Pubblichiamo il testo del contributo dell’AFFI al gruppo di lavoro che ha preparato per il Ministero Pari Opportunità la documentazione per
la 51 Conferenza ONU sullo stato delle donne. Fa ben sperare la volontà dichiarata dalla ministra Pollastrini di procedere attraverso un confronto intenso con tutte le associazioni femminili e femministe per valorizzare le esperienze e le aspettative di tutti i soggetti interessati. Le {{associazioni della Casa internazionale delle donne hanno sottoscritto una piattaforma programmatica}}, nella quale si prende atto che la vita delle donne in Italia è segnata da una vera e propria emergenza democratica (Cfr. [L’Italia che verrà. Un nuovo patto tra donne e uomini per la democrazia nel XXI secolo->http://www.womenews.net/archivio/?exec=articles&id_article=145]) per l’arretramento degli ultimi anni, quando i valori dello stato sociale hanno lasciato il campo a battaglie ideologiche, mentre i processi di precarizzazione del lavoro hanno reso incerto il futuro di molte giovani, soprattutto nel sud del paese.

E’ {{necessario un nuovo patto sociale}} che rifondi la democrazia e l’assetto istituzionale, con una nuova idea di cittadinanza, a partire dal riconoscimento dei due generi e dal superamento di ogni gerarchia fra i sessi. Solo attraverso questo nuovo patto l’Italia potrà riconoscere le proprie potenzialità e cercare le forme di giustizia sociale, interagendo con i laboratori dei paesi del nord europeo, del mediterraneo e nei movimenti delle donne del sud del mondo.

{{ Il sostegno al protagonismo ({empowerment}) delle donne}} nella società e una accezione che intende il tema della differenza tra i sessi come criterio operante nella politica permetterebbe di superare una concezione angusta di “pari opportunità” e di prefigurare una democrazia partecipativa, conflittuale e creativa.
_ {{Le pari opportunità}} non sarebbero più solo un’esigenza dei cittadini/e ma una garantite come un dovere di istituzioni, imprese, società, enti locali, come accade in altri paesi europei. Tale visione permette di {{costruire la possibilità per le soggettività femminili e femministe}} di esprimere liberamente la loro visione della attuale congiuntura dell’umanità e di portare contributi sostanziali alla strategia dell’{empowerment} e del {mainstreaming} che attualmente orientano le relazioni istituzionali di genere all’interno delle Nazioni Unite. Il nuovo patto sociale deve avere ricadute non solo giuridiche e istituzionali, ma anche sociali e pratiche su tutta la vita associata, a partire dal riconoscimento alle donne di responsabilità e diritti propri, quali i diritti riproduttivi, e il riconoscimento anche economico del valore della riproduzione biologica e sociale.

Nella nota seguente si fa riferimento in particolare ai temi in agenda nella 51^ Commissione sulla condizione delle donne e cioè:

– Realizzazione degli obiettivi strategici e azioni nelle aree critiche; nuove misure e iniziative: {{eliminazione di ogni forma di discriminazione e di violenza sulle bambine}}: La discriminazione e la violenza contro le bambine è un aspetto (il più odioso) della generale discriminazione e violenza contro le donne, diffusa in tutto il mondo, come elemento strutturale di un sistema patriarcale, nel quale le donne e le bambine sono considerate in funzione degli uomini e della loro affermazione, quasi un loro possesso.
_ In questo quadro è evidente come le pur necessarie iniziative repressive non siano sufficienti a scardinare un aspetto che rimane strutturale di tutte le società. Per una trasformazione radicale, sono necessarie invece {{azioni più ampie, a cominciare dalla cultura e dall’educazione, oltre che dalla lotta alla povertà e all’esclusione sociale}}.
_ Per troppe bambine e bambini, i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sull’infanzia non sono neanche lontanamente realizzati; il {{diritto alla salute e ad essere educate}} dai propri genitori è negato alle {{bambine dei rifugiati politici}} o {{dei chiedenti asilo}}, mentre l’allargarsi dei teatri di guerra esclude persino il diritto alla vita, a crescere, a giocare, a essere istruite. Gli {{abusi sessuali}}, sia negli spazi privati familiari, che nei campi dei rifugiati o nelle zone di guerra segnano lugubremente la vita di troppe bambine, e la prostituzione minorile rappresenta tuttora un mercato fiorente per il turismo sessuale e non solo.

