Ancora una volta ci chiedono che senso ha questa ricorrenza. Nessuno
fa la stessa domanda per il 1°maggio, chissà perché. Incroci sbagliati
del pensare simbolico? Comunque, rievocando la tradizionale risposta
delle donne che sarebbe carino rovesciare il valore evocativo sugli
altri 364 giorni, invitiamoci a raccogliere le forze perché, appunto,
il resto dell’anno sarà più difficile a causa dei pesi che si
scaricano sulle spalle femminili soprattutto nei tempi di crisi: per
tutti, perfino per alcune di noi, le donne sono l’ammortizzatore
sociale “naturale”.

Già da tempo{{ ragazze giovani si licenziano
rinunciando a un lavoro precario}} che serve spesso a pagare una badante per il nonno con l’Alzheimer, senza sapere che la frustrazione sarà
così grande da mettere a repentaglio gli equilibri familiari.

{{Anche
questa è violenza}}, come è violenza riconoscere la parità senza
“differenza”: ai tempi di Anna Maria Mozzoni si pretendeva l’uguale
pagamento delle tasse senza ritenere uguale il voto; {{oggi si chiede
il comune pensionamento anche se la carriera femminile è stata
danneggiata}} dai ritardi dovuti ai compiti familiari addossati a un
solo genere.

Ma in questi mesi del 2009 {{tutti i media hanno messo in rilievo la
violenza sessuale}}, con due operazioni di denuncia scorretta: {{è
ritornata la “donna-vittima” da tutelare}} (con le ronde pronte alla
difesa delle “nostre” donne) e {{si calca la mano sullo straniero}}, come
se non si sapesse che il maggior numero di violenze – pedofilia
compresa – si scatena all’interno della famiglia. Accade così che la
violenza è diventata il paradosso di una “violenza sulla violenza”.

Eppure sono passati davvero molti decenni da quando Freud ha insegnato
la connessione fra le pulsioni di vita e di morte e le violenze.
_ Perfino le donne che sono impegnate nei movimenti nonviolenti sanno
quanta sia la fatica di trasmettere la testimonianza di genere ai
maschi, capaci di rifiutare la guerra ma indifferenti alla
responsabilità di rispettare i “no” delle loro compagne.

Nella catena
dell’evoluzione {{l’uomo mantiene legami tutt’altro che deboli con il
rapporto predatorio sui corpi femminili}} e il diritto patriarcale di
proprietà sulla famiglia: il controllo sulla libertà altrui, la
mancanza di rispetto per la dignità femminile, il sesso espresso come
sopraffazione genitale, la reazione violenta verso chi uno dice di
amare non solo sono intollerabili in un regime di civiltà, ma sono un
limite a nominare la pace.
_ La pace per porre termine ai conflitti, la
pace sociale, la pace familiare reclamano la nonviolenza totale,
quella che nasce dal sopprimere l’ideologia dell’ “amico/nemico”
istintivamente radicata nei rapporti detti d’amore che possono
uccidere nel corpo e, con lo stupro (ripeto: anche domestico e
coniugale), nell’anima.