Cara Marina,
leggo una tua cronaca dell’Assemblea Udi che nonostante uno sforzo di obiettività contiene
alcune inesattezze. Premetto che la mia non vuole essere una contro/cronaca, ma parto da
quelle. Nell'[occhiello a destra->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9610] (in rosso) prima e nel corpo del pezzo poi, le donne Udi presenti
in Assemblea sono definite {{delegate}}. Probabile che il nuovo corso Udi ripristini tale dicitura,
scomparsa nel 1982. Vocabolo similare a quanto avviene in contesti di partito. Da ieri, vi sono
tutte le premesse perchè ciò avvenga. Tuttavia, così non era in quei 2 giorni, perché nell’Udi
non esistono (ancora) le deleghe. Ai miei occhi, il fatto che anche tu sia incorsa in tale lapsus
parla da solo.

Nel pezzo, quello che definisci {{primo intoppo}} in effetti non è stato il primo, e faccio grazia alla
definizione intoppo. Prima di quella di Modena la “Presidenza” ha vanificato e poi la
maggioranza rigettato proposte provenienti da Pilar Mercanti, anche solo nella parte che
consisteva nel portare a conoscenza di tutte quanto inviato dalle Garanti nazionali al
“Coordinamento”. “Coordinamento” che non solo non aveva risposto, non solo non ne ha fatto
cenno all’apertura dei lavori, ma che soprattutto, con in mano lo Statuto (Graziosi portavoce
delle virgolette di cui sopra) ha tenuto a mettere in riga le Garanti sul proprio ruolo che non è
assolutamente politico. Mercanti è stata rispedita al posto con questa motivazione. I termini
virgolettati non sono frutto di una mia particolare acrimonia, bensì di fatti incontrovertibili a
norma di Statuto Udi, lo stesso Statuto fin troppo sventolato negli ultimi tempi. Presidenza di
Assemblea è nulla per nullità riveniente da nullità di Coordinamento di Congresso, a norma di
Statuto. In calce, trovi allegato estratto di richiesta formulata da me a Katia Graziosi prima
dell’Assemblea, nel tentativo di evitare un brutto precedente formale e politico all’Udi.
_ Ahimè,
avevo larvata speranza di essere ascoltata ma così non è stato, neanche mi ha risposto. La
protervia è pari all’ignoranza della legalità e all’euforia che il 23 ottobre ha partorito un errore
madornale, cui ha fatto seguito –una volta resesi conto dell’errore – un palese disprezzo di
quella stessa legalità. Al contrario di quanto urlato in Congresso da una esagitata al microfono
verso le indignate (“non sopportate di essere minoranza”) se a Congresso c’è stata chi non ha
retto con lucidità la novità di ritrovarsi maggioranza è stata proprio la maggioranza che non ho
difficoltà a recepire come tale, anche oggi.
_ Il fatto è che anche la maggioranza deve rispettare
le regole che sventola all’indirizzo di altre. Altrimenti, devo concludere che il berlusconismo, al
di là dei proclami parolai, si è impadronito di molte in questo tempo. Ai posteri.

