Adesione all’appello “per le dimissioni di Berlusconi” pur non condividendone tutti i passaggi, ma sostenendo la proposta di arrivare ad elaborare azioni incisive. Giorni fa è apparso [un’appello per le dimissioni di Berlusconi->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4436], firmato da
Maria Grazia Campari, Floriana Lipparini, Lea Melandri.
Siamo contente che finalmente alcune donne, compagne, sia pur un po’ in
ritardo, rompono con “l’appello per le dimissioni di Berlusconi” il grave e
incomprensibile silenzio che c’è stato finora pure nel movimento femminista.

Noi abbiamo subito denunciato il pesante significato politico, ideologico e
pratico delle vicende di Berlusconi, fin dalla illuminate intervista di
Veronica Lario – i nostri testi si possono ritrovare nel blog:
http://femminismorivoluzionario.blogspot.com/; per questo abbiamo anche
sollecitato, soprattutto le compagne, femministe, a far sentire forte la
nostra voce come donne e anche la nostra iniziativa. Ci siamo trovate però
finora a parlare nel “deserto” o in un terreno troppo occupato da faccende
elettorali.

{{Per questo appoggiamo il valore di “segnale”, di rottura del silenzio di
questo “appello” e lo sottoscriviamo come compagne del Movimento Femminista
Proletario Rivoluzionario}}.
Pur non condividendo tutti i passaggi, in particolare la rappresentazione
dell’azione di Berlusconi come in contrasto, controtendenza alle istituzioni
democratiche, che diventa una difesa della “democrazia” (sia pure
“incompiuta”), e di fatto nasconde che questo Stato e istituzioni
democratiche non lo sono affatto, e che Berlusconi e la sua corte sono la
punta di iceberg tragica/ridicola/aberrante di una realtà di governo, di
istituzioni, lo stesso parlamento, che vanno verso un moderno medioevo, un
moderno regime fascista.

{{La stessa “sinistra” parlamentare ed ex parlamentare,}} nella sua ottusità
politica, sta pericolosamente e colpevolmente accompagnando una sorta di
declassificazione/normalizzazione all’italiana della rottura del potere
berlusconiano con le regole stesse della Costituzione, con la civiltà stessa
di un paese; non cogliendo che tutto lo schifo-imbarbarimento che sta
emergendo sulle vicende “veline”, sulla concezione e uso delle donne, non è
altra cosa dall’affossamento della giustizia, dalla dittatura personale
antiparlamento, dal razzista e fascista pacchetto sicurezza, non è altra
cosa dallo sciacallaggio verso le popolazioni terremotate, dalla vergognosa
provocazione del G8 a L’Aquila, da un governo che manda due giorni prima
del G8 ad arrestare/sequestrare 21 studenti – tutte cose su cui è anche
assente un effettiva opposizione o c’è ancora silenzio.

Le donne della “sinistra” non si indignano più di tanto, non scrivono un
rigo di denuncia – a parte lodevoli eccezioni di alcune giornaliste (…io
l’ho vissuta con un tale senso di estraneità da far fatica a trovare le
parole…” – {{Livia Turco}}; Tutta la vicenda è squallida ma “non mi permetto
di intervenire, sono cose molto private” – {{Anna Finocchiaro}}); con la scusa
di non voler essere “imbrigliate” nel terreno del “marciume della politica”,
e di voler parlare e interessarsi solo dei problemi “reali” della gente,
alcune addirittura con la scusa di un imbarazzo e pudore a parlare su altre
donne a interferire nella loro “libertà” (!?).

Questa denuncia, demarcazione da questa colpevole “sinistra” va denunciata
ed è parte della battaglia per la cacciata di Berlusconi attraverso un
movimento popolare di lotta.
Per questo {{siamo anche d’accordo con l’appello di “dare avvio ad un
movimento che elabori in forma partecipata azioni incisive”, a condizione
che si lavori non solo a parole ma con i fatti e che questo movimento e le
azioni siano autonome.}}

{Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario}

9.7.09