Il comitato promotore SE NON ORA QUANDO presenta oggi, martedì 29 novembre alle ore 11.30 presso la Sala Bologna del Senato, alla stampa la manifestazione-concerto “Se Non Le Donne Chi?” che si svolgerà domenica 11 dicembre a Roma e in contemporanea nelle altre città italiane per ribadire che dalla crisi economica, politica e istituzionale in cui il paese si trova non si esce senza il contributo delle donne.
Dopo il 13 febbraio scorso, con più di un milione di donne a manifestare per il rispetto e la dignità in tutta Italia, e il momento di riflessione e programmazione di Siena a luglio, SE NON ORA QUANDO si propone di riportare le donne al centro del dibattito politico italiano.

Di seguito, {{la lettera alle donne}} con cui è stata lanciata il 17 novembre la proposta di una giornata di mobilitazione per l’11 dicembre in tutta Italia contemporaneamente.

“{{Care donne che eravate in piazza con noi il 13 febbraio}}, a rivendicare dignità e rispetto, care tutte le altre, italiane per nascita o per scelta.

{{Care donne che non hanno perso il coraggio, }} la voglia di esserci, il progetto di contare, la speranza di uscire da questi anni di fango.

{{Care donne singolari e plurali}}, diverse l’una dall’altra, sorelle compagne amiche, figlie e madri, siamo di nuovo qui, tutte unite, perché tutte unite siamo una forza e con “una forza” è ora che facciano i conti. Tutti.

Siamo una forza, per quante siamo e per come siamo.

{{Siamo quelle che}} tengono insieme affetti e lavoro, cura e responsabilità, libertà e senso del dovere.

{{Siamo quelle che}} il diritto di essere cittadine se lo guadagnano giorno per giorno sulle barricate della vita quotidiana.

Non c’è da uscire solo da una crisi economica, ma da una crisi politica, una crisi istituzionale, una crisi morale, da una logica, un immaginario, un ordine.

In questo passaggio difficile non possiamo tirarci indietro, perché non può tirarsi indietro chi regge questo paese sulle proprie spalle.

Le donne non possono mancare per ridare all’Italia la dignità che ha perso, per ridarle credibilità, nel mondo, in Europa. Perché vogliamo restare in Europa e lavorare per un suo reale governo politico. Ma soprattutto non possono mancare per una politica che sia radicata alle necessità vere di donne e uomini.

Democrazia vuol dire {{donne e uomini insieme al governo}}, capaci di far parlare le loro vite diverse.

E anche così dovranno essere democratiche le aziende, le banche, le istituzioni, le fondazioni, le università. Tutto.
{{
E che nessuno ci venga a dire che questo non è il momento.}}

Per anni abbiamo votato una rappresentanza irregolare, composta da una maggioranza schiacciante di uomini. Abbiamo votato in cambio di niente, infatti questo paese non ci somiglia, non ci racconta. Ma adesso basta.

{{Adesso, attenti: una donna un voto.}} Quando chiederanno il nostro voto non lo daremo più né per simpatia, né per ideologia, ma solo su programmi concreti e sulla certezza dell’impegno di 50% di donne al Governo. Il 50% non è quota rosa, non serve a tutelare le donne, serve a contenere la presenza degli uomini, non è un fine, ma solo un mezzo per rendere il paese più vivibile ed equilibrato, più onesto, più vero.

{{I partiti indifferenti perderanno il nostro voto.}}

E voi uomini, che ci siete stati amici, che ci avete seguiti nelle piazze del 13 Febbraio, credetelo: la nostra forza è anche la vostra. E’ per un bene comune che stiamo lottando. Un Paese senza la voce delle donne è un paese che va a finir male, verso una società triste e lenta, ingiusta, immobile, volgare e bugiarda.

Bisogni e desideri delle donne possono già essere un buon programma di governo. Sappiamo più degli uomini quanto oggi sia difficile vivere, difficile lavorare, mettere al mondo figli, educare, difficile essere giovani, difficile essere vecchi. Le nostre competenze non le abbiamo guadagnate solo sui libri, ma anche dalla faticosa e spesso terribile bellezza della vita delle donne.

La nostra storia ci insegna che {{non serve lamentarsi.}} Non ci basta più quella specie di società equilibrista e funambola che abbiamo inventato, in completa assenza dello Stato, per poter vivere decentemente e far vivere decentemente.

{{La società civile è più donne che uomini.}}

E’ ora di cambiare, cittadine!

{{L’11 Dicembre 2011, in tutte le città d’Italia}}”