“Self- Help riparliamone!” Con questo invito Il 21 Aprile a Roma, presso la Casa Internazionale delle donne, Archivia ha organizzato, su iniziativa di Livia Geloso, una giornata di studi per non perdere la memoria di una pratica, fondamentale nel radicale processo di liberazione delle donne negli anni ’70, a partire dal corpo. Pratica ancora possibile ed efficace o definitivamente datata? La stessa metodologia organizzativa della giornata ha fornito gli elementi indispensabili alla riflessione e alla risposta.

E’ stata infatti programmata lavorando contemporaneamente sulla ricostruzione della storia del {{Gruppo Femminista per la Salute della Donna(GFSD) di Roma}}, sul materiale relativo al self- help del {{Consultorio autogestito di S. Lorenzo di Roma}}, sulle interviste di una giovane ricercatrice, {{Pina Caporaso}}, a donne che lo hanno praticato.

Il lavoro quindi si è svolto su documenti del passato e su materiali del presente raccolti tra donne/testimoni, con risultati di grande freschezza e interesse, da una giovane e motivata ricercatrice, già laureata con una tesi sulla legge 194. Per incoraggiare ulteriori riflessioni e testimonianze, Pina ha creato un blog con documenti, proposte, indirizzi: [self-helpriparliamone.blogspot.it->self-helpriparliamone.blogspot.it]

Hanno parlato alcune testimoni: {{Luciana Percovich, Sandra Schiassi, Silvia Tozzi, Ines Valanzuolo}}, che a partire dai loro percorsi all’interno dei gruppi di self-help e dalla rievocazione storica del contesto in cui hanno operato, hanno evitato sia l’agiografia e l’autocompiacimento per le aspettative raggiunte, sia l’autocommiserazione per le delusioni e i sogni distrutti, cercando di situare rapidamente in un contesto diverso, attuale, per modificarlo, quanto della loro pratica del self-help potrebbe consentire oggi:
-conoscere la realtà da punti di vista completamente nuovi, come accadde per il nostro corpo con il self-help. Patrizia, del Gruppo femminista per la salute della donna, in un documento così ricorda il primo incontro di self -help ”Quel giorno per me che non avevo neanche mai visto il seno di mia madre fu indimenticabile, una rivoluzione incruenta, uno svelamento..”
-sollecitare un “progetto politico non monolitico, studiato a tavolino” ma fatto di ”un insieme di pratiche” in cui “la molla era stata proprio il desiderio di modificare le radici della sopravvivenza partendo dai nostri corpi……..unendo alla presa di coscienza la determinazione di modificare gli aspetti di una esperienza divenuti insopportabili “ come scrive Luciana Percovich ne La coscienza nel corpo, e anche oggi non mancherebbero aspetti insopportabili di una esperienza da modificare…….!
-riproporre un approccio al corpo “in cui l’aspetto più dirompente è probabilmente il percepirlo come unità tra psiche e soma, imprescindibile dal fattore umano ed emotivo che lo governa, tanto estraneo ad una scienza e una medicina presuntuosamente onnipotenti e dichiaratamente infallibili”, come suggerisce Pina Caporaso dopo aver tanto letto e sentito dalle testimonianze sul self- help.

La necessità di ripensare una pratica che fu propria di questo ”{{movimento nel movimento}}……….considerato in qualche misura altro rispetto alle correnti più teoriche del movimento stesso” è emersa dai lavori pomeridiani.

Dopo gli interventi della mattina, e la proiezione del video di {{Livia Geloso }}e {{Marina Stella }}{Self-Help, Analisi dell’esperienza}, in rapporto a quanto già detto, si sono formati due gruppi di lavoro per discutere argomenti come:
_ 1) il rapporto con le nuove generazioni da parte di chi ha vissuto l’esperienza del self-help;
_ 2) sessualità/ benessere, e problemi di demedicalizzazione.

Lo iato tra generazioni è apparso evidente, dal punto di vista della {{“intraducibilità”}} di una passata esperienza di liberazione vissuta collettivamente. Le trenta-quarantenni, in particolare, hanno sviluppato reazioni di conflittualità e competitività con le madri, invece tra le ragazze l’interesse al dialogo sembra maggiore, nonostante le differenze.

Tuttavia c’è poca autonomia nella ricerca di conoscenze sulla propria fisiologia e, per esempio, nel rapporto delle giovani donne con il corpo si notano oggi segnali di soggezione alle mode (ricorso alla chirurgia estetica), ai suggerimenti della pubblicità (sensazione di “sporco” rispetto alle secrezioni vaginali) e ai desideri altrui (per es., depilazione del pube), anche se la ricerca del piacere è più diretta di un tempo.

Rispetto agli anni ’70, il problema della maternità prevale sull’esigenza di scindere sessualità e riproduzione tramite il ricorso ai contraccettivi.
Entrano in gioco le esitazioni del partner maschile, la coscienza di vivere in un mondo sempre più stretto fra riduzione delle nascite, da un lato, e sovrappopolazione dall’altro. D’altronde, la generazione delle madri è spesso “ingombrante” anche nei confronti del figlio maschio. Per le giovani madri in difficoltà economiche, potrebbe essere valida l’ipotesi di creare reti di aiuto reciproco.

E’ chiaramente emerso il bisogno di un recupero tattile, visibile con il corpo, magari da provare con la creazione di gruppi d’incontro alla Casa internazionale. Ma alla domanda, {{se abbia senso oggi riproporre il self-help,}} è inevitabile rispondere che il contesto degli anni ’70 era ben diverso, perché collegato alla lotta politica, all’autocoscienza, ad esperienze vissute collettivamente. Il self-help aveva un valore dirompente di conoscenza, sostituita oggi, da un lato, dalla scienza (sessuologia), e dall’altro dalla pornografia.
La trasformazione nasceva allora dal fare, oggi avviene con lo specialismo.

Ma anche se lo stare al mondo incrocia l’epoca del consumismo sfrenato, {{qualcosa è forse trasmigrato da una generazione all’altra}}. Quella che è emersa dalla discussione infatti è l’esigenza non tanto della trasmissione, quanto dello scambio e anche per le donne che praticarono il Self-Help questo fu una inesauribile fonte di conoscenza.