udi logoL’UDI di Modena, l’UDI di Napoli e la Segreteria della Casa Internazionale delle donne a Roma per sottolineare un impegno immediato, hanno spedito in redazione il documento Adesso BASTA

L’UDI ha lanciato un anno di mobilitazione, riflessione e azione politica sulle diverse questioni che riguardano il nostro corpo, il nostro diritto all’ autodeterminazione e quello di cittadinanza nel lavoro, nella maternità, nella cultura, nell’educazione delle giovani generazioni, nella possibilità di rappresentarci e di essere rappresentate.

LE UDI DELL’EMILIA ROMAGNA  VI INVITANO IL 26 SETTEMBRE 2016 DALLE ORE 11,00 ALLE ORE 13,00 DAVANTI ALLA SEDE DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA viale Aldo Moro 21 – Bologna
Il 26 Settembre si comincia

L’UDI ha proclamato un anno di mobilitazione, riflessione e lotta politica su diverse questioni che ruotano attorno ai corpi fertili delle donne, al loro diritto di autodeterminazione e di cittadinanza nel lavoro, nella maternità, nella cultura, nell’educazione delle giovani generazioni, nella possibilità di rappresentarsi ed essere rappresentate.

Ci piace iniziare un anno di mobilitazione attorno al tema del corpo e del lavoro delle donne con la chiarissima espressione ” Adesso Basta ” e poi, a seguire, i nostri no e i nostri sì.

Partiamo dal 26 settembre con la mobilitazione sulla salute riproduttiva e sui consultori, sulla contraccezione, sulla legge 194 e l’obiezione di coscienza, ma continueremo sulla maternità e sul suo valore sociale, su come il welfare ne tiene o non ne tiene conto, cosa ci dice la maternità surrogata e quanto accade sulla riproduzione sociale, su come questa viene continuamente cancellata dallo spazio pubblico e ridotta a dettaglio a partire dal linguaggio de- genere, che tollera ancora diseguaglianze e stereotipi.

Se diciamo informazione sessuale nelle scuole non intendiamo dunque un’ora in più, ma di dare ai ragazzi/e, alle/ai giovani consapevolezza e strumenti per la propria salute riproduttiva, per costruire una cultura diffusa di rispetto di sé e delle differenze nell’assoluta parità dei diritti che dovrebbe far parte di tutta la formazione scolastica.

Iniziamo il 26 Settembre, nella Giornata Mondiale dedicata alla contraccezione, per chiedere conto alle Regioni e alle Asl del depauperamento dei consultori, del vergognoso balletto dei numeri (molto discutibili) ufficiali fra non obiettori e obiettori alla legge 194, costringendo il Consiglio d’Europa, che ha già a più riprese condannato l’Italia per l’eccesso di obiettori alla legge 194, per la mancata tutela del diritto delle donne e la discriminazione del personale non obiettore, a dire che stando così le cose sono violati principi fondamentali e forse non c’è equilibrio fra obiettori e non obiettori. Tra diritti delle donne e diritti dei medici!

Ma quale equilibrio? Con una media nazionale oltre il 70% e con punte regionali oltre il 90%, di quale equilibrio si sta parlando da parte della Ministra della Sanità? Si è forse tenuto conto delle peregrinazioni delle donne da una struttura all’altra? Della concentrazione su pochi medici, anche se non obiettori, degli interventi? di quante donne non fanno numero perchè si fermano prima e vanno nel privato, dunque nell’aborto clandestino? Quello che lo Stato vuole sanzionare con 10.000 euro. Si sono contate le ore destinate alla contraccezione o questo non c’entra nulla con la legge 194, con l’equilibrio fra domanda e offerta? quale offerta? questa è una legge dello Stato, l’obiezione deve essere una rara eccezione e con solide contropartite.

Su questo e su altro vogliamo richiamare l’ attenzione! Cara Ministra Lorenzin, noi non siamo male-educate alla maternità e quindi non

abbiamo bisogno del FERTILITY DAY. Chiediamo che la maternità sia sostenuta in modo serio con servizi adeguati e con leggi strutturali, chiediamo lavoro perché sappiamo che questo aiuta la possibilità di voler essere genitori per cui denunciamo l’ipocrisia di un paese che a parole invoca la maternità e nei fatti si dimentica delle madri e colpevolizza le donne per la denatalità. Sappiamo che il precariato e la mancanza di lavoro e futuro rende molte sterili.

Più consultori, più contraccezione, meno aborti e meno obiettori, più lavoro, più asili nido, più condivisione nella coppia, più autodeterminazione delle donne.

In sostanza vogliamo una società che veda la maternità e la genitorialità come una risorsa e non come un problema, ovviamente nei fatti e non a parole!

Non ci sembra di volere troppo!

UDI-UNIONE DONNE in ITALIA   Roma, 30 agosto 2016