Come già opportunamente messo in risalto (ad es. nel documento del dicembre 2006 della Lobby europea delle donne) è urgente mettere in atto azioni che contrastino le discriminazioni e le violenze alle bambine con particolare attenzione alle seguenti aree:

– {{Educazione}}: Il tema è di grande importanza soprattutto per molti paesi del Sud del mondo , dove l’impegno italiano per l’educazione delle bambine deve essere più sostanzioso.
_ {{In Italia}} invece occorre non solo garantire l’accesso alla scuola primaria e secondaria, ma combattere tutti gli stereotipi sessisti nel linguaggio dei libri di testo e nelle discipline.

– {{Contrastare tutte le forme di violenza dei ragazzi contro le ragazze}}, dal bullismo ai comportamenti persecutori e razzisti, attraverso campagne di educazione e di critica dei modelli maschili violenti. Per affermare il diritto delle bambine/i ad una crescita equilibrata {{va applicata la legge che esclude le detenute con figli piccoli dal carcere}}, e vanno organizzati i servizi territoriali e residenziali previsti.

– {{Contrasto alle pratiche tradizionali e alle ideologie religiose che di frequente penalizzano il corpo delle bambine, la loro crescita e la loro salute}}. Soprattutto nei paesi di immigrazione è importante che nella scuola pubblica si confrontino le differenze culturali, e che le minori possano avere una protezione delle istituzioni pubbliche, soprattutto a fronte di comunità culturali e religiose non rispettose delle libertà individuali delle bambine e delle donne.
_ Occorre dunque un approccio più generale all’insieme delle relazioni tra i generi in ciascuna cultura, gestito attraverso un dialogo con le donne di etnie e culture diverse. Senza “relativismo” ma con la consapevolezza delle condizioni materiali di vita dall’interno di ciascuna etnia. Questo vale anche e soprattutto per le {{grandi campagne come quella contro le mutilazioni genitali femminili}}

– E’ nella {{scuola pubblica}}, inoltre, che possono trovare accoglienza, ascolto ed elaborazione le diverse storie personali e le memorie, spesso traumatiche, delle bambine provenienti da altri paesi o vittime di scenari di guerra. L’attenzione alla composizione delle diverse memorie, individuali e collettive, è compito precipuo della scuola dei nostri tempi e delle altre agenzie formative, in quanto sedi di formazione delle personalità, con la loro complessità emotiva e le potenzialità conoscitive; si raccomandano dunque azioni mirate a cogliere e a sostenere la delicatezza di questo aspetto nella formazione delle bambine.

– {{Attenzione alla salute e ai diritti riproduttivi}}, attraverso una appropriata educazione sessuale, e una maggiore informazione sui rischi del virus HIV e una lotta alle MGF.
_ {{La legge approvata dal precedente governo contro le MGF è ideologica}}, e quindi può anche essere dannosa, come hanno detto in più occasioni molte associazioni di donne immigrate, anche perché la legislazione italiana già contiene gli elementi di repressione e di punizione delle pratiche di mutilazione. Va invece {{privilegiato un percorso di ascolto e di accompagnamento delle donne e delle bambine}}, attraverso un potenziamento dei servizi e dei consultori familiari, come sostegno alla libertà e alla integrità fisica e psicologica delle bambine e delle donne.

Questioni nuove, tendenze e nuovi approcci dei problemi che condizionano negativamente la condizione delle donne e l’uguaglianza tra i sessi: {{il ruolo degli uomini nella lotta alle discriminazioni di genere}}

Al primo punto in Italia dovrebbe essere quello di {{riconoscere il ruolo di una rappresentanza tra i sessi più equilibrata}} mentre nei paesi del Sud del mondo dovrebbero essere {{presi in considerazione i saperi delle donne}} e le loro capacità anche assicurando forme di democrazia partecipativa basata sull’associazionismo femminile e sulle reti transnazionali delle donne.

{{Il sistema del welfare}} deve rispondere ai nuovi bisogni delle società moderne (i flussi migratori, la frammentazione delle reti familiari, la discontinuità dei cicli di vita, l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, l’invecchiamento della popolazione…) e deve essere caratterizzato da un ingente investimento sulle persone (diritto al sapere, alla formazione permanente, al benessere, a un sistema di tutele..) e sulle nuove forme di organizzazione della vita , ovvero sulle coppie di fatto e su relazioni alternative alla famiglia patriarcale . Deve essere improntato a un’idea di stato laico, che sappia riconoscere le differenze e non discrimini le prestazioni e i diritti delle persone in base alle loro scelte affettive o di convivenza.

