Il potere delle donne nelle imprese, nell’economia e nella pubblica amministrazione – gli orientamenti del Parlamento Europeo:
un titolo che già preannuncia un discorso complesso e di grande impegno come in effetti è stato quello che si è sviluppato a Roma, il 16 novembre, presso la sede del Parlamento Europeo su iniziativa di Noiretedonne.L’interesse dell’iniziativa è stato dimostrato non solo dalla nutrita partecipazione ma dalla presenza promessa e mantenuta di tutte le relatrici e i relatori invitati, malgrado si trattasse di persone molto impegnate, e non tutte residenti a Roma dove si è svolto il convegno. Per esempio la dottoressa {{Moratti}} venuta da Milano non più come sindaca, ma imprenditrice e che ha parlato dimostrando un particolare interesse e sensibilità non solo per il mondo dell’imprenditoria femminile ma anche per i meccanismi politici che agiscono e condizionano la struttura pubblica e privata nei confronti delle donne.

Questo per dire che l’incontro di {{Noiretedonne}} non ha fatto che intercettare{{ il tema giusto nel momento giusto}} e persino l’utilità di dare un’impronta tecnica agli argomenti in discussione nello stesso giorno, ironia del caso, che si stava installando il nuovo governo “tecnico”nel paese. Non che ciò sia necessariamente motivo di compiacimento ma tant’è, il paese in questo momento di ciò ha bisogno – e speriamo si possa parlare di momento – per cui tanto vale remare secondo la forza della corrente e prepararci ad affrontare e calcolare{{ i passi necessari al mondo femminile per entrare in questa realtà con consapevolezza e capacità di agire}}, pur senza perdere di vista l’aspetto politico/democratico dal quale comunque non ci discostiamo.

E’ sotto gli occhi di tutt* come l’acuirsi della crisi nazionale, europea e mondiale abbia dato al mondo femminile, già tradizionalmente penalizzato, un motivo in più di accelerazione – dopo un momento di sconcerto, diciamocelo pure – ed è evidente che i grandi incontri di piazza che hanno segnato con successo la stagione passata hanno contribuito non poco a farci reincontrare e soprattutto contare: {{siamo tante, siamo vive e pensanti, brave, non possiamo perdere questa nostra ricchezza. }}

L’incontro è stato aperto da {{[Maria Grazia Rossilli->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9519] }} che ha permesso di inquadrare il complesso dibattito entro{{ le linee tracciate dalle risoluzioni del Parlamento Europeo}} e in base ad esse ragionare sul fatto e non fatto nel nostro paese, su quanto si è disatteso, mal interpretato, contraddetto e quanto sarebbe stato richiesto in ambito di parità, equità, iniziative di adeguamento.

Fare una sintesi dei lavori di una giornata così densa, che ha affrontato questioni relative a pensioni, economia, pubblica amministrazione, imprese, toccando quindi temi scottanti legati alle condizioni retributive, pensionistiche, di carriera del mondo femminile è cosa quasi impossibile perchè si può dire che ogni intervento, pronunciato dagli esperti è stato corredato da dati, numeri e riflessioni che hanno consentito di mettere a nudo realtà i cui risvolti la normale conoscenza dei non addetti ai lavori non avrebbe potuto arrivare.

Ha colpito {{l’unanimità delle valutazioni sui vuoti istituzionali}}, le colpe marcate nei confronti del lavoro femminile, la sottovalutazione del merito e gli ostacoli relativi all’avanzamento delle carriere.

Il {{mondo delle pensioni}} di per sé meriterebbe un ciclo di incontri se si volesse veramente capire come il sistema sia stato capace di incartarsi, per usare un termine non del tutto formale, e quali e quante contraddizioni segnino le deficienze di cui inevitabilmente si va a pagare il prezzo presente e futuro. Pare di poter sintetizzare che essendo il pensionamento il risultato finale di una vita lavorativa non può prescindere da quanto e come essa sia stata consentita in rapporto alle proprie capacità, ne consegue che la donna per i motivi ben conosciuti, ne risulta il soggetto più colpito, per usare un eufemismo.

Si è posto l’accento su come{{ le difficoltà interposte tra le donne e il mondo del lavoro}} producano in loro un alto numero di rinunce, sia per scoraggiamento dovuto alle difficoltà di assunzione sia, una volta entrate nel mondo del lavoro, per le frustrazioni relative alle condizioni lavorative e di carriera: per fare pochi esempi nella Pubblica Amministrazione solo il 21% di dirigenti di prima fascia è donna, nelle ASL su 236 direttori generali 22 sono le donne, la retribuzione si calcola ancora oggi del 30% inferiore a quella maschile. Certamente {{una perdita a livello umano molto grave}} ma anche, come è stato da più parti sottolineato, a livello sociale ed economico per la ricaduta sul PIL, una perdita di risorse preziose, calcolata intorno al 30%, risorse che potrebbero essere riversate sul welfare, ad esempio.

Viene da pensare che se il problema non solo delle assunzioni ma delle carriere delle donne è ancora così macroscopico ben poco sono servite le direttive europee.

{{Che fare?}}

Per venire ai {{punti propositivi emersi}} ricordiamo che è’ stata invocata {{ la costituzione di autority }} che possano chiedere ragione laddove si verificassero omissioni nelle assunzioni o promozioni delle donne, che pur senza poteri impositivi, abbiano la facoltà di rendere pubblici i comportamenti non virtuosi, le eventuali ingiustizie, siano esse nella pubblica amministrazione che nel privato.

Sembra interessante anche la proposta lanciata – per amore della verità non nuova, ma questo è un particolare che non ci stupisce più, purtroppo – di istituire {{un data base di competenze}} cui poter attingere per proporre nomi qualificati di donne, ed ora ce ne sono tanti davvero, laddove se ne presentasse la opportunità.

In definitiva si è una volta di più attestato che {{continueremo a vivere una democrazia monca}} finchè un 50 % di soggetti sarà emarginato, sia dalla pubblica amministrazione che dall’imprenditoria privata.

Un’altra ipotesi che si potrebbe studiare riguarda i vari tipi di {{incentivi da proporre alle istituzioni}} di pari passo con loa costituzione di autority, in modo da esercitare una pressione psicologica maggiore laddove il buon senso e la sensibilità di chi ha il potere decisionale non arrivino spontaneamente.

Sulle molte tematiche trattate e che non sono contenute in questa sintesi ci auguriamo di poter tornare non appena riceveremo le relazioni della complessa e ricca giornata di lavoro, cercheremo di trarre dati e dichiarazioni di esperti utili a completare i temi del potere delle donne, dove si disperde, da dove possiamo farlo emergere con quali iniziative frutto di un lavoro collettivo di noi tutte.