{{La proposta di Modena.}} E’ stata messa a verbale la dichiarazione di Serena Ballista. Mi
auguro che almeno questo Verbale arrivi alle donne Udi. Quello del Congresso non lo ha avuto
nemmeno la Delegata che lo aveva legittimamente richiesto in ogni sua parte, per fornirlo
integralmente alle iscritte. E che arrivi… a norma di legge se non di Statuto.
Nel frattempo, io
Milena Carone affermo questo, a partire da quanto letto, ascoltato e visto: la proposta di
Serena Ballista da Modena {{non era}} di votare in blocco solo la proposta modenese, con la
conseguenza che (ti cito testualmente, Marina) {“le proposte delle altre sarebbero state
sottostimate e si sarebbe delegittimato il lavoro del coordinamento”}. La proposta di Modena
{{era}} di votare tutte le varie proposte sul tappeto, ciascuna proposta in blocco e non articolo per
articolo. La proposta poteva non piacere, poteva non essere accettata dalla maggioranza
(come in effetti è stato) ma ciò non toglie che avesse e tuttora mantiene una sua ratio
giuridica incontrovertibile e una ragione politica di fondo che poche hanno intravisto nel
marasma generale: a Congresso non sono state presentate vere e proprie “mozioni politiche” a
se stanti. La Segreteria Congressuale ha dichiarato a tutte che erano da considerarsi tali le
proposte di modifica dello Statuto. Ebbene, solo la proposta di Modena aveva una relazione di
accompagnamento. Il resto erano articolati vari che poi si è deciso (nella seduta notturna di
Segreteria) di riunire in un’accozzaglia informe, senza neanche il testo a fronte di ciò che si
chiedeva di sostituire, per consentire a chi c’era di rendersi conto di cosa si andava a votare.
Il
Congresso è andato come è andato. La Delegata non si è dimessa, come erroneamente da più
parti ripetuto. Era dimissionaria. Ha dichiarato alla Presidenza la propria intenzione di non
ricandidarsi nella situazione venutasi a creare.
A quel punto, la maggioranza cosa ha deciso? Non ha rinnovato la Delegata, non ha rinnovato le Garanti, ha solo provveduto alla “elezione”
di 11 donne come “Coordinamento”. Alla luce di quanto avvenuto poi, oggi posso riconfermare
quello che ieri pensavo: non lo si è fatto perché si aspettava che “passassero” prima le
proposte di modifiche dello Statuto e cioè, tra le altre, la ridicolaggine giuridica e politica di 2
Responsabili nazionali, il cui differente ruolo ancora nessuna nell’Udi conosce, perché nessuna
spiegazione politica o simil-tale né scritta né a voce è stata data per tale stupenda novità.
La
Storia poi racconterà cosa erano una volta le 2 responsabili di Sede nazionali, in un tempo in
cui nell’Udi era espressamente rigettata la sola idea di avere una rappresentanza politica,
all’interno come all’esterno. Ma questa è un’altra storia.
_ Alla luce di quanto sopra, il lavoro del cosiddetto Coordinamento si è dipanato per quello che
era già insito nelle premesse congressuali: un pastrocchio sul piano delle norme e della
politica. Non solo perché – è solo il primo esempio che faccio – le proposte Ferrara e Catania
erano in partenza di tenore affatto differente tra loro, ma perché in corso d’opera sono andate
a confluire scoordinatamente tra loro. Questo, sul piano giuridico e su quello politico, resta
incontrovertibile. Sempre che si riesca ad avere uno straccio di Verbale.
Penso che ad una
cronista non possa essere sfuggito il particolare (che resta un fatto) che proprio la mancanza di
un Verbale congressuale che facesse testo per tutte ha consentito e/o provocato un absurdo
senza precedenti nell’Udi e cioè che ciascuna se la raccontasse a modo proprio sulla fase finale
alla bolognese, come su molto altro, rimpallandosi ciascuna le proprie vedute, l’una con l’altra.
In un disordine mai visto prima.
Mia opinione a questo punto, visto il dipanarsi di alcuni
comportamenti: la confluenza di rivoli differenti aveva come {{unico }} {{scopo}} quello di… {todo
modo para buscar la voluntad divina}. Il top di tale assurda confluenza l’ho vista sul punto
relativo alla Responsabile di Sede – Presidente – Delegata poi diventata… in corso d’opera 2
Responsabili di Sede. Comprendo che perfino la precisissima e strepitante Giovannetti alla
Presidenza ad un certo punto si sia persa non poco tra le diciture al microfono. Giuro, in 54
anni non avevo ancora assistito ad approvazione di Statuti in tale maniera. E per giunta su
un testo vigente che {{non è }} quello definitivo così come modificato nell’Assemblea di maggio
u.s. (per adeguamento a norme su A.P.S. di cui tutta Udi deve dire grazie a 2 Garanti
sciabordanti dal proprio ruolo che non è… politico) bensì erroneamente quello preso dal sito,
che non fa testo in alcun modo perché tutte hanno quello definitivo, sempre che leggano le
mail e sempre che le proprie responsabili (come Liviana Zagagnoni di Ferrara presente e
votante a maggio) al rientro in loco riferiscano gli esiti di un’Assemblea. Ignavia,
pressappochismo, fretta e altro sono stati una miscela assurda che nell’Udi di questo ultimo
scorcio ha prodotto quello che ha prodotto. E ribadiamolo, con un Gruppo preparatorio eletto,
poi organizzativo eccetera che poteva dire e intervenire. Altro che mortificazione della
collegialità da parte dell’autoritaria Pina Nuzzo. Ai posteri 2.

