nizzaPiù volte ho sostenuto la bellezza di una città sul mare dove felicità è anche passeggiare gustandosi un gelato, sostando a un cafè. La mia infanzia naviga tra i racconti dei nonni materni, contadini toscani, e quelli materni da generazioni in Africa, prima commercianti, da ultimo profughi. Loro che erano nati a Tripoli e Il Cairo, trovarono in Nizza un ottimo posto dove crescere per qualche anno, la loro prima e unica figlia, nata a Tripoli. Nelle pause serali e domenicali, la Promenade des Anglais era la scenografia naturale per una serata estiva. Né più né meno che per tutte quelle povere vittime scaraventate, il 14 luglio 2016, in una morte inutile e atroce, scelta dal depresso folle omicida assoldato nella mente prima che per soldi dal Daesh-Isis.Ho aperto gli occhi alle 7.15 e acceso la radio, ancora a letto, per sentire Prima Pagina e ho saputo. Ho telefonato a mia figlia che stava per partire dall’ aereoporto di Fiumicino e tornare a Marsiglia. Era rientrata da Napoli per un matrimonio di amici trentenni, insieme da anni, ancora senza lavoro stabile che hanno deciso di mettere su famiglia, come si diceva ai tempi, e comunicarlo con allegria, cura e passione a tutta la Grande famiglia di parenti e amici, tanti venuti da fuori perché l’talia non ha dato niente di quello che è promesso e sancito dalla Costituzione ai nostri giovani.
Gli amici le avevano mandato un messaggio. Sì, lei vive, come mio figlio a Marsiglia perché lì hanno trovato lavoro casa una vita dignitosa e la possibilità di integrarsi con la popolazione del posto, che ama il mare… perché bisogna amare il mare per vivere dove c’è un porto, c’è un incontro continuo di storie e tradizioni, che oggi vogliamo ridurre a uno scontro.Nelle foto che mi rimangono dei nonni e mia madre piccolina a Nizza, a Genova a Tripoli, ci sono i loro sorrisi, in altre loro, le ragazze dai costumi di lana che fasciano il corpo. Ho visto in questi anni nelle spiagge marsigliesi, amiche arabe andare al mare una in due pezzi e l’altra con uno scafandro nero e i guanti, per coprirsi tutta. Qualcosa non mi torna nei conti del tempo passato. Qualcuno ha soffiato sul fuoco dell’odio e ci guadagna.
Mi hanno raccontato che a Marsiglia, l’amico Yassin si è lasciato con la compagna di anni, francese. I genitori di lei l’avevano praticamente diseredata, lui era musulmano e rasta, che fosse ingegnere educato, sensibile e con un lavoro stabile non aveva nessuna importanza. Anche i miei nonni, malgrado poveri per essere venuti profughi in Italia durante la guerra, là dove erano nati e vissuti ricchi e felici e in pace, rimasero destabilizzati dall’amore della loro figlia pianista con un impiegato, figlio di un portiere al centro di Roma, e di una signora che a buon bisogno puliva le scale degli uffici per dare una mano… eppure si amarono e riuscirono a far andare d’accordo le loro famiglie.
Ho pensato che era tutto superato, poi la Grande Depressione, come quel 1929 in cui nacque mia madre, mi ha fatto tornare sui passi dell’ottimismo, vedendo prima uno poi l’altra, poi l’altra e poi uno, partire non più per studio ma per cercare lavoro in Francia, al sud della Francia.

Ci dicono dal sito anche di prepararci a veleno e fuoco per l’autunno e tutti giù a guardare quello schermo, incollati.

E dire che di questi tempi chiesi dei giorni di ferie per accompagnare mia figlia di 16 anni a Genova e dire NO alla guerra, per sempre credere che un altro mondo poteva essere possibile.
A proposito di Nizza, titolo di questo post, è anche un breve documentario muto, opera prima di Jean Vigo, nel 1930; descrive la vita a Nizza, documentando le persone nella città, la routine quotidiana, le disuguaglianze sociali, un carnevale… fino alla sovversione rivoluzionaria, spero molto che possiate vederlo e apprezzarlo.
Non mi sono mai piaciute le definizioni che limitano pensiero ed azione,e pertanto continuo a camminare, a testa alta, forte di tutte le contraddizioni che mi accompagnano.
Doriana Goracci

video e foto su http://www.agoravox.it/A-proposito-di-Nizza-a-passeggio.html