Dopo oltre sessant’anni di storia abbiamo in molte la volontà di essere ancora qui, forti tanto da organizzare pasti, tavolini e una sala nel cuore di Bologna. Nell’Italia in crisi con un cartellone grande nel cortile del palazzo comunale, che chissà quanto è costato.Tra di noi non vale la pena ringraziarsi perché non la finiremmo più, anche se qualcuna pensa che l’ultima arrivata debba essere ringraziata in modo particolare. È vero, l’ultima arrivata è una donna diversa da tutte ed uguale a tutte, è vero che ogni avvicinamento e nuova relazione ci cambia, è vero che l’accoglienza ha un significato anche rituale e che il benvenuta è un segno imprescindibile della militanza femminista, ma tutto questo non va confuso con un eccesso nel ringraziamento che coincide con una sorta di maternalismo, a me e non solo, insopportabile.

Tra di noi si può dire buon lavoro, va detto al coordinamento nazionale, e dobbiamo tutte sapere che in questo augurio non ci può essere il senso della delega totale delle nostre responsabilità. Così con la nostra {{Lucia Coletta}}, eletta nel coordinamento, dobbiamo essere pronte a dividere responsabilità ed oneri.

Così , come deve essere, il congresso è stato{{ un incrociarsi di soddisfazioni, saluti dolorosi e di benvenute, ai quali come sempre il nostro agire dovrà dare un senso..}}

Chi non è stata profeta in patria, come chi ha profetizzato essendo riconosciuta, non potranno essere risarcite nelle eventuali perdite, dato che siamo in ritardo. Il contesto delle previsioni e dei meriti è cambiato e, in barba al rispettabile Vico, non tornerà qualcosa di simile alle nostre familiarità, almeno non nel modo che ci è dato immaginare. Siamo uscite dal congresso dopo aver fatto il nostro dovere, abbiamo votato il nostro coordinamento nazionale, e siamo uscite {{aperte al presente difficile e problematico che è il nostro perché.}} Un perché, direi, che è {{la nostra responsabilità di fronte a persone e cose che hanno bisogno di una soggettività femminile che eserciti finalmente il suo sapere}}.

Io so e credo che in tante sappiano quanto possa far paura mettere in pratica un sapere tanto a lungo rivendicato, tanto a lungo conservato in luoghi troppo inaccessibili. Qui succede. Qui: perché altrove, le donne stanno mettendo in gioco tutto quello che sanno e vengono uccise, depredate dei loro pensieri, incastonate in mediazioni inammissibili, ma sono{{ inarrestabilmente protagoniste della politica del terzo millennio.}}

Chiamando le cose col loro nome, come sono abituata a fare, nel XV congresso c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso, ci mancherebbe, ma {{per vincere e perdere da donne non basta essere donne.}}

Da donna ho perso molte volte, con gli uomini e con le donne. Ho però vinto molte volte, perché ho avuto compagne di strada capaci di incassare sconfitte personali e chiedersi al contempo cosa faceva vincere, quello che avevano perso, ad un’altra ed alle altre.

Chi ha perso al XV congresso potrà prendersi il lusso, come tante volte me lo sono preso io, di guardare in viso e forse assumere battaglie non ancora immaginate.

Ha vinto{{ la democrazia delle donne}}, al XV congresso dell’UDI, non una linea, non un solo progetto, perché per le donne sarebbe stato troppo poco.

{{
Stefania Cantatore (UDI di Napoli)}}

Napoli, 24 ottobre ’11

{
vedi anche }

[Quando il diavolo ci mette la coda ->http://www.womenews.net/spip3/ecrire/?exec=articles&id_article=9323]

[Noidell’udi noiconledonne->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article9324]