Come avevamo scritto su questo giornale il XV Congresso dell’Udi che si è tenuto a Bologna non si era chiuso con l’approvazione dello Statuto e l’elezione degli organi dirigenti. Per questo, era stato dato mandato ad un coordinamento di preparare un’Assemblea Nazionale che continuasse la discussione interrotta il 24 ottobre 2011.L’Assemblea Nazionale che continuerà il lavoro del XV Congresso si terrà a {{Roma sabato 3 dicembre (ore 15/20) e domenica 4 dicembre ore (9,30/13,30)}} presso la Casa Internazionale delle Donne – Via della Lungara, 19, Sala Carla Lonzi
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L’Udi di Modena}} ha presentato una mozione per suggerire delle {{modifiche allo Statuto del 2002 che aveva sostituito la Carta degli Intenti del 1982}}.
Qui di seguito vi proponiamo il documento di accompagnamento alla mozione di modifica dello Statuto presentato dall’Udi di Modena

{{Noi dell’Udi e la politica }}

E’ diventata opinione diffusa che le donne in politica possono fare la differenza, mentre solo qualche anno fa la politica delle donne, il femminismo, erano considerati fuori tempo e fuori luogo. Poi in modo quasi impercettibile le cose sono cambiate, le donne sono state sempre più presenti nelle piazze e decisive per la riuscita di manifestazioni e referendum. {{Le amministrative del 2011}} hanno segnato una svolta e il concetto che il governo di una regione e di una città debba essere condiviso tra i generi comincia a entrare nella mentalità corrente. E’ un fatto nuovo e significativo, determinato dalla tenacia delle donne, organizzate e no, che da anni si battono per una democrazia condivisa. E’ un fatto nuovissimo che il senatore {{Mario Monti }} nelle consultazioni per un nuovo governo abbia voluto sentire, tra gli altri, le {{Consigliere di Parità}}.

Ed è significativo che {{tre donne siano a capo di Ministeri importanti nel Governo}} che si è appena insediato: ciò dimostra che, quando conta il merito, quando si esce dalle logiche delle cordate e delle cooptazioni, emergono le competenze femminili, suscettibili comunque di giudizio.

Noi dell’Udi abbiamo sicuramente contribuito a realizzare tale spostamento grazie al lavoro paziente e capillare fatto ovunque con il contributo sapiente e specializzato di donne che si sono spese nella politica. Nell’arco di questo decennio ci siamo prese molte responsabilità, prima fra tutte quella di pensare forme nuove della politica. Questo ha rivelato{{ la domanda di partecipazione e di rappresentazione nazionale che le donne fanno all’Udi}}. La rappresentazione collettiva che siamo riuscite a comporre ha favorito il desiderio di esserci, ha fatto emergere la legittima aspirazione di cittadine a rappresentare tutti, donne e uomini, cosi come avviene per gli uomini, secondo la nostra Costituzione. {{La Campagna 50°50…ovunque si decide}}! ha promosso una rappresentanza che si affranca dalle quote, che si fonda sull’idea della partecipazione in condizioni di parità e di risultati affidati al merito, agli elettori e alle elettrici.

Ci siamo date credito, lo abbiamo dato a donne non iscritte che avevano voglia di spendersi, a tutte abbiamo affidato incarichi concreti e reali. A tutte abbiamo consentito l’accesso agli organismi dirigenti sulla base della sola autoproposizione convinte che, in politica, aprire è sempre positivo. E’ stata una sperimentazione necessaria per tornare a pensare una organizzazione a nostra misura. {{Abbiamo sostituito la ‘vecchia’ Carta degli Intenti, che ci aveva accompagnato dal 1982 fino al 2003, con uno Statuto, anch’esso scritto e pensato da donne che avevano in comune un linguaggio e una storia, lo stesso con cui siamo arrivate a questo Congresso}}. E se è fondamentale verificare in ogni momento le regole che ci diamo, nello stesso tempo non si può prescindere dalle quelle pratiche della politica delle donne che non si trovano scritte nei regolamenti e neppure negli statuti.

Questo è un nodo cruciale, non solo per l’Udi. {{Un conto è trovare le regole giuste, un conto azzerare la pratica delle relazioni e la genealogia.}} Il femminismo e la filosofia della differenza hanno prodotto pensiero con cui la politica delle donne deve fare i conti, pena il disordine simbolico che porta irrimediabilmente verso l’insignificanza e la sofferenza.