E’ necessaria l’introduzione di un sistema di norme e diritti complessivamente alternativo alla precarizzazione
– incentivazione di forme di lavoro stabile,
– contrasto al lavoro nero e ad un uso distorto del part time,
– inserimento di ammortizzatori sociali per tutelare le persone nelle situazioni di crisi e di cambiamento del lavoro
– maggiore stabilità e qualità del lavoro

{{Alcuni punti per favorire il mainstreaming delle tematiche di genere}}

Per incentivare il lavoro femminile e nello stesso tempo arrivare a una vera e sostanziale condivisione delle responsabilità familiari occorre:
– {{garantire i livelli di reddito}}, il diritto alla formazione e la copertura contributiva durante i congedi di maternità, parentali, familiari.
– {{sostenere le imprese}} che contrattano misure condivise di flessibilizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro
– {{realizzare la totalizzazione dei contributi}}; la non penalizzazione del part-time ai fini pensionistici; la riduzione a un importo pari all’assegno sociale della soglia per poter avere la liquidazione della pensione prima dei 65 anni; l’estensione ai lavoratori parasubordinati dell’insieme dei diritti sociali, a partire da una piena tutela in materia di malattia, maternità, congedi, infortuni, indennità di disoccupazione e sostegno al reddito; il sostegno ai bassi redditi, sia fiscalizzando tutta o parte della contribuzione, sia rafforzando il loro rendimento ai fini pensionistici.
– {{estendere alle donne immigrate}} in possesso di permesso di soggiorno (e non della carta di soggiorno) il diritto all’assegno di maternità, invalidità civile, congedi parentali, ecc., a tutte le prestazioni di natura non contributiva, ossia assistenziali.
– {{in particolare per le donne meridionali}}, erogare un reddito di inserimento che garantisca accesso alla formazione e al mercato del lavoro ed estendere diritti e prestazioni di sicurezza sociale anche ai periodi di non lavoro.
– {{garantire che il livello minimo delle prestazioni}} sia adeguato a un dignitoso tenore di vita (vedi, in particolare, gli assegni di maternità per le disoccupate o inoccupate o anche per alcune tipologie di lavoratrici atipiche e autonome che oggi sono irrisori, anche quando sono garantiti).

{{ Microcredito e imprenditrialità}}

Per quanto riguarda il lavoro autonomo e l’imprenditorialità, {{le donne devono essere sostenute quando scelgono di creare e sviluppare una impresa}} attraverso attività e servizi di assistenza tecnica,di formazione, e finanziamenti per favorire percorsi e progetti di qualità. A tal fine la legge 215 del 1992 va corposamente rifinanziata, snellendo ulteriormente le procedure burocratiche, inserendola in un complesso di leggi e provvedimenti a livello nazionale,regionale e locale volti a facilitare da parte delle donne l’accesso alle risorse finanziarie sia in forma di contributi a fondo perduto che di credito.
In particolare {{vanno promosse ed estese, con un impegno congiunto di istituzioni locali e soggetti finanziari, forme di microcredito alle donne}}, favorendo idee e progetti che portino cambiamenti e soluzioni innovative alla vita delle comunità locali o che puntino a ridare a donne in situazioni di difficoltà piena autonomia economica. di impresa, con un’attenzione particolare al Mezzogiorno. Sono da incentivare le forme di sostegno all’occupazione femminile autonoma da parte non solo dello stato, ma anche degli enti locali come ad esempio di “prestiti d’onore “ per le giovani donne che soffrono di una doppia discriminazione nell’accesso al mercato del lavoro.

{{Il mondo dell’agricoltura}} offre un esempio di una nuova solidarietà e di una nuova parità. La presenza femminile nell’economia agricola è un fatto, che richiede tuttavia misure per il pieno riconoscimento della risorsa costituita dalle donne per l’agricoltura e per la società. Le donne inoltre hanno espresso una forte soggettività e coscienza critica sulla gestione dei beni comuni quali l’acqua, il suolo, le risorse energetiche, il paesaggio e l’ambiente.

Una simile impostazione può essere proposta anche in sede Nazioni unite dove l’approccio all’imprenditorialità femminile e al microcredito non dovrebbe tenere in conto solo l’aspetto economico, ma anche una visione “multidimensionale” dei ruoli e dei compiti che le donne rivestono nelle economie di sussistenza, soprattutto nelle aree di conflitto e post conflitto. Si tratta di favorire non solo l’accesso ai crediti, ma anche la presenza delle donne nei luoghi dove si decidono i finanziamenti, soprattutto a livello di comunità.