Con molte altre ho {{assistito}} senza partecipare. Personalmente, non solo in questa ultima
Assemblea, ma almeno da un anno a questa parte. Incluso il Congresso, cui ho assistito fino
alla fine, senza partecipare, a votazioni nulle e altro ancora. Ciò che ha… determinato
l’andamento dei lavori, così come altro nel corso di questi ultimi tempi nell’Associazione cui
resto iscritta, non è affatto quel primo intoppo, come lo definisci tu. Si tratta di qualcosa che
nell’Udi si prepara da tempo, ma sotterraneamente. Pienamente legittimo come desiderio.
Purtuttavia, nonostante il tempo e i cervelli a disposizione, si è dipanato molto male, sul piano
delle norme, ancor più su quello della politica. Almeno questo, oggi si può dire, senza neanche
entrare nel merito delle scelte politiche. È stato un {{atteggiamento surreale}} ciò di cui sono
stata una delle interpreti? Dico intanto che tale atteggiamento è consistito appunto nel
partecipare all’Assemblea senza partecipare al voto. Per la precisione, ciò è avvenuto dopo il
ritiro della proposta di Modena e la conseguente richiesta alla “Presidenza” di non procedere
alla votazione articolo per articolo anche per detta proposta, in quanto non suscettibile di
essere smembrata e votata a pezzettini, come è stato fatto, con evidenti problemi in corso
d’opera per “inventare” una qualche forma di organicità al tutto. Cortesemente… – oh, quante
volte ho sentito risuonare dal microfono questo avverbio – la Presidenza ha rispettato la
richiesta di Serena, anche se di tanto in tanto capitava – per errore, ovviamente – di porre in
votazione qualche brandello di Modena, spaparanzato con altri su un display gigante ma
illeggibile se non dai primi posti in Sala. Ma del resto, e affermo anche questo, la maggioranza
delle convenute era lì solo per alzare la mano. Nella bulimia di manine alzate, si è votato anche
ciò che non v’era alcun bisogno di votare. La “Presidenza” ha accettato, non senza aver
rimarcato a Serena e a tutte le “delegate” presenti che… a norma di Statuto le circa 200 firme
on line di iscritte Udi non avevano alcun valore. Pienamente giusto. La stessa nota di Modena
rimarca il valore politico di quelle firme, solo quello politico. Ma la politica ha preso vacanza da
tempo in contesti Udi dove si è decisa e poi dipanata in modo perverso unicamente la dittatura
di cartellini e applausi. Cartellini chiamati spesso “deleghe” (forse da lì è partito il tuo lapsus)
con strilli acuti al microfono dalla Presidente Giovannetti Elisa, esponente PD: “{{alzate le
deleghe}}” e “{{contrari}}” sono state le sue falsità più pronunciate quanto a numero, mentre la
Presidente Dell’Oste è la portatrice sana di almeno un centinaio di “cortesemente” oltre che del
dispiegarsi in simultanea del suddetto display illeggibile, ma precisissimo. Quanto a pratica
Udi, Giovannetti da Forlì il 04.12.10 ossia esattamente un anno fa, ha fatto in tempo a
iscriversi (per il 2010, a dicembre…) per la sua prima volta all’Udi e nello stesso giorno entrare
nella sua dirigenza e da allora rimanerci continuativamente: la carriera Udi più fulminante da
me vista in 27 anni. Quasi ciascuna eletta ha dichiarato che metterà tutta se stessa per fare un
servizio all’Associazione. Rischio di crederci. Il nostro {{atteggiamento surreale}} è consistito in
questo: non si è partecipato a voto, mai applaudito nè strepitato. Unico appaluso scrosciante,
domenica mattina, con alcune di noi alzate in piedi, alle parole di Liliana Barca, lette solo alla
fine da una Graziosi in evidente stato confusionale e malcelato imbarazzo. Se quella è la realtà,
sono contenta di avere addosso tale definizione. Donne surreali come Pina Nuzzo, Vania
Chiurlotto, Rosanna Galli, Laura Piretti, Antonella Pompilio, Odette de Caroli, la sottoscritta e
molte altre hanno legittimamente, pacatamente, direi perfino educatamente (cortesemente lo
eviterei, al momento) palesato il proprio dissenso restando in Assemblea, autodeterminandosi
come minoranza a tutti gli effetti di un contesto fuori dalle norme così come la maggioranza
aveva deciso di farlo dipanare. Certamente, viste le rinunce alle cosiddette “proposizioni” che
in alcuni casi erano “investiture”, in altri casi pura farsa, non si è voluto fornire neanche il
comodo alibi di entrare in un tal Coordinamento come componente di minoranza. Questo lo si
può chiamare atteggiamento surreale, una volta scoperte tutte le carte? Una cosa è certa: con
l’Assemblea di 2 giorni fa, oltre all’istituto dell’autoproposizione è morta l’Assemblea
autoconvocata. Un’eutanasia quasi passata inosservata. Per festeggiare la sua morte si è
atteso per 29 anni, da alcune che per 29 anni hanno solo fatto finta di essere d’accordo con i
principi Udi affermati nel 1982 e che nel 2003 si è cercato di mettere in pratica anche come
associazione organizzata. Ai posteri 3.

