Riprendiamo da Aprile on line, la lettera aperta di giovani nati/e negli anni 80 che avrebbero voluto una manifestazione di donne e uomini; alla lettera risponde con “Perché una manifestazione di sole donne” Olivia Fiorilli riproponendo le motivazioni già espresse nel nostro sito (http://www.womenews.net/spip3/spip.php?article1202){{Con questa lettera ci rivolgiamo alle organizzatrici e alle partecipanti del corteo contro la violenza sulle donne di sabato 24 novembre}}.

Abbiamo sentito l’esigenza di scriverla in quanto {{figli di una generazione attraversata dalla rivoluzione sessuale e partecipe delle lotte per l’emancipazione femminile}}. Giovani nati negli anni ’80, fino a pochi giorni fa determinati a prendere parte a quella che vedevamo come una grande manifestazione contro la violenza maschile sulle donne, ed oggi delusi dalla mancata opportunità di realizzare un’iniziativa di partecipazione pienamente democratica.

{{Quelle lotte che ci hanno preceduto}}, ci hanno trasmesso la consapevolezza delle reciproche differenze, ma anche l’inalienabilità della parità di diritti ed opportunità. Siamo cresciuti nella convinzione che uomo e donna siano due entità complementari e che il cambiamento culturale necessario si possa produrre solo attraverso l’azione comune.

{{Una società migliore}}, a nostro parere, nasce da percorsi comuni e costruiti ‘insieme nella diversità’, percorsi che cerchiamo di praticare nel quotidiano, rifiutando la logica del conflitto e accogliendo quella del dialogo. La trasformazione culturale, per approdare ad un nuovo modello di convivenza fra donne e uomini, passa dalla condivisione degli obiettivi e dalla comunanza delle lotte. Se di battaglia culturale si tratta, allora bisogna combatterla insieme.

Sappiamo che la manifestazione rappresenta {{la conclusione di un percorso nato nelle assemblee femministe,}} che però non è rimasto un momento di dibattito interno perché si è esteso alla società civile e si è rivolto anche ad istituzioni e numerose realtà associative. Per questo riteniamo che sarebbe stata giusta e democratica la partecipazione di tutte e di tutti alla manifestazione.

{{Come uomini sentiamo nostra l’esigenza di intervenire sullo squilibrio nei rapporti di genere}}, per realizzare forme più giuste di relazione sociale. Avremmo voluto essere in piazza sabato accanto alle nostre amiche, compagne, madri e sorelle non per porci come protagonisti né “invasori”, ma come soggetti coinvolti, sensibili e consapevoli. Vogliamo diffondere un messaggio diretto ai nostri coetanei che troppo spesso, adagiandosi sul silenzio, perpetuano indifferenza e discriminazione.

{{Come donne riconosciamo l’importanza di moltiplicare spazi e momenti di condivisione esclusivamente femminili}}, e pensiamo che soprattutto grazie a questi si sia potuto sviluppare un confronto più esteso.

E proprio nel momento in cui un problema come quello della violenza sulle donne, fino ad oggi relegato alla sfera femminile, si fa finalmente tematica sociale, pensiamo che scendere in piazza insieme agli uomini avrebbe segnato un traguardo nella presa di coscienza collettiva e nel processo di trasformazione della società.

La violenza sulle donne non deve più essere considerata una questione di genere ma {{un problema che riguarda tutti, uomini e donne}}.

{Ragazze e ragazzi per manifestare insieme}