Quello che Obama non ha detto perché non lo sa è che sono le donne ad
avere la possibilità di cambiare il mondo, essendo al momento le sole a
comprendere il linguaggio della vita.Dalle pagine de “il paese delle donne” ormai da anni, grazie all’intelligente
disponibilità della redazione, cerco di sollecitare un confronto attorno a
questioni cruciali su cui il femminismo non solo nostrano si è arenato,
mostrando che è possibile uscire dall’impasse solo se reimpareremo a
guardare il mondo con i nostri occhi; quella con cui abbiamo a che fare,
infatti, non è la realtà come veramente è, ma l’interpretazione maschile
della stessa che le corrisponde ben poco.

Nonostante l’inarrestabile
erosione dei diritti faticosamente conquistati indichi in uno spostamento
radicale la possibilità di arrestare la caduta rovinosa e cambiare senso di
marcia, nessuna risposta è venuta, fino a quando{{ [Paola Zaretti->http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article2785]}} ha deciso di
interloquire su uno dei nodi più aggrovigliati. La ringrazio per la sua
apertura e il suo coraggio che, comunque, avevo colto leggendo i suoi
precedenti interventi, tanto che avevo già deciso di rispondere all’appello
lanciato in {Care compagne.di viaggio}, anche se non abito proprio a Padova ma
a metà strada tra Padova e Venezia.

Io credo che un confronto vero, non compromesso da pregiudizi di sorta, sia
possibile fra noi donne solo se recupereremo consapevolmente il nostro
approccio cognitivo, il solo capace di dar conto di una realtà complessa e
connessa – qual è soprattutto quella vivente – perché capace di contenerla
integralmente, senza operare indebiti frazionamenti e opposizioni.

La
differenza proposta da Paola Zaretti tra “{{bilinguismo salvifico}}” di Kreyder
che, muovendosi tra lingua interna e linguaggi esterni, dovrebbe ridare voce
alle donne, e “{{binarismo oppositivo}}” che rientra, invece, nella “logica
bivalente e disgiuntiva tipica delle opposizioni binarie”, mi consente di
chiarire meglio la superiore affermazione.

Nel “bilinguismo salvifico”
Zaretti vede all’opera “il concetto di ambivalenza” in grado di collocarlo
in una “dimensione sincronica”, diversa da quella “diacronica binaria del
o-o, del dentro o fuori, interessata all’assorbimento-eliminazione di uno
dei due contrari.conforme, invece, alla logica della conservazione dei due
contrari in quanto contrari in uno”.

Ora, quando parliamo di “ambivalenza”
ci soffermiamo comunque su due termini contrari, assolutizzandoli.
Naturalmente la mente femminile, che “sopporta” e contiene la complessità,
non può non riconoscere i contrari, essa però non li scorpora alla maniera
maschile, ma li assume in uno alle innumerevoli variabili che li
attraversano e li influenzano, significandoli.

Nella fattispecie “{{le parole di fuori}}”, antitetiche alla “memoria profonda
di sé”, non possono né debbono essere conservate, vista la profonda
irrazionalità dei “linguaggi della vita sociale, del lavoro, delle
istituzioni”, dovuta proprio alla discontinuità con i bisogni profondi del
genere umano. Istituzioni funzionali al dominio e disfunzionali alla vita
nascono da una mente che non solo assolutizza i contrari, ma li vede dove
non ci sono. {{Come possono, infatti, natura e cultura essere termini
antitetici?}} Nessuna cultura è possibile senza natura, tant’è che la cultura
maschile è il portato della parzialità del punto di vista sul mondo che il
maschio mutua dalla parzialità della sua esperienza in natura. La
ristrettezza della sua visione sarebbe superabile in buona parte se non
fosse per l'”invenzione” di un’altra improbabile antitesi, quella tra
femmine e maschi. Mi chiedo come può l’uomo essere il contrario della donna
se ne è il figlio e se la sua esistenza è giustificata dalla necessità di
supportare l’immane compito femminile di conservazione e sviluppo della vita
sulla terra.

Essendo un vivente come la madre, anche il figlio dovrebbe essere
interessato a preservare la propria specie, insieme alle altre a cui è
indissolubilmente collegata, ma il perseguimento di tale fine è estraneo,
come sappiamo, al governo delle comunità androcentriche, votate al contrario
all’annientamento della vita sul pianeta. L’unico scopo del maschio è l’
acquisizione di un potere che gli consenta di conquistare una impossibile
primazia, scopo che insegue ciecamente, senza riflettere sul fatto
elementare che il possesso e la conservazione della vita sono il necessario
presupposto di qualunque desiderio e della sua possibile realizzazione.

Capire l’origine della cecità che causa, come osserva giustamente Zaretti,
“quelle gravi patologie maschili” produttrici di “veri e propri
genocidi.ogni giorno, dentro e fuori la famiglia”, è compito di una nuova
gnoseologia atta a consentirci di {{uscire dalla “dimensione del due”,}}
immettendoci in una dimensione più ampia di cui il due partecipa. Una {{nuova
teoria della conoscenza}}, pronta ad immettere linfa vitale a tutti i saperi
resi asfittici dal pensiero maschile e ad indirizzare correttamente la
prassi da cui nasce e da cui non si può separare, è oggi a nostra
disposizione. “Yes, we can” ha detto {{Obama,}} appena eletto presidente degli
Stati Uniti. {{Quello che non ha detto perché non lo sa è che sono le donne ad
avere la possibilità di cambiare il mondo}}, essendo al momento le sole a
comprendere il linguaggio della vita.