{{La Scuola}} ha rappresentato, forse più delle {{Campagne}}, la stazione di scambio per giovani donne dove mettersi in gioco tentando una pratica rinnovata, nel riconoscimento sapiente delle differenze. Allo stesso tempo chi aveva un’idea mitica dell’Associazione ha visto in concreto come si costruisce un pensiero politico e come si ingegnano le donne dell’Udi per trovare le risorse necessarie alla realizzazione dei progetti che un pensiero collettivo mette in moto. Sempre coerenti nel principio dell’autonomia. {{Le donne che fanno l’Udi oggi devono essere lucide e conseguenti su questo principio}}, infatti, in questa fase storica, non sono gli altri a fare pressione su di noi, ma siamo noi stesse a dover fare i conti con il coraggio della nostra libertà. Assumerla fino in fondo significa decidere di testa nostra, con la lungimiranza con la quale la nostra politica dovrà guardare sempre più verso la democrazia condivisa.

Quanto detto e fatto in questi anni è la premessa per quello che ci proponiamo di fare in futuro, questo era il senso dei documenti presentati al Congresso a Bologna e che di seguito rileggiamo nei passaggi più significativi
Certe e consapevoli che un percorso politico, al di là dell’essere inventato, può anche costruirsi attraverso la pratica e la frequentazione delle “cose” che sentiamo come più nostre, riteniamo che l’UDI che vogliamo non può prescindere dai passi mossi finora. Comunque li si vogliano leggere ed interpretare hanno segnato una pratica precisa nella quale moltissime di noi continuano a riconoscersi e che ha fatto scuola anche per coloro che hanno scelto strumenti e modi differenti.

L’UDI che siamo muove i suoi passi significativi a partire dalla {{Staffetta di donne contro la violenza sulle donne.}} Il tema della violenza, che in quel 2008 avevamo fatto nostro come vessillo, deve continuare ad abitare con insistenza la nostra agenda politica. L’attacco ai consultori pubblici, la chiusura progressiva dei Centri antiviolenza significano che il sistema di sostegno alle donne che hanno subito violenza si sta progressivamente sgretolando. Abbiamo quindi bisogno di ricentrare continuamente l’attenzione su di un dramma che la crisi economica, presumibilmente, tenderà ad accentuare.

La violenza è stata sempre strettamente connessa con la sessualità e la capacità di vivere l’espressione del corpo e del proprio genere nel modo che le donne sentivano e sentono a loro più confacente. Su sessualità e salute alcune donne hanno lavorato tenacemente a partire dal Comitato Quando decidiamo noi alla piattaforma Generare oggi tra precarietà e futuro. Altre, anche esterne all’UDI, hanno ripreso il discorso per declinarlo nuovamente sui desideri delle donne di oggi.

Quando abbiamo detto {{generare oggi}} abbiamo posto al centro la donna che genera, quella che decide e si assume responsabilità; quando abbiamo detto {{precarietà e futuro}} abbiamo indicato l’intreccio fra le scelte di maternità e la precarietà di vita e di lavoro che le giovani donne hanno davanti. Le proposte per un lavoro futuro vanno in due direzioni: da una parte abbiamo la necessità di ribadire che non intendiamo più parlare di tutela della maternità, ma nuovamente del riconoscimento del suo valore sociale e della responsabilità sociale che ne consegue; dall’altra l’intento deve essere quello di promuovere una cultura dei corpi che non separi – ma ‘tenga in relazione’ – consentendo quindi ad ogni donna, e mai da sola, di vivere il proprio corpo come soggetto attivo e non come destino da subire.

Il corpo delle donne, e la rappresentazione che di esso danno i media, è stato al centro della campagna{{ Immagini amiche}}. La campagna ha espresso la concezione di un sistema culturale verso il quale verosimilmente possiamo convogliare l’attenzione perché la violenza venga arginata già a partire dalla elaborazione dello stereotipo. La seconda edizione del Premio, insieme all’attenzione viva e crescente di istituzioni e ambiti professionali mediatici, certifica la crescita del progetto e il bisogno di sostenerlo perché questa campagna continui a promuovere una rappresentazione amica delle donne . Così come è stata concepita, Immagini amiche è un prodotto di altissima spendibilità nelle scuole e ci ha consentito, e ancor più dovrebbe permetterci, di aprire un dialogo sul tema della rappresentazione femminile suscitando il dibattito fra gli adolescenti.

