Dopo “le ragazze di Benin City”, è in libreria il secondo libro di Isoke Aikpitanyi: un’indagine sistematica e più di 500 testimonianze di donne africane prigioniere in Italia di questa macchina infernale di sfruttamento.Isoke Aikpitanyi è una donna nigeriana arrivata in Italia nel 2000 con il mito di una vita in Europa ricca e felice, ingannata e resa schiava dalla mafie italiana e nigeriana. Riuscita a ribellarsi, nonostante abbia rischiato di morire per questo, aiuta da anni altre donne vittime della tratta a liberarsi, accogliendole nella sua casa, dando loro conforto e accompagnandole nel difficile percorso di ricerca di una vita d’uscita.

{{“La ragazza di Benin City” }} è nato come progetto personale suo e del suo compagno, {{Claudio Magnabosco}}, per poi diventare sempre più articolato in diversi tipi di attività e volto soprattutto alla sollecitazione delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Del suo percorso è frutto il libro[ “Le ragazze di Benin City”->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?breve64] di cui è coautrice e per il quale ha ricevuto numerosi premi. Oggi il progetto è diventato un’associazione.

{“500 storie vere. Sulla tratta delle ragazze africane in Italia”}, in libreria dall’8 marzo, è il suo secondo libro. Un’indagine sistematica e più di 500 testimonianze di donne africane prigioniere in Italia di questa macchina infernale di sfruttamento. Dalla sua ricerca, realizzata con il contributo del Ministero delle Pari Opportunità, si evince che il problema non può più essere affrontanto con la solidarietà e la disponibilità individuale o associativa, ma necessita “iniziative integrate, coerenti e precise, di livello nazionale e locale, coordinate con quelle di livello europeo che già alcune direttive comunitarie indicano”, come scrive{{ Susanna Camusso}} nella presentazione.

In Italia le donne vittime di schiavitù sono ogni anno circa 70.000, di cui il 40% minorenni. A tutte viene imposto un debito enorme, fino a ottantamila euro, che devono saldare sotto la stretta sorveglianza delle maman e spaventate da minacce di ritorsione contro le loro famiglie. Un fenomeno dalle proporzioni enormi, di cui preoccupa la realtà sommersa, cioè la difficoltà di avvicinare le vittime sempre più diffidenti e nascoste. Isoke ne ha fatto la sua vita.

“Io proprio non volevo scrivere libri, ma quel che mi è capitato in Europa è finito sui libri perchè {{qualcuno la verità la deve pur raccontare ed è toccato a me farlo}} perchè ho visto come un sogno si può trasformare in un incubo”, scrive lei stessa nell’introduzione. Così Isoke, che dice di non essere una studiosa, né una ricercatrice, una sociologa o una giornalista, non avendo altri strumenti per condurre l’indagine, ha scelto la collaborazione di altre ex vittime come lei, {{Vivian}} di Padova e {{Sharon }} di Firenze: “Abbiamo fatto un bel gruppo di lavoro e la nostra unica difficoltà è stata mettere mettere per iscritto la nostra indagine, una difficoltà pratica, linguistica e culturale.” Il risultato è un libro importante e ricco, che pone le basi per nuove pratiche di contrasto alla tratta, sottolineando anche il ruolo e le responsabilità dei clienti, di cui spesso quando si parla di prostituzione ci si dimentica.

Il lavoro di Isoke è arricchito dai contributi di {{Roberto Saviano}}, di due musicisti M{{ichael Nyman }} e {{David McAlmont,}} dell’artista americana{{ Martha Rosler}} e di{{ Claudio Magnabosco }} e {{Gianguido Palumbo}}, che con le loro riflessioni evidenziano le responsabilità maschili.

Un libro che impone a tutti noi, come scrive Suor Eugenia Bonetti nella prefazione, “il dovere di ascoltarla”.

{{Isoke Aikpitanyi }}: {500 storie vere. Sulla tratta delle ragazze africane in Italia. }Ediesse, 2011, 10 euro