Quando la Censura arriva anche da Paestum allora sì che bisogna fare Tabula rasa. Il femminismo ha lavorato anni impiegando tempo ed energie per decostruire il patriarcato e le sue logiche, ora è Tempo che il femminismo della Differenza si differenzi da sé e operi alla decostruzione di sé e alla propria liberazione dall’assimilazione-incorporazione di quelle logiche.L’esercizio repressivo della Censura ha lasciato il suo segno anche all’interno di un blog femminista, il blog di Paestum – nato nel 2012 su due parole chiave: {{Libertà e Rivoluzione. }}

Non che siano lì, queste due parole, per legittimare qualsiasi atto, gesto o pensiero – ben s’intende. Ma da qui a esercitare la{{ censura}} su un [articolo->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article12295] dedicato a {{Carla }} {{Lonzi }} – la cui attinenza ai temi del femminismo, di Paestum, e del “dopo Paestum”, è fuori discussione non fosse altro che per la presenza di un Laboratorio sull’Autocoscienza il cui indice di gradimento è stato segnato dal consistente numero di circa 40 donne che vi hanno aderito – ce ne corre.

Su una censura incomprensibile e ingiustificata – a giudicare soprattutto dalle motivazioni addotte e comunicate in via privata alla sottoscritta – ho espresso alla {{redazione del blog,}} sempre in via privata, il mio dissenso contestando una per una le motivazioni addotte, mostrandone l’inconsistenza e la faziosità e rinnovando, al tempo stesso, la richiesta di pubblicazione dell’articolo in precedenza formulata.

La risposta della redazione non mi è giunta in via privata – come sarebbe stato ovvio e auspicabile data l’esistenza di una relazione interlocutoria privata, scelta dalla redazione medesima – ma attraverso un “{{Avviso alle naviganti}}” genericamente rivolto a tutte le lettrici del blog:

“Care tutte, come è già successo l’anno scorso, dopo l’incontro il blog entra in nuova fase. Accoglie come sempre notizie di incontri, resoconti, interventi che abbiano ben chiara la connessione con Paestum, il Primum vivere, con Libera ergo sum. Pensiamo che questa chiarezza e questo rigore siano stati fondamentali per rendere riconoscibile e continuo nel tempo questo spazio comune, un bene prezioso per tutte”.

“Grazie, per la redazione {{Bia Sarasini}}”

“Interventi che abbiano ben chiara {{la connessione con Paestum}}” – si dice: C’è forse qualcosa di più connesso con Paestum di un articolo concernente il tema di uno dei Laboratori presenti in quelle giornate?

“{{Rigore}}”: A quale rigore ci si appella per giustificare la censura dell’articolo dal momento che a smentire tale rigore è il numero di pubblicazioni che non hanno alcuna connessione diretta né con Paestum né con il suo “dopo”?

“{{Chiarezza}}”: Rispondere a Caie su una questione che riguarda Tizia perché questa intenda, è un messaggio che può risultare chiaro – sin troppo chiaro – soltanto all’autrice dell’articolo cui è indirettamente diretto.

Ma non è tutto. In seguito all’uscita di questo “Avviso” inviato alle naviganti decido di scrivere direttamente alla firmataria del post chiedendo gentilmente lumi su quell’ambiguo comunicato e invitandola a scioglierne l’ambiguità attraverso una risposta – mai ricevuta nel frattempo – chiara e diretta sulla mia rinnovata richiesta di pubblicazione dell’articolo. Di una risposta in tal senso sono ancora in fiduciosa attesa. Sulle reali ragioni di tale {{censura}} e sulle modalità comportamentali e “politiche” di una redazione che ripropone lo stile abitualmente praticato dai Comitati centrali dei partiti, dovremmo forse, come “femministe”, interrogarci. Che la {{censura }} messa in atto dalla redazione del blog possa riguardare un articolo dedicato a {{Lonzi}}, è poco credibile mentre dalla messa in connessione di alcuni fatti precedenti di poco l’accaduto, è plausibile ipotizzare che la spinta a un gesto decisamente repressivo e fuori luogo, sia stata dettata dalla paura che la presenza di alcuni scenari femministi indesiderabili e imprevisti che si stanno profilando all’orizzonte, possano destabilizzare presunti primati e poteri e sovranità femminili da tempo conquistati e consolidati.

C’è {{una schiavitù femminile}} – un assoggettamento al potere – che non ha nulla di diverso da altre forme di schiavitù. La si può scegliere, naturalmente, consapevolmente o no, ma non c’è forma di asservimento – fosse anche la più inconsapevole – che dia diritto a parlare di libertà femminile e di relazioni a chi, invece di praticarle, ne fa scempio.