Una lettera da due donne che leggono “il paese delle donne on line” da ‘oltre oceano’ con riflessioni che scaturiscono dalla lettura dell’intervento di Monica Lanfranco “La femmina dell’uomo”, a partire dalla loro esperienza personale e professionale.Cara Monica e care tutte,
_ forse questo non é il contesto piú indicato, ma abbiamo deciso di approfittare di questo spazio per condividere con voi alcune riflessioni che abbiamo maturato {{a partire dalla nostra esperienza personale e professionale.}}

Da anni oramai non viviamo in Italia: una, Mariaconcetta al momento si trova a {{Buenos Aires}} e l’altra, Elena, a {{Managua}}. Siamo amiche dai tempi in cui entrambe lavoravamo in Guatemala, in organizzazioni non governative. {{Non ci accomuna solamente il fatto di essere italiane e di lavorare in America Latina, ma, soprattutto, il fatto di considerarci femminste}}. Entrambe {{ci identifichiamo con quello che nel continente lationamericano si chiama el movimiento de mujeres}}, che é lungi dall’essere un “soggetto” omogeneo.

I nostri rispettivi lavori in questi anni ci hanno permesso di conoscere e accompagnare organizzazioni di donne nelle loro lotte per rivendicare diritti fondamentali e una vita senza violenza.. {{Da queste donne abbiamo imparato ed impariamo moltissimo}}.

Ci dilunghiamo nella descrizione di alcuni aspetti della nostra vita personale, perché {{una delle prime cose che abbiamo imparato dal femminismo é che la storia di ognuna di noi é importante}}. Ognuna di noi é quella che é in conseguenza di quello che ha vissuto. Ognuna di noi ha il dovere di riscostruire la sua storia, quella delle altre donne della sua famiglia. Se la societá patriarcale cerca di omogenizzarci e invisibilizzarci, una forma di ribellione é rivendicare la nostra particolaritá e la nostra storia,

Entrambe {{ci siamo avvicinate al femminsimo in Guatemala}}. Quando vivemamo {{in Italia}} non ci é mai interessato involucrarci nel movimento femminista, non vedevamo l’importanza, e {{considerevamo le rivendicazioni del femmismo anacroniste.}} Sapevamo che in Italia negli anni Settanta, c’era stato un movimento femminista che aveva riscosso importanti vittorie come, per esempio, la legge che permette l’aborto e la legge sul divorzio, peró l’ idea era che {{quel movimiento appartenesse al passato}} e che le donne avessero ottenuto una risposta a tutte le loro rivendicazioni. In fin dei conti siamo cresciute in un contesto dove il diritto al voto per le donne, all’aborto ed al divorzio erano (e sono, anche se nel caso dell’aborto, come ben sappiamo, viene continuamente messo in discussione) pienamente riconosciuti. Siamo vissute e cresciute in contesti in cui non ci siamo sentite discriminate per il fatto di essere donne, ci siamo sentite libere di decidere e con le stesse opportunitá dei nostri amici e compagni , insomma, ci illudevamo che non esistesse una disparitá reale tra uomini e donne.

Molte donne dicono che l’incontro con il femminismo ha rappresentato un cambio radicale nelle loro vite e non possiamo che essere d’accordo. Ë come se una cominciasse a osservare il mondo da un’altra prospettiva. Inoltre, come dice {{la scrittrice spagnola Rosa Montero}}, la “conoscenza é irreversibile”. {{Una volta che sai qualcosa, non puoi smettere di saperla,}} e ció, riferito all’incontro con il femminismo, ha conseguenze importanti e a volte dolorose, nella vita personale di colei che lo “scopre”. Consideriamo il femminismo un corpus teorico ed una pratica política e questi due aspetti vanno a braccetto perché studiamo la realtá e l’ analizziamo con la lente del “genere” per cambiarla. Il genere é una meravigliosa categoría di analisi che ci permette di vedere la realtá con un occhio diferente, di mettere in discussione situazioni che prima si consideravano immodificabili, di convincerci definitivamente che l’uomo e la donna sono bilogicamente diversi e questa é l’unica differenza ammissibile, tutto il resto é una construzione sociale . Tutte le limitazioni imposte alle donne sono di ordine sociale, e pertanto sono questionabili e, soprattutto, eliminabili e modificabili. Possiamo descostruire i nostri “ruoli di genere”, possiamo liberarci di categorie che pensavamo inquestionabili, possiamo essere “altre” donne, possiamo essere donne in un altro modo.

Piu di una volta ci siamo trovate a pensare {{perché in Italia non avessimo sentito la necessitá di un cambio di questo tipo}}. Una delle possibili risposte é che nel nostro paese, anche se il sessismo ed il maschilismo non sono mai scomparsi, le donne hanno ottenuto molto dal punto di vista dei diritti politici, economici, sociali o dei diritti sessuali e riproduttivi . In comparazione con la realtá Latinoamericana, le donne italiane, almeno dal punto di vista della legislazione, si trovano in una situazione molto buona. In Nicaragua le donne stanno lottando per il diritto all’aborto, per leggi che fomentino la paternitá responsabile, etc. {{La lotta qui é per la sopravvivenza quotidiana}} (e non in senso lato, ma in senso letterale, considerato il tasso impresionante di violenza intrafamiliare, di omicidi di donne, e di aborti clandestini in pessime condizioni che nella maggior parte dei casi finiscono con la morte delle donne).

