Da un articolo di Marina Boscaino su “Pavone risorse / quaderno di scuola” * riprendiamo l’intervista ad Antonia Sani – coordinatrice della associazione “Per la scuola della Repubblica – sul senso, nel momento politico attuale, di un convegno organizzato a Roma per il 20 febbraio.

[…] Il nostro convegno ha luogo non a caso a ridosso delle elezioni regionali. Ci siamo accorti che l’esaltazione quotidiana delle competenze e dei poteri assegnati alle regioni con la modifica del tit.V della Costituzione lascia del tutto in ombra agli occhi dell’opinione pubblica lo sgretolamento del sistema scolastico nazionale in una prospettiva – niente affatto remota- di “scuole regionali” a macchia di leopardo. Dobbiamo tutti essere consapevoli di questo e attrezzarci per impedirlo. Per questo abbiamo promosso il convegno con {{un coordinamento di scuole secondarie e insegnanti precari.}}

A Roma, infatti, come in molte altre realtà italiane, sono sorti e agiscono da tempo coordinamenti di insegnanti, studenti e genitori delle scuole superiori, che fanno riferimento ad alcuni licei che stanno attuando una mobilitazione costante di controinformazione, soprattutto in un periodo problematico come questo: a fronte dell’imminente chiusura delle iscrizioni, infatti, i regolamenti che configurano {{la “nuova scuola” Gelmini Tremonti}} non sono ancora stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La grave anomalia giustifica la richiesta da più parti di posticipare di un anno l’inizio della”riforma”. Richiesta evidentemente inaccoglibile da parte di Gelmini, che ha il diktat di Tremonti di eseguire il taglio di cattedre che l’operazione comporta entro il 1 settembre prossimo. E questo spiega anche il coinvolgimento dei precari, che – nonostante l’eclissi subita da una parte della stampa nazionale – hanno continuato incessantemente a spiegare le proprie sacrosante ragioni.

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Antonia, oltre ai motivi di preoccupazione generale, come vedi un’opposizione che non esercita in maniera significativa il proprio ruolo e un sindacato che non riesce a trovare momenti di condivisione costruttiva?}}

Quanto alla mancata difesa dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, non c’è da meravigliarsi, dal momento che la modifica del Tit.V è stata voluta proprio dall’opposizione oggi presente in Parlamento , allora al governo, per di più con un ampio consenso dei cittadini, dal momento che è stata presentata come un’astuta difesa della Costituzione per impedire che un’ eventuale vittoria della destra (leghista) ci mettesse sopra le mani…..Inoltre si deve aggiungere che questa opposizione continua a sbandierare l’autonomia, a livello regionale e di Enti Locali come forma di riappropriazione del territorio da parte dei cittadini, giustificando principi come quello di sussidiarietà orizzontale che nell’area dell’istruzione significano il netto prevalere degli interessi privati sull’interesse pubblico. ..Quanto ai sindacati, la logica dell’autoreferenzialità è come un virus che tutti li contamina. Non si è ancora trovato il vaccino.

{{ Alle parole di Antonia va aggiunto il rammarico che la difesa concreta della scuola pubblica in generale non sembra essere punto significativo nell’agenda dell’opposizione, ma elemento di riflessione e di impegno esclusivamente a carico di alcuni (pochissimi) parlamentari e amministratori locali. Antonia, La questione dei precari non è scomparsa, sebbene siano scomparsi loro dalle prime pagine. Eppure anche nel mondo dei precari esiste una scomposizione, quasi una frattura che – nonostante l’emergenza comune – può indebolire la lotta…}}

I precari sono le vittime consapevoli di questa frattura. Non penserei mai che non debbano esistere differenze tra un sindacato e l’altro, diverse valutazioni, punti di vista, approcci alle questioni, diverse scelte politiche.Ma ci sono momenti e comportamenti di chi ci governa che richiedono una forte unità su alcune questioni di fondo. Basti pensare alla distanza nel ’69 tra CGIL,CISL e UIL,eppure l’unità sindacale fu fatta e portò allora a importanti risultati. Oggi i precari, pur mantenendo la propria specifica appartenenza sindacale, dovrebbero lottare uniti accordandosi per vincere su poche fondamentali questioni. Ma qui entrano in gioco i sindacati tra loro più contigui : dovrebbero essi dare l’esempio di un ascolto reciproco, cercare di mettere insieme ciò che unisce, non andando continuamente in cerca di ciò che divide. Lo scotto che tutto ciò comporta è la scomparsa dei precari – come tu dici- dalle prime pagine dei giornali e la loro spregiudicata etichettatura in termini di peso politico.

{{Quali sono, secondo te, i motivi, i temi, le principali parole chiave in nome delle quali il mondo della scuola democratica dovrebbe superare incomprensioni, settarismi, disomogeneità d’azione?}}

Il mondo della scuola dovrebbe acquistare coscienza del fatto che la scure che si sta abbattendo sul sistema di istruzione non è solo rappresentata da tagli economici, ma da ciò che sta dietro a quei tagli. L’idea di scuola pubblica, della Costituzione, laica, pluralista, con pari opportunità su tutto il territorio nazionale, secondo chi ci governa deve avviarsi al tramonto e lasciare il posto a interventi di tipo privato, affidati alle indicazioni delle famiglie, con esaltazione delle disuguaglianze e grossi risparmi per lo Stato. Le scuole delle regioni , complice la futura legge Aprea, calzano a pennello. Il punto è che parole chiave come pari opportunità, solidarietà,laicità, rispetto della libertà di insegnamento,accoglienza delle diversità richiedono l’adesione convinta ai principi fondamentali della nostra Costituzione. Occorre far riemergere “cultura e mentalità costituzionale”, troppo spesso lontane dagli orizzonti quotidiani….

[Convegno->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article6038]