli. Anche lei si occupò di opere assistenziali e durante la prima guerra mondiale prestò aiuto come infermiera volontaria: da questa esperienza trasse una serie di ritratti ai soldati feriti apparsi in un volumetto “Lettere di soldati alle loro infermiere” con una prefazione di Ada Negri. Le sale della Galleria propongono alcuni pastelli molto vicini allo stile dell’amica Annie e due carboncini di una rara potenza espressiva.

Moglie dello scultore Alfredo Biagini, Wanda Coen Biagini (Pesaro 1896-Roma 1953)

Wanda Coen Biagini, Ritratto di Maria Bellonci, 1931-1932

Wanda Coen Biagini, Ritratto di Maria Bellonci, 1931-1932

si era formata all’Accademia di Belle Arti di Bologna. A Roma visse a villa Strohl-fern, ai piedi del Pincio, luogo di incontro di molti artisti e intellettuali e soggiornò più volte a Parigi. Prese parte a vari eventi artistici con le sue opere dove la sapienza tecnica si sposa con una sensibilità a volte malinconica che traspare nei toni e nella composizione. Da segnalare tra le opere in mostra il bel ritratto di Maria Bellonci.

Paola Consolo, Autoritratto, 1932

Paola Consolo, Autoritratto, 1932

Paola Consolo (Venezia 1908-Milano 1933) morì a 24 anni dando alla luce la sua prima figlia. Medardo Rosso ne capì il valore quando aveva appena sedici anni e la invitò ad esporre alla prima mostra del Novecento Italiano tenutasi a Milano. Partecipò alla Biennale di Venezia del 28, alle mostre del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti di Lombardia dal 28 al 33, alla prima Quadriennale Romana e ad esposizioni a Parigi, Nizza e Basilea. Nel 1948 la Biennale le dedicò una retrospettiva. Il suo Autoritratto, da solo, vale una visita alla mostra, come pure alcuni ritratti di bambine: in essi il colore ad olio diventa materia pastosa, morbida, a tratti evanescente.

Gabriella Oreffice (Padova 1893-1984) visse a Venezia dove frequentò la scuola libera del nudo e il corso di pittura all’Accademia diretto da Luigi Nono. Nel 1928 fondò insieme ad altre la sezione veneziana dell’Associazione delle donne ebree d’Italia – ADEI. Viaggiò molto alternando l’attività artistica con le sue responsabilità di moglie e di madre. Durante gli anni bui delle deportazioni e della guerra si rifugiò in campagna e solo intorno a metà anni 50 riprese a lavorare e a partecipare a mostre con opere a tempera o olio, nature morte e ritratti dai colori caldi e con un accentuato equilibrio compositivo. La sua Maschera siamese si impone per la purezza del colore, in bilico tra simbolismo ed espressionismo.

Adriana Pincherle (Roma 1909-Firenze 1996), sorella di Moravia con il quale condivise negli anni trenta amicizie importanti nell’ambiente letterario del tempo, è artista assai nota di cui si ricorda una mostra abbastanza recente anche a Roma. Del 1931 ci fu il suo esordio nella “Prima mostra romana di arte femminile”; l’anno successivo fece il primo viaggio a Parigi col cugino Carlo Rosselli. Trasferitasi col marito a Firenze divenne protagonista della vita artistica e culturale della città. Ha esposto anche all’estero, partecipato a numerose Biennali e Quadriennali e realizzato varie mostre personali. La sua produzione artistica è molto varia e spesso protagonista assoluta è la felicità del colore come nel bellissimo “Gatto e pappagalli” presente nella sala a lei dedicata.

