Eravamo cinquanta donne (cifra simbolica, ma molto vicina alla realtà),
belle e giovani di spirito, motivate nella nostra protesta e nella nostra
proposta, ieri, giovedì 16 aprile, davanti ai cancelli della Rai di Viale
Mazzini.Il nostro volantino spiegava tutto: chi siamo e cosa vogliamo comunicare.

{{Chi siamo}}

“Donne per la sinistra”, cioè una rete di donne impegnate nella
costruzione di una sinistra diversa dal passato, cui si stanno aggregando –
e confrontando- donne semplicemente “di sinistra”, e il Coordinamento donne
contro il razzismo, cui partecipano donne di diverse associazioni di
migranti e native, che si riunisce e ha un blog alla Casa internazionale
delle donne.

Insieme queste donne hanno manifestato davanti al Parlamento, nelle strade e
nei quartieri di Roma, all’interno dei cortei sindacali e delle iniziative
degli operatori sanitari, contro il pacchetto sicurezza, le norme inumane e
razziste contro l’immigrazione, l’uso strumentale della violenza contro le
donne per criminalizzare gli immigrati.

{{Cosa vogliamo comunicare}}

La nostra protesta rispetto ai mass media, in particolare contro i troppi
episodi di cattiva informazione, di fatto razzista, da parte del servizio
pubblico,della Rai.
_ Un esempio per tutti:

Il “biondino”, il “pugile”: i due rumeni accusati dello stupro alla
Caffarella: non solo erano innocenti, ma anche loro hanno un nome e un
cognome. Della serie: sbatti i mostri in prima pagina!

Ne deriva che se a stuprare è un italiano il misfatto non ha nazionalità, se
è un immigrato diventa subito etnico.

Questi i nostri slogan, detti a gran voce davanti alla Rai e distribuiti ai
passanti e ai dipendenti Rai:

{I migranti sono migranti non clandestini}
_ Ditelo alla Rai

{Contro la violenza degli uomini. Le donne insieme senza distinzioni}
_ Ditelo alla Rai

{Costruire terrore e paura: a chi giova?}
_ Ditelo alla Rai

{La libertà e la sicurezza delle donne non ha bisogno di soldati ma di buone relazioni sociali e di cura per la città}
_ Ditelo alla RaiI

Una ragazza violentata per anni in casa non fa notizia, una ragazza
violentata da uno straniero finisce in prima pagina. Chi decide la gravità della notizia?
_ Ditelo alla Rai

{Il vero accanimento è quello contro gli immigrati}
_ Ditelo alla Rai

{Lo stupratore non ha colore né nazione}
_ Ditelo alla Rai

{Vogliamo informazione e non xenofobia}
_ Ditelo alla Rai

{La Rai non è razzista… però.. Il problema è quel però}
_ Ditelo alla Rai

Chi ha paura di chi? Anche gli stranieri possono aver paura: Abdul aveva paura. I 6 ghanesi di CastelVolturno avevano paura. Emmanuel Bonsu Foster ha paura. Tong Hongsheng ha paura. Abu Kasher ha paura.
Sinhg Navte ha paura.
_ Ditelo alla Rai

Le parole sono pietre, provocano azioni e non si torna più indietro
_ Ditelo alla Rai

{{Immigrazione. Noi non abbiamo paura. RAI, dateci la parola per dirlo}}

Quel “ditelo alla Rai”, oltre ad essere il titolo della manifestazione, era
un ritornello che accompagnava le nostre proteste e proposte, le
sottolineava, le enfatizzava.

Cantavamo anche una canzone che, sull’aria di {Bocca di rosa}, parlava di
ronde e di clandestine.

Abbiamo {{chiesto un incontro al Presidente della Rai}}, Paolo Garimberti,
scrivendo che {{secondo noi una cattiva informazione}} “è quella che nasconde le vere cause dei fatti o ne mette in luce soltanto alcuni aspetti, manipola le vicende, si presta a un uso politico delle medesime.

Sul {{capitolo sicurezza, violenza contro le donne, immigrazione}} tutto
questo avviene in maniera abnorme e distorcente.
_ Confidiamo che il nuovo
Consiglio di amministrazione della Rai che lei presiede voglia intervenire a
modificare questo indirizzo, invitando tutti gli operatori ad attenersi alla
Carta di Roma, protocollo deontologico concernente richiedenti asilo,
rifugiati, vittime della tratta e migranti approvato dall’Ordine dei
giornalisti e dalla Federazione nazionale della stampa.”

Non ci ha ricevuto giovedì scorso, ma rimaniamo in attesa di essere
invitate.

La prossima settimana si discuterà alla Camera del disegno di legge su
sicurezza e immigrazione, ronde comprese, delazioni dei “clandestini” che si
recano in ospedale, comprese, impossibilità di sposarsi e denunciare i
propri figli all’anagrafe da parte delle coppie di “irregolari”, comprese,
una vita d’inferno per gli immigrati e le immigrate, compresa, una miscela
insopportabile di razzismo istituzionale e popolare.

Noi, ancora una volta, ci saremo.

{(a cura di Isabella Peretti)}