Marina, prosegui nel tuo scritto con parole forti come {democrazia formale – valore – mia figlia – diritto – nonne – carcere – morte – autoreferenziale – patologia – autismo politico.} Poi che
{molti valori in questi decenni sono andati in crisi e tra questi il principio della delega e della
rappresentanza}. Sarei tentata di replicare punto per punto. Che dirti: quasi evangelicamente,
in verità in verità, sei tu che lo scrivi. Vedremo. Quel che ho visto sabato e domenica qualcosa
mi ha già detto in fatto di delega e di rappresentanza. Prosegui con… “{Troppo spesso si è
puntato tutto sulla sostanza abbandonando quelle regole a volte non scritte ma necessarie
per…” } Le regole, o meglio la legalità, scritta e non scritta, è andata a farsi un giro prendendosi
a braccetto col rispetto della genealogia, e di questo prima o poi saremo chiamate a farne le
spese tutte, insieme. Mentre leggeva la sua dichiarazione Chiurlotto, dal fondo della sala ho
sentito parole irripetibili. Ma il culmine è arrivato durante la lettura di quelle di Liliana Barca
assente. Anche queste le trovi a commento della tua cronaca, se ti fossero sfuggite in Sala.
Infine, ti dichiari “{sicura che, anche con le nuove dirigenti, l’Udi continuerà un cammino politico
ricco e articolato capace di farsi riconoscere da un numero sempre maggiore di donne e di
uomini.}” Le attuali dirigenti si faranno carico di un percorso. Sul {{farsi riconoscere }} sospendo il
giudizio e resto presso di me. Per troppe volte ho visto agire solo di rimessa, di fronte
all’attività altrui. E ho visto versare veleni di nascosto all’indirizzo di dirigenti solo perché non
corrispondevano a determinati desideri. Io affermo che non lo farò mai, a partire da me. Ho
sempre agito, parlato, pensato e scritto a testa alta, a carte scoperte, dando il mio contributo
al percorso Udi di questi ultimi e alle sue Campagne, promosse tutte dalla Sede nazionale. Tra
le parole che non temo di pronunciare e incarnare c’è minoranza. La minoranza dell’Udi resta
tale e al contempo resta l’Udi che siamo. Farò progetti, iniziative, e contribuirò a mettere in
scena conflitti a viso aperto, conflitti adulti, perché la politica vera è fatta anche di questo. Ma
mai guerriglie sotterranee. Certo, alla logica dei conflitti adulti non appartiene neanche la
modalità stucchevole del “volemose bene” e delle “ricuciture lacrimose” balbettate
nell’ultimora. Con altre, resto minoranza e resto iscritta Udi. Soprattutto, continuerò fino a che
mi sarà possibile il percorso per una Udi forte, autorevole, autonoma, riconosciuta e
riconoscibile, con tante anime differenti tra loro, certo, come lo sono state in tutti questi anni,
ma pur sempre anime accomunate dalla voglia di non consegnare… beh, l’ho fatta lunga, le
parole di Vania Chiurlotto le avrai ascoltate anche tu. Vania è la {{donna più giovane }} che io
abbia mai conosciuta in 27 anni di Udi. A parte questo, al contrario di me, ha moltissime doti,
tra cui quello della sintesi. In ogni caso, trovi anche le sue inserite a commento della tua
cronaca.

Ti saluto autenticamente Marina. Lo faccio con la stessa cordialità con cui l’ho fatto prima di
uscire da una Sala. Sala che, l’ho scoperto uscendo, non reca più il cartello verde intitolato a
Carla Lonzi ma un asettico “Sala Convegni”. Forse, un segno dei tempi anche quello. Forse,
anzi sicuro, se Carla sta da qualche parte, della rimozione di quel cartello non se ne avrà a
male. Forse, si rimetterà comoda, a più di 40 anni, dopo essersi rivoltata tante volte per mille
abusi del suo nome {post mortem}, dopo i linciaggi in vita.