Antonietta Raphaël, Riflesso nello specchio, 1945-1961

Antonietta Raphaël, Riflesso nello specchio, 1945-1961

Lituana di nascita, Antonietta Raphael (Kovno 1895-Roma 1975) nel 1905 raggiunse Londra e si diplomò in pianoforte. Morta la madre si trasferì nel 24 a Parigi e subito dopo a Roma; alla Scuola libera del nudo incontrò Mario Mafai con cui darà vita alla Scuola Romana e che sposerà nel 35. Intanto nel 26 era nata Miriam, la prima figlia, a cui seguiranno altre due. Iniziò ad esporre nel 29, visse per brevi periodi a Parigi e a Londra dove, anche per sottrarsi alla competizione col marito, cominciò a dedicarsi alla scultura. Nel 38 le leggi razziali la costrinsero a lasciare Roma e vi tornerà definitivamente solo nel 53. Donna anticonformista, ha fatto per anni parte del “Consiglio della donna italiana” all’interno dell’Udi . In questa mostra si possono ammirare vari oli molto belli per la freschezza del colore e la libertà del segno -alcuni legati alle sue radici ebraiche- e quattro sculture di cui una particolarmente suggestiva “Riflesso nello specchio” che ricorda la forza dei non finiti michelangioleschi: ma mentre in Michelangelo le figure sembrano esplodere verso l’esterno nel tentativo di liberarsi dalla materia, questa quieta scena familiare che raffigura una donna che pettina una bimba il cui volto si riflette nello specchio sembra indicare dentro di sé, come in una tenera implosione, la potenza della verità racchiusa in un attimo di esistenza.

Paola Levi Montalcini (Torino 1909-Roma 2000), gemella di Rita, negli anni trenta frequentò lo studio di Felice Casorati e già nel 34 è presente alla Biennale di Venezia. Aderì tra il 50 e il 54 al Movimento Arte Concreta e iniziò ad abbandonare la figurazione; nel 56 a Parigi apprese le tecniche incisorie e si avviò verso una pittura informale e materica. Si trasferì a Roma nel 63 e andò a vivere con la sorella. Iniziò a lavorare con materiali vari su tela dipinta o serigrafata. Molto interessante è la sua continua sperimentazione in cui raffinate geometrie si combinano con lettere, cifre, segni, come è evidente nelle opere esposte, molte delle quali su supporti plastici e legno su cui fioriscono i disegni tracciati col rame.

Infine le due uniche artiste ancora in vita: Silvana Weiller (Venezia 1922) e Eva Fischer (Daruvar 1920).

Silvana Weiller frequentò il liceo a Milano, ma dopo l’8 settembre con la famiglia fu costretta a riparare in Svizzera. Dalla fine della guerra vive e lavora a Padova dove esordì come pittrice nel 1948 nelle sale del caffè Pedrocchi . Da allora numerose sono le partecipazioni ad esposizioni cittadine e non solo. E’ anche poeta e critica d’arte. La sua pittura caratterizzata da un figurativo impreziosito da una specifica sensibilità cromatica, approda a opere astratte e costruzioni spaziali ottenute a colpi di spatola. Tra i dipinti presenti si segnala un “Tramonto” del 1962 in cui gli elementi della realtà si dissolvono nel colore e nella luce.

Nata in Croazia, Eva Fischer si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Lione. Tornata a Belgrado fu internata nell’isola di Curzola. Nel 43 si rifugiò a Bologna dove partecipò alla Resistenza. Alla fine della guerra si trasferì a Roma, entrò a far parte del gruppo di via Margutta e fu amica di vari artisti come Chagall, Picasso, Mafai, De Chirico, Guttuso. Ha soggiornato anche a Parigi, Madrid, Londra, in America e Israele. Nei primi anni ottanta viene nominata “artista della Comunità Europea”. Ha tenuto personali in Italia e in prestigiose sale espositive all’estero. Il suo lavoro è una continua elaborazione delle sue radici ebraiche e della tragedia della Shoah in cui persero la vita oltre trenta suoi familiari. Nella Galleria si possono ammirare alcuni paesaggi e i preziosi bozzetti del 1980 per le vetrate del vecchio Museo nel Tempio Maggiore di Roma.

 Per saperne di più

Corinna e Olga Modigliani, Annie e Liliah Nathan, Pierina Levi: cosmopolitismo ed
emancipazione femminile nella Roma di Ernesto Nathan

Universi dispersi: artiste ebree del Novecento italiano
Marina Bakos