Alcune riflessioni dopo ll’intervista a Morgane Merteuil segretaria dello STRASS (sindacato
del lavoro sessuale in Francia), pubblicata alcuni giorni fa sul Fatto
Quotidiano*Condivido molte delle argomentazioni della Monteuil, molte di queste fanno
parte di un bagaglio di riflessioni oneste e, credo, andrebbero ospitate in
un dibattito sulla politica e la sua credibilità non solo sulla materia
“prostituzione”.

{{A Napoli}}, in seguito alle dichiarazioni del Sindaco circa l’individuazione
dell “zone per la prostituzione”, è stato reso pubblico un [documento->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article10731]
sottoscritto dai soggetti che si vedono nell’allegato ed elaborato da
alcune firmatarie “su {{un minimo condiviso rispetto alla situazione
Italiana}}”. Non si tratta di un documento sulla prostituzione , e come
potrebbe esserlo, ma di un ragionamento scaturito dal{{ livello femminista}}
ormai condiviso sull’inaccettabilità di proposte che vogliano: ordinare,
moderare, settorializzare un’espressione tipicamente femminile, anche se
non solo femminile, così ricca di contaminazioni culturali e così connessa,
fortemente, ai pregiudizi e gli stereotipi sulla libertà sessuale.

Ognuna ha una sua concezione personale e politica sulla prostituzione , ma
c’è uno scavo che ha prodotto grandi condivisioni nel femminismo, ormai
punti fermi. Questo è rimasto orfano di discussioni aperte capaci di
instradare la cultura del paese ad un confronto serio sulle semplificazioni
che hanno mosso il Parlamento a legiferare e che hanno portato ad una
interpretazione securitaria di tutto quanto riguarda la prostituzione.

Finora intorno al documento napoletano si è sviluppato{{ un dibattito avaro}},
anche se se meno avaro di quello ingaggiato tra Sindaco e Cardinale, nel
quale i “{{regolazionisti}}” (quelli che pensano che la prostituzione sia
necessaria e che vada quindi ordinata in qualche modo dallo stato)
sorprendentemente hanno invocato la libertà femminile di prostituirsi. Di
fronte ad un simile paradosso, vista la limitatezza del glossario politico
italiano,{{ le femministe firmatarie sono state individuate come
proibizioniste}}.

Nulla di più falso e {{strumentale al riaffossamento di tutta una storia ed
un patrimonio}} e alla riconduzione di tutta la vertenza
“antiregolazionista”, sollevata appunto dal documento, su temi etici e
religiosi.

Queste manipolazioni non sono una novità {{in Italia dove la discussione
pubblica è monopolizzata dalle scelte editoriali del sistema mediatico}},
scritto e parlato.

Queste manipolazioni non hanno mai impedito alle donne di discutere e
riappropriarsi del dibattito.

Questa volta la “stampa autorevole” , con la pubblicazione dell’articolo di
Morgane Merteuil ci ha reso un servizio, e potrebbe dare occasione di
estendere il dibattito olre i confini dei comuni responsabili di proposte
che vogliono “tenere lontano dagli occhi e dal cuore” una questione che
riguarda molto da vicino la libertà sessuale femminile.

Rubando la frase “tu puoi anche non occuparti di politica, ma la politica
si occupa di te”, sintetizzo {{la folla delle mie obiezioni ad un pensiero
che vorrebbe l’autodeterminazione delle donne indifferente alle restrizioni
legali}}. Le donne continuano a costruirsi sempre maggiori elementi di
autonomia intellettuale e di azioni, ma non hanno un universo fisico
separato. Anche lo stato lavora, intanto, e sempre lo fa riguadagnando
altri spazi per poter decidere della vita, e della vita delle donne.
Quando si parla di prostituzione non va ripetuto che si parla di tante
persone e anche di tanti traffici. {{La parte del dibattito che deve
coinvolgere le donne libere sulla loro libertà è tutto aperto, e deve
contaminare la cultura ufficiale.}} Ma anche qui non bisogna confondersi e
semplificare: il rischio è che invece di restituire l’impresa, anche
economica, alle sex workers, {{si apra la strada allo stato lenone }} che, col
pretesto di tutelare le “donne e i bambini”, vuol dividere una torta
sostanziosa tra uomini, e che uomini.

Per dire basta alla clandestinità le lavoro sessuale, per dire basta allo
sfruttamento, {{tutti gli Stati sono, per così dire, in ritardo}}. La lotta
allo sfruttamento degli esseri umani è sempre la stessa ed ha di fronte
tali poteri, che davvero non hanno bisogno di altri alleati. Non è un caso
che la discussione in Italia, forse anche in Francia, sia così ambigua:
mancano molti soggetti effettivamente titolari, tra cui le donne non
accreditate dalla stampa e dalla politica forte. Mostrarli significherebbe
non poterli impunemente ordinare contro la loro volontà.

*http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/28/francia-femminismo-pro-sesso-pro-porno-pro-puttane-morgane-merteuil/357507/

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