Bologna, XV congresso Udi. Alcune considerazioni su una gestazione travagliata e forse troppo breve per dare alla luce forme organizzative non omologate.Il terzo giorno, domenica 24 ottobre, del quindicesimo congresso dell’Udi si dovevano votare {{le modifica allo statuto e strutture dirigenti funzionali ad una organizzazione radicata sul territorio e con una sede e un archivio nazionali.}} Ma il diavolo ci ha messo la sua sferzante coda. E così, tutto il ricco ed articolato dibattito che aveva fatto seguito alla [relazione->http://www.womenews.net/spip3/ecrire/?exec=articles&id_article=9324] di{{ Pina Nuzzo}}, responsabile nazionale, è stato congelato e rinviato. Sì, perché {{il Congresso non si è chiuso}}.

Alla fine si è deciso di rinviare i lavori ad {{una assemblea autoconvocata da tenersi a dicembre}}. La prossima assemblea dovrebbe avere il compito, su mandato del congresso, di approvare{{ un nuovo statuto e nuovi organismi dirigenti}} . {{Pina Nuzzo,}} dichiarandosi dimissionaria, ha riconsegnato alle garanti le chiavi di sede e archivio.[[{{Lettera di Pina Nuzzo alle donne dell’Udi}}

Carissime vi comunico che – durante il Congresso – mi sono dimessa da Delegata nazionale e non mi sono impegnata in nessuna altra forma di rappresentanza perchè ho verificato che non c’erano le condizioni, per me, di mantenere o di assumere nuove responsabilità.
Ringrazio tutte per l’esperienza unica e irripetibile che rappresentano questi anni. La mia attività nell’Udi continua da iscritta.
Ogni altra informazione relativa al Congresso e alla vita dell’Associazione vi verrano date date, da questo momento, dai nuovi organismi dirigenti ai quali auguro un buon lavoro.
Allego le mie relazioni all'[Anteprima->http://unionedonne.altervista.org/index.php/comunicati/2011/536-relazione-anteprima-congresso-udi.html] e al [Congresso->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9324].]]

E, un quarto d’ora prima che il palazzo D’Accursio, sede del Comune di Bologna, chiudesse si è formato – come previsto dallo statuto vigente – {{un coordinamento di dieci persone}}.

La concitazione della fase finale ha lasciato sconcertate tutte ma in particolare quelle decine di associazioni che avevano preso la parola confrontandosi con quanto l’Udi aveva fatto in questi anni di significative campagne politiche e di elaborazioni su temi come l{{avoro, violenza, rappresentanza, identità … }}

Mentre si decideva di tenere aperti i lavori congressuali dell’Udi in un clima concitato per l’intreccio confuso di prese di posizione mi veniva in mente il susseguirsi di riunioni , spesso caotiche, durate quasi un anno per delineare il nuovo statuto della{{ Casa Internazionale delle Donne a Roma}} e il fitto ed iterato confronto tra diverse posizioni per rendere il più collegiale possibile i suoi organismi dirigenti. Dunque il tenere aperto il congresso Udi dando mandato per una autoconvocazione capace di chiudere i lavori mi è sembrato fisiologico e saggio.

Ma torniamo al congresso. La parte più interessante e nuova dell’intervento di{{ Pina Nuzzo}}, riguardava {{le pratiche legate alle relazioni politiche.}} Relazioni che non devono solo dar conto di chi si è, partendo dalla propria storia e dal proprio impegno corrente, ma relazioni capaci anche di ascoltare le ragioni dell’interlocutrice senza preconcetti o alchimie dietrologiche. Pratica che deve essere messa in essere sia nelle relazioni interne all’Udi, sia in quelle esterne. Il come esemplificare questa metodo {{Pina Nuzzo}} lo aveva dimostrato anche nel costruire un rapporto chiaro e costruttivo ma, non fusionale proprio per garantire l’identità dell’Udi, {{con Senonoraquando}}.

Pratica che a mio avviso ha dato ottimi risultati proprio perché ha permesso anche al comitato nazionale di Senonoraquando di riflettere sulle forme organizzative, sul significato di rete e sul rapporto con altri soggetti politici, quelli legati alla storia dei movimenti femministi, ma anche quelli maschili come sindacati e partiti. Per poter ottenere il massimo da questo tipo di rapporto{{ Pina Nuzzo}} suggeriva {{ la narrazione di chi si è}}, ma anche di come si è venute a definire un obbiettivo da raggiungere, alle mediazioni scelte, alle intransigenze necessarie, esplicitando insomma tutti i passaggi.

Purtroppo alcuni interventi, pur interessanti, non hanno tenuto conto di questo suggerimento innestando{{ ipotesi e contro ipotesi sulla gestione degli ultimi anni di lavoro dell’Udi Nazionale}}, mettendo quindi in discussione, senza far capire il perché politico, il lavoro non solo di Pina Nuzzo ma anche di tutte quelle donne che si erano impegnate nei gruppi tematici compresa l’esperienza della Scuola Politica.

Ad una persona, non interna alle dinamiche quotidiane di questa organizzazione quello che è saltato agli occhi è stato il veder prevalere {{comportamenti pre-politic}}i, come più volte ha sottolineato {{Rosanna Marcodoppido}}, con una irragionevole emotività. Paura ma anche desiderio, non esplicitato del potere; comportamenti scomposti e aggressivi forse dettati da {{un inconscio simbolico maschile}} dovuto a debolezze identitarie: nell’aria aleggiavano vecchi fantasmi,

Durante quelle ultime ore di congresso, non si è vissuto un caos rigeneratore ma {{un momento di confuso stallo}} dovuto, a mio avviso, anche a {{un analfabetismo di ritorno sul funzionamento elementare della democrazia formale.}}

E questo forse perché le donne, che hanno fatto politica di genere in questi ultimi decenni, hanno prevalentemente lavorato sul consolidamento di una {{democrazia sostanziale}} inventandosi nuove pratiche politiche, ma {{ tralasciando un lavoro teorico capace di definirne le forme.}} Mi chiedo quanto lavoro di approfondimento su questo sia stato fatto. Una debolezza che ha reso {{impraticabile una normale chiusura congressuale}} ed ha forse indebolito {{la forza di proposte innovative che potrebbero fare scuola }} anche ad altre organizzazioni politiche in grande difficoltà, pensiamo a partiti e sindacati.

Questo alcune prime riflessioni per capire come l’Udi, dopo ben{{ 66 anni di vita}}, ha saputo rimanere protagonista – rigenerandosi – nella Storia di questo Paese