Dalla mailing list [sommosse] riprendiamo questo intervento pubblicato in http://sgrunt.noblogs.org/ sulle reazioni/silenzi del “Movimento”, la sinistra antagonista alla violenza contro una giovane al termine della MayDay Parade a Milano. Fino ad ora, colpevolmente e per affezione personale, ho interpretato il {{silenzio sulla violenza di genere}} da parte del Movimento e della sinistra antagonista come una {{“distrazione” non totalmente volontaria}}, uno dei tanti silenzi che ci trasciniamo a causa del “sovraccarico militante”. Ho sempre affermato in ogni occasione la convinzione che comunque era ed è una grave mancanza, anche perchè i luoghi di movimento sono permeati da machismo e sessismo, magari in maniera un po’ più velata che altrove, ma neanche troppo…

Mi sono interrogata a lungo quanto l’escludere “i maschi” dal famigerato corteo del 24 novembre era giusto, e tra le tante risposte ne è valsa già solo una: che, proprio come per la precarietà e la may day, i/le compagni/e sanno bene che {{le lotte non si costruiscono solo con i momenti di piazza ma o si vivono quotidianamente …o niente….}}

La reazione espressa, sia dal [comunicato stampa->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article4038] che dai vari blog e media indipendenti, alla violenza sulla ragazza romana durante la conclusione della MayDay milanese mi lascia davvero basita e mi spiaccica in faccia ciò che temevo.

{{Tutti i compagni sono}} a preoccuparsi che l’ “oggetto MayDay” non venga violato e infangato, o tutti a dire “è vero forse gira troppo speed …” (e qui parte l’insulsa sfilata con agli estremi bacchettoni e fattoni) o al massimo la discussione arriva a se è stato giusto consegnare lo “stupratore migrante irregolare” alla polizia “noi che siamo contro carcere e repressione e cpt e…”. I pochi che si “ricordano” della ragazza stuprata hanno come massima preoccupazione stabilire “QUANTO sia stata violata”!!

Lo so, sono spietata: ma, leggendo le varie esternazioni, tristemente sono arrivata addirittura a chiedermi quanto invece, anche con i compagni, funzionerebbe il concetto per cui “…potrebbe essere tua sorella, la tua compagna…”: allora almeno forse se ne ricorderebbero per il concetto di {{“propria donna”?}}

Personalmente mi costa davvero tanto (ma tanto) dover ammettere che non noto alcuna differenza da come i media mainstream blaterano e reagiscono quotidianamente alla violenza maschile sulle donne… è sempre {{un costruire-labirinto}} per sfuggire colpevolmente dal fulcro, dal soggetto, da quella studentessa romana, da “una donna” e anche dall’altro soggetto “un uomo”:… era ubriaca, era un povero proletario che ha diritto alla sessualità, lo dovevate consegnare o no alla ps… Ma uno!!…dico {{uno, che parli della ragazza, di quanto è ingiusto e atroce quello che ha subito?}} Di quanto questo accada quotidianamente per la cultura imperante, di cui quell’egiziano come Anche gli antagonisti di sinistra e i centro socialari sono impregnati?

E poi che la violenza avvenga fuori o dentro i nostri cortei e/o i nostri spazi, questo {{non giustifica il vostro silenzio}}!! Nessuno si è mai chiesto perché ci battiamo da anni per una terra lontana come la Palestina, non tutti siamo migranti, eppure la nostra rabbia è sempre stata anche lì! Io mi chiedo perché sia possibile sentirsi Palestinese, sentirsi migrante e sia così difficile sentirsi una donna che in ogni luogo ha un conflitto perenne, che persino in cortei e centri sociali deve portarsi amiche-bodyguard pur di potersi bere un paio di birre in più o mettersi una gonna!

{{La risposta o è politica o non è una risposta!}}
Spiegatemi politicamente perché la lotta al capitalismo è così lontana o più importante dalla lotta al sessismo e per il diritto alla diversità.

{{La mia intenzione non è fare il processo al Movimento}}, tanto meno alla MayDay, entrambi hanno limiti e carenze di cui siamo tutti/e responsabili (e le conseguenze le vediamo/viviamo quotidianamente).
Esattamente come siamo tutti/e coinvolti/e e responsabili non solo della violenza avvenuta al Castello Sforzesco ma di tutte le violenze che avvengono.

Ora che pubblicamente la violenza dei maschi sulle donne è anche nei nostri cortei, io {{PRETENDO che i/le compagni/e aprano seriamente una riflessione collettiva e politica}}. Non possiamo ancora permetterci di giudicare la violenza sulle donne un problema delle femministe o {{tuttalpiù dei “maschi cattivi che non vengono ai nostri cortei”.}}

Anche perché purtroppo {{ho la certezza che i compagni non sono totalmente avulsi da una cultura maschilista}}, proprio come tutte le compagne non hanno ancora fatto un serio percorso di coscienza sul problema, ma da loro mi sarei aspettata una maggiore attenzione, da loro pretendo una sensibilità e una capacità di analisi diversa… Pretendo che si chiedano “definitivamente” se considerano la violenza maschile sulle donne un problema politico e culturale o no…

Si sa… {{ “la coltellata”}} che ti dà chi è al tuo fianco è molto più dolorosa, e per certi versi più grave, di quelle che quotidianamente ti sferra il nemico: per me, ora più che mai, ha più importanza la risposta chiara e consapevole da parte dei maschi e delle donne e dei luoghi che da anni sono al mio fianco e che da anni vivo… prima che una risposta da Repubblica o da altro/e/i ….

Altrimenti ho seri dubbi che potrei ancora partecipare con fermezza, convinzione, passione (nonostante i limiti di sempre) a cortei, assemblee, feste di csoa e mayday….