“Copertina misogina di una prestigiosa rivista letteraria”, così titola Cristina Zanetti su “Geysir, blog esplorativo di Cristina Zanetti” la denuncia e il dibattito conseguente sulla copertina di Granta Italia al numero monotematico con titolo “Sesso”.Come dice la stessa Cristina Zanetti, autrice di un bel romanzo [“Stop Movie”->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article6376], e come si presenta la stessa “[Granta Italia->http://www.grantaitalia.it/]”, si tratta di una rivista letteraria internazionale che pubblica firme prestigiose e che lancia nuovi autori ed autrici. Ora giunge in edizione italiana a cura di Rizzoli.

“Raccontare il sesso – sentimentale o scabroso, cerebrale o istintivo, nudo o vestito – significa parlare d’amore e di violenza, di famiglia e di desiderio, di sogni e di perversioni”, sono le parole d’introduzione a questo numero della rivista. Ma, a sua volta [Cristina Zanetti nel blog->http://www.geysir.it/copertina-misogna-di-una-prestigiosa-rivista-letteraria/], “come riassumere in un solo colpo d’occhio questa pletora di significati? E riuscire allo stesso tempo a declassare contenuti e scritti di alto livello? Ci prova, e ci riesce, la copertina, con quella raffinata allusione anatomica. Se proprio la volete vedere cliccate su “Leggi tutto”. Si è nascosta qui sotto dalla vergogna.”

Disvelata, la ri-veli immediatamente perché provi un pugno allo stomaco: quella vagina spalancata quasi con degli spilli! Ma poi riapri e rileggi l’immagine nella sua costruzione e nei suoi significati più o meno nascosti: un portamonete del tipo che andava tanti anni fa, spalancato, con colorazioni dal rosa al rosso sangue.

Il mio rifiuto? ancora una volta il corpo oggetto, ancora una volta quel legame con i soldi, ancora una volta l’occhio maschile guarda dal basso verso l’alto. Come quando in Tv la cinepresa rirprende le belle giovani donne dal basso. Una forma di stupro anche questa.

Sono forse ancora legata a falsi pudori? Penso in ogni caso – come dice spesso Lorella Zanardo – che dobbiamo imparare a leggere le immagini che vanno in giro per il mondo se vogliamo fare azione politica di denuncia sull’uso dei nostri corpi. Mi piacerebbe che altre, più esperte in decodificazione delle immagini, dessero un’occhiata a questa.