Milena Carone – 06.12.11

{{Allegato:}}
_ {{Estratto da mail inviata da Milena Carone a Katia Graziosi il 29.1111.}}

[…] “non in quanto “portavoce” comunicata, ma a partire dalla qualità del nostro rapporto nel Coordinamento Udi
2008/2010.
_ […] dal 24 ottobre in poi ho ricevuto una serie di mail che ho letto tutte con grande attenzione. Da ultima,
questa firmata “per c.u.n.” da te. Non entro nel merito di ogni singola comunicazione. Da quanto finora mi è pervenuto
dall’indirizzo di posta udinazionale@gmail.com traspare una crescente voglia di “{{fare la cosa giusta}}”, sul piano
politico, su quello delle regole. In questa ultima mail per esempio viene comunicata (sia pure con rammarico) la
mancata presa in considerazione di alcune mozioni in quanto non presentate “come da regolarmente” eccetera. In una
precedente mail, il “Coordinamento” ci teneva a sottolineare – con un rimando espresso allo Statuto – che l’Assemblea
viene regolarmente convocata “a norma dell’art. 7”. Ebbene, proprio a partire da questo bisogno che vedo trasparire,
mi corre l’obbligo di far presente un particolare non da poco che,
sul piano formale e delle regole, rischia di inficiare il vostro lavoro e la vostra stessa generosità.
_ […] non si tratterà di una novità nè ancor meno di un fulmine a ciel sereno.
Se si vuole fare la cosa giusta, occorre farla ab inizio.
In caso contrario, sopratutto in questo momento in cui nell’Udi si apre un nuovo corso,
il pericolo è quello di creare un precedente assurdo o peggio lasciare agli atti
una nullità che inficierebbe ogni cosa, poichè tale nullità risalirebbe alle fasi finali dello stesso Congresso.
_ […] Il contesto di 11 donne “elette” il 23 ottobre a Bologna non costituisce un Coordinamento a norma dell’art. 8
dello Statuto.
_ […] palese (ancorchè incolpevole) errore nel quale si è incorse.
Faccio appello a Katia Graziosi
_ […]
La mia {{proposta }} è molto {{semplice}}, se condivisa farà perdere pochissimo tempo,
sul piano dei contenuti non cambierà nulla o pochissimo, quel che più conta si farebbe la cosa giusta. La sintetizzo in
punti:

• Una volta ritrovatesi nelle prime ore del pomeriggio del 3 dicembre 2011 le donne Udi
che costituiranno l’Assemblea andranno ad eleggere un Ufficio di Presidenza. Per pura ipotesi, che però non
vedo lontana affatto dalla realtà, tale Ufficio di Presidenza potrebbe essere costituito anche dalle stesse 11 donne
dalle quali mi sono arrivate mail in questi giorni. Una volta costituito regolarmente l’Ufficio di Presidenza, la prima
cosa da mettere a verbale è che nelle fasi conclusive del Congresso, per errore materiale e/o di conteggio, sono
state elette alcune donne che non costituiscono un Coordinamento a norma di Statuto. […]

• Di seguito, l’Ufficio di Presidenza appronterà un ordine dei lavori da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea.
Una volta approvato, avranno inizio regolarmente i lavori dell’Assemblea.

Tutto questo da una parte non inficia, sul piano dei contenuti, il lavoro fatto fin qui
e dall’altra parte consente di procedere in modo corretto. Mi auguro fortemente che le altre 10 donne che sono a
lavorare con Katia comprendano e non vedano nelle mie parole alcunchè “contro”, anzi. Sono parole e pensieri a
favore del buon andamento di tutto, per tutte.

Un caro saluto
Milena Carone
_ […]

—– Original Message —–
_ {{From}}: UDI NAZIONALE
_ {{To}}: undisclosed-recipients:
_ {{Sent:}} Sunday, November 27, 2011 1:40 PM
_ {{Subject:}} materiali x 3 e 4 dicembre

Carissime come promesso, ma con qualche ora di ritardo, inviamo i materiali relativi alle proposte statutarie da discutere
all’assemblea nazionale del 3 e 4 dicembre prossimo a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne (via delal Lungara 19).
_ Abbiamo ritenuto non considerare, e ci scusiamo con loro, la mozione dell’UDI di Bologna e di Rosanna Marcoddoppido perchè
non erano state presentate, come da regolarmente, con almeno 10 firme di donne presenti al congresso.
_ A breve sarà inviata la lettera con la proposta dell’ordine dei lavori.
_ Per ora , un caro saluto a tutte
_ per c.u.n.
_ Kaia Graziosi