L’altra risposta possibile, che é quella piú difficile da accettare ma senza dubbio la piú importante, é che {{c’era una parte di noi che non aveva mai preso in considerazione l’idea di cambiare}}.

Avevamo interiorizzato talmente bene i ruoli di genere che la societá ci aveva imposto che pensavamo che le femministe in fin dei conti fossero un gruppetto di signore che portavano avanti rivendicazioni non sempre comprensibili.

In un seminario al quale abbiamo potuto assistere, {{Marcela Lagarde, una grande antropóloga messicana e teorica del movimiento femminsta latinoamericano}}, spiegó che una delle implicazioni del sistema patriarcale é che, mentre gli uomini definiscono la loro indentitá autonomamente, le donne hanno bisogno della approvazione e del riconoscimento di altre persone, che normalmente sono uomini (il papá, il professore, il fidanzato, l’amico, il marito o magari il pubblico!). Questa affermazione spiega chiaramente come pur sentendoci autonome e liberate , pur avendo un lavoro che ci permette una indipendenza ecomomica, pur avendo studiato e avendo la capacitá e la possibilitá di decidere della nostra vita , etc, non siamo per niente autónome in quello che ha a che vedere con la construzione della nostra identitá. In altre parole,{{ le donne che vivono in paesi dove le lotte delle loro mamme, nonne e bisnonne hanno assicurato un contesto favorevole nell’ambito pubblico}}, leggi e politiche pubbliche che per lo meno garantiscono certi diritti fondamentali delle donne (anche se talvolta non si applicano), {{continuano a viviere in uno spazio privato impregnato di maschilismo}}. É sul versante del privato che cadiamo tutte. Il personale continua ad essere político, perché la situazione non cambierá mai finché le donne non si liberanno di certi schemi mentali , finché non capiremo che non siamo autonome solamente perché nostro padre non ci dice cosa fare o perché il nostro marito o compagno non gestisce i soldi che guadagnamo.

La autonomía passa per un pocesso di empowerment, (o {{empoderamiento}}, in spagnolo) che ci deve portare a {{rimettere in discussione la maniera in cui costruiamo la nostra identitá}}, definiamo il nostro posto nel mondo, la relazione con il nostro corpo, la relazione con le altre donne, la relazione con i nostri compagni/e, amici/che, colleghi/e.

Per avvicinarci al femminismo abbiamo bisogno di qualcuno che ci apra la porta, di qualcuno che cominici, possibilmente con un linguaggio il meno possibile minaccioso, a farci capire che {{esistono altre maniere di essere donne.}} Che possiamo essere belle senza avere un corpo da modella, che possiamo essere sorelle, amiche, mogli e madri senza essere servizievoli, che possiamo essere donne di successo senza essere prevaricatrici, che possiamo essere razionali e intuitve allo stesso tempo. E, soprattutto, che per crescere come donne abbiamo bisogno dell’appoggio, dell’affetto e del confronto con altre donne. Dobbiamo costruire relazioni di soliarietá e rispetto e non di competenza con le altre donne. Per concludere, {{siamo convinte che le rivendicazioni del femminismo siano piú che mai attuali e necessarie in Italia e nel mondo, .ma é importante cercare nuovi spazi e nuovi linguaggi per avvicinarci a tutte quelle donne che credono che il femminismo non serva piú (o peggio che non sia mai servito).}}

Dobbiamo {{cominciare dal personale prima di rivolgerci al político}}. Dobbiamo dedicare tempo ed energía per cercare il modo di comunicare con le giovani, perché {{l’involuzione é una minaccia sempre presente}}, soprattutto in una epoca come questa, caratterizzata dai fondamentalismi di ogni genere. La nostra é una lotta difficile e lunga ma si tratta “della lotta”, il femminsimo, con {{la sua critica al concetto di potere,}} con lo sforzo per costruire nuove forme di relazione tra le persone, basate nel rispetto e nel riconoscimento delle differenze, rappresenti una alternativa política extremamente interessante ed importante per la costruzione di una altro modello. Pero dobbiamo fare lo sforzo di {{mettere in atto forme di ribellione ferme ma gioiose e creative}}, dobbiamo elaborare argomentazioni per le nostre rivendicazioni che siano accessibili e che coinvolgano le giovani, ma, soprattutto, {{dobbiamo cominciare da noi stesse}}, cercando di mantenere una coerenza tra quello che crediamo e quello che viviamo.

Grazie per leggerci e a presto.

Elena Modolo e Mariaconcetta Patti

[Monica Lanfranco. La femmina dell’uomo->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4076]

{ La foto è tratta dal sito http://www.amistrada.net}