{{Maggiore attenzione alla Cedaw}}

Ci deve essere una maggiore conoscenza e dialogo tra istituzioni e società sugli impegni internazionali dell’Italia e sui rapporti che vengono preparati sulla situazione delle donne in Italia, ad esempio il rapporto che ogni due anni viene mandato alla CEDAW. Infatti per statuto la CEDAW prevede che ci siano anche i rapporti della società civile.

{{Contro le discriminazioni}}

Per dare piena attuazione al principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione – allargandolo ai cittadini e alle cittadine immigrati – e alle normative europee, affrontando il divieto di discriminazione per tutte le cause collegate alle differenze di sesso, di razza o origine etnica, di religione o convinzioni personali, di opinioni politiche, di disabilità, di età, di orientamento sessuale, di condizioni personali o sociali si propone di:

– {{Costituire una Authority contro le discriminazioni di genere}}, recuperando l’articolazione territoriale (consigliere di parità rafforzate dal rapporto con l’Authority centrale e con gli enti locali).
– {{Rivedere il Dlgs 276/2003}} nella definizione del divieto di discriminazione (art 10) che permette eccezione troppo ampie
– {{Rivedere ruolo e regolamentazione delle agenzie del lavoro}}.

{{Impegni a livello europeo}}

– {{Adozione di politiche macroeconomiche}} che contribuiscano a rilanciare lo sviluppo sostenibile e maggiore intervento pubblico a sostegno di innovazione ricerca, infrastrutture , trasporti , servizi
– {{Legislazione di regolamentazione dei lavori atipici}} e miglioramento della legislazione esistente in materia (miglioramento direttiva su tempo determinato, miglioramento proposta su interinale)
– {{Rilancio e maggior fondi per Cooperazione allo sviluppo}} e all’interno di questi per la promozione dei diritti delle donne.
– {{Politiche migratorie meno restrittive}}.
– Superare i ritardi e le disattenzioni in ambito europeo, oltreché italiano, al problema, politico più che umanitario, del {{diritto d’asilo}}, riconoscendo alle donne la persecuzione per motivi di genere come motivo che dia diritto all’asilo (si veda la ricerca, finanziata dalla Commissione dell’UE “Refugee women hoping for a better future”)
– Sostegno alla campagna in atto per la riapertura della discussione sulla proposta di istituire la {{cittadinanza europea basata sulla residenza anziché sulla cittadinanza nazionale}}.

{{Sviluppo e qualificazione dei servizi sociali}}

– {{Realizzazione di una rete di asili nido}} per il raggiungimento dell’obiettivo dell’UE della copertura del 33% del fabbisogno entro il 2010 (oggi siamo attorno al 7-8%)
– {{Sviluppo dei servizi per gli anziani e le persone non autosufficienti}}, dei servizi di sostegno alle famiglie che si fanno carico dei non autosufficienti e dei disabili, soprattutto in termini di assistenza pubblica domiciliare, anche attraverso un welfare mix di pubblico e privato che preveda l’inserimento delle assistenti familiari immigrate e native all’interno della rete di servizi del welfare locale, contributi alle famiglie per la loro regolarizzazione, ecc.; estensione di questi contributi anche per colf e baby sitter
– {{Politiche locali dei servizi, dei tempi e degli orari}} che favoriscano la conciliazione tra tempi di lavoro, di cura e di relazione, e la condivisione delle responsabilità famigliari, attraverso il miglioramento della tipologia e dell’accesso ai servizi, la flessibilità e la diversificazione degli orari, il miglioramento del sistema dei trasporti pubblici e l’ottimizzazione dei tempi della mobilità
– {{Sostegno e rilancio della rete dei consultori familiari pubblici}}: diffusione nel territorio, incremento del personale specializzato, ammodernamento delle attrezzature, affinché i consultori possano svolgere la loro funzione di prevenzione e di sostegno alla salute riproduttiva, senza essere oggetto di pressioni, interventi e interferenze politiche ed ideologiche
– {{Deducibilita’ dall’IRPEF}} delle spese per la cura della famiglia
– Rafforzamento della {{politica di genere nel settore sanitario}};
– {{Miglioramento dei servizi sanitari}} e del relativo accesso, in particolare per le donne immigrate;
– {{Formazione degli operatori sociali e sanitari}} al rispetto delle varie religioni e culture e a tutela e cura della salute, anche in relazione a un’utenza immigrata.