{{L’elemento formativo}} per l’UDI deve rimanere uno dei cardini sui quali innestare la propria azione futura. Gli esperimenti dei {{5finesettimanadipolitica}} e, più ancora, la {{Scuola politica UDI}}, devono continuare a proporsi come momenti imprescindibili ed indispensabili per qualsiasi donna dell’UDI che intenda favorire una riflessione teorica forte e decisiva per gli sviluppi futuri dell’associazione. L’affidamento al Gruppo archivio della ideazione della Scuola 2011 ha inaugurato una prassi che vogliamo continuare a seguire e sentire come nostra, di maturazione di un pensiero, e della conseguente riflessione su di esso, che stia alla base dell’agire di ognuna di noi. Si tratta di uno spazio ampio di confronto anche con le donne non dell’UDI che sentono di poter vivere e abitare i nostri spazi anche per lo scambio intellettuale.

E’ infatti su di una riflessione più serrata, oltre che di un’azione mirata e propositiva su nuovi temi, che dobbiamo concentrare gli sforzi futuri. Il{{ Planetario lavoro}} va in questo senso, per esempio. L’{{Anteprima sul lavoro al Congresso}} ci ha dimostrato che a pieno titolo possiamo proporci come interlocutrici, come protagoniste di una contrattazione di genere che porti sui tavoli di istituzioni e sindacati temi come la
decrescita, il bilancio sociale e di genere, il bilancio di giustizia. Promuovendo un dibattito volto ad esprimere un modello economico che dia valore al saper fare, alla cura e alla manutenzione delle persone e delle cose e che introduca un pensiero femminile sulla precarietà che rende sterili, sulla vulnerabilità dei corpi soggetti alle leggi del mercato refrattarie ai concetti di relazione, cooperazione, scambio, qualità della vita, attenzione al territorio e all’ambiente.

{{Se un altro concetto di lavoro è possibile }} questo potrà radicarsi a partire dalla possibilità che le donne entrino a pieno titolo negli ambiti decisionali. Il 50°50… ovunque si decide! è ormai diventata una campagna nella quale l’attenzione per il territorio, la cura della città e per la “cosa pubblica” possono trovare lo spazio giusto per esprimere la concezione che le donne hanno del mondo. La democrazia condivisa è ormai entrata nell’agenda dei movimenti e dei partiti che intendono governare il nostro paese, con proposte anche diverse dalla nostra.

La presenza sempre più numerosa delle {{donne amministratrici}} ha dato una titolarità inedita a questa campagna che ha bisogno però di coinvolgere ancora di più la sensibilità delle donne. Perché il lo stare “ovunque si decide” si connoti anche in senso marcatamente di genere, perché si dimostri che in questi luoghi si può stare intessendo relazioni di valore e non di interesse.

La costruzione di percorsi di condivisione è {{una pratica politica reale fondata sull’ascolto e sul dialogo}}. E’ un evento dalla forza dirompente che assume un valore eccezionale se, a maggior ragione, lo pensiamo a partire dalle differenze. Il dialogo e il rapporto con le migranti è per le donne dell’UDI, un intendimento ancora largamente da esplorare e fare proprio. E’ necessario che le possibili e positive relazioni che riusciamo a stabilire, tra donne immigrate e donne nate in Italia, siano valorizzate e narrate, in una dimensione di reciprocità e riconoscimento che vada oltre gli stereotipi della vita delle donne e del rapporto tra donne di culture differenti.

Ecco così che{{ l’UDI che vogliamo}} coniuga gli ultimi dieci anni di politica della nostra associazione con le istanze attuali che le donne esprimono di trovare ancora spazi in cui stare a proprio agio, sentirsi a casa, parlare liberamente. L’UDI non è più sola nel variegato panorama dell’espressione politica femminile italiana. Ma ha la peculiarità di possedere una storia autorevole e una quotidianità all’altezza di questa storia. Un presente che è fatto di donne che hanno saputo dare valore intellettuale ad un agire politico che spesso ha precorso i tempi.

{Questo materiale con le proposte di modifica lo potrete trovare al sito www.udichesiamo.it }

{vedi anche} [Quando il diavolo ci mette